Lunedì 12 Gennaio 2026 | 17:34

Il corsivo ultimo baluardo dell’umanesimo

Il corsivo ultimo baluardo dell’umanesimo

 
Loredana Perla

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Loredana Perla

Il corsivo ultimo baluardo dell’umanesimo

È notizia di questi giorni: l’Unesco ha presentato un progetto per salvaguardare la scrittura manuale corsiva minacciata dall’abuso della scrittura digitale

Lunedì 12 Gennaio 2026, 14:31

È notizia di questi giorni: l’Unesco ha presentato un progetto per salvaguardare la scrittura manuale corsiva minacciata dall’abuso della scrittura digitale. Gli insegnanti lo sanno e possono confermarlo: la scrittura digitale va sostituendo la scrittura manuale corsiva sulla scia di quanto già avvenuto oltreoceano (negli Stati Uniti) molti anni fa. Specie nelle aule di scuola superiore si registra un uso improprio dello stampatello, sebbene allo stampatello si debba ricorrere solo nei casi di presenza di disturbi specifici di apprendimento. Invece sapete cosa accade? Che lo stampatello viene sempre più usato dagli studenti che non hanno alcun problema di dislessia o disgrafia. Un caso, mi verrebbe da dire, di «deriva» dell’inclusione: una pratica compensativa di un disturbo specifico estesa inopinatamente a tutti! Ma non è così che funziona. Ed è arrivato il tempo di dire le cose come stanno.

Già molto tempo prima dell’avvento della scrittura digitale si era dato l’ostracismo alla calligrafia, cioè all’apprendimento della «bella scrittura», stigmatizzata come pratica costrittiva della libertà dello studente. Che gigantesco errore educativo. Giorni fa mi è capitato di sfogliare i quaderni di scuola dei miei nonni, le loro lettere e cartoline d’amore scambiate da fidanzati: quanta grazia in quelle scritture minute, colme di arte e bellezza. Per millenni la scrittura manuale è stata un autentico lavoro dello studente, una «giacitura» irreversibile. Ogni testo scritto richiedeva lentezza ed esercizio, appunto, manuale.

L’errore comportava cancellature, sostituzioni di pagine, brutte copie che diventavano, con pazienza, «belle» e «bellissime» copie. La manualità richiesta dal lavoro di scrittura corsiva era avvalorata da tutti i grandi pedagogisti della storia.

A un certo punto ha preso il via la stagione delle decostruzioni di tutto ciò che potesse lontanamente «attentare» alla spontaneità espressiva dello studente. L’ostracismo alla calligrafia ha finito col lambire anche la scrittura manuale corsiva, ultimo baluardo a difesa della bella scrittura. Forse non tutti sanno che il corsivo è la forma di scrittura a mano più evoluta, quella in cui le parole sono eseguite con il minor numero di tratti e sollevamenti di penna, consentendo al pensiero di fluire sul foglio. Armonia di scrittura e armonia di pensiero collimano: la mano con la penna danza nello spazio bianco della carta.

Studi neuroscientifici hanno dimostrato che lo scarso utilizzo della scrittura corsiva in età infantile compromette lo sviluppo del coordinamento oculo-manuale e il benessere psicologico dei bambini. Anche la lettura su carta ne risulta compromessa. La qual cosa ha indotto la ministra svedese dell’istruzione, Lotta Edholm, a ricredersi sulla scelta della Svezia di abbracciare pionieristicamente la scuola digitale. In Svezia si fa marcia indietro. Due tendenze, dunque, - abuso del digitale e abuso dello stampatello nella scrittura manuale e digitale - che hanno mosso il Ministro Valditara a una strategia mirata di interventi protettivi: dal divieto dell’uso dello smartphone in aula ai programmi della scuola dell’obbligo laddove, per la prima volta, viene dedicato un capitolo approfondito alla scrittura corsiva e ai valori umanistici ch’essa esprime.

Scrivere a mano e in corsivo e leggere su carta sarà il modo migliore per preservare l’intelligenza dei bambini sin dai primi anni di frequenza della scuola.

A questo punto consentitemi una breve digressione di campanile. Non tutti sanno che a Bari, trent’anni fa, nell’Università degli Studi Aldo Moro, un pedagogista visionario preconizzò il tempo in cui la scrittura manuale sarebbe diventata l’ultimo baluardo a difesa dell’umanesimo. E istituì una scuola di didattica della scrittura, la prima in Italia. E fondò una rivista, Quaderni di didattica della scrittura. Quel tempo è venuto. E se l’Unesco oggi si interessa di salvaguardia di scrittura corsiva il mio pensiero di allieva non può non correre a colui che quella scuola volle, il professor Cosimo Laneve. Da Sud (e da questa grande Università del Mezzogiorno) Laneve ha saputo parlare al mondo di scrittura, tracciando la direzione. Quella giusta.

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