Martedì 27 Settembre 2022 | 01:11

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Punti di vista

Salsa, grande rito (quasi) perduto

salsa di pomodoro

In questi giorni qui, sulla linea di confine tra agosto e settembre, scatta un po’ di nostalgia

21 Agosto 2022

Erica Mou

Fare la salsa. Riunire il nucleo familiare o la famiglia intera con tanto di orbite e satelliti o famiglie percepite senza vincoli di sangue, per fare la salsa. In questi giorni qui, sulla linea di confine tra agosto e settembre, scatta un po’ di nostalgia per una tradizione faticosissima che in molte case si è persa e che alcuni stoici portano ancora avanti.

Comprare quintali di pomodori, lavare le bottiglie di vetro con l’acqua bollente, lavarle ancora per essere certi, lasciarle capovolte a sgocciolare e trasportarle poi in macchina, coperte dai lenzuoli, sentendone il tintinnio ad ogni curva per poi tirare un sospiro di sollievo nel ritrovarle intatte all’atteso arrivo in campagna. Selezionare i pomodori migliori, lavarli, lasciare agli uomini il compito di accendere il fuoco e poi tuffare gli ortaggi in pentoloni immensi dove condirli e guardarli spaccarsi. Scolare, macinare, assoldare i bambini per tenere ferme le bottiglie mentre il fiume compatto che scende dall’imbuto le tinge di rosso, tappare bene anzi benissimo per evitare uno scoppio improvviso in seguito che vanifichi il lavoro.
Avvolgere il tutto nei giornali di notizie passate, ribollire per sterilizzare.

Le mosche, quante mosche. Il caldo dal sole, dalla terra e dal fuoco. La pulizia di tutti quegli arnesi e dei vestiti inevitabilmente macchiati. Ma ne vale la pena se spesso i pomodori non sono neanche i tuoi e chissà in che terra e con che acqua e prodotti sono cresciuti? Poi però c’è la faccenda del rito, di assaggiare la prima bottiglia insieme, di sfruttare il fuoco per una cena improvvisata, di ritrovarsi a litigare per le stesse cose, di darsi un appuntamento con i tempi della natura, un anniversario di mezza estate che si aggiunge a quello dato prima alle mandorle o poi all’uva, al vincotto, ai dolci natalizi.
“Che facciamo oggi?” Questa frase ci porta quasi sempre a fruire di esperienze e molto meno spesso a creare qualcosa, a condividere un’impresa, a guardare un piccolo risultato di cui andar fieri perché figlio di uno sforzo collettivo che sa trasformare.

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