Domenica 18 Gennaio 2026 | 15:35

L’acciaio prodotto a Taranto con il ferro, il carbonio, il silicio e anche la vita di alcuni operai

L’acciaio prodotto a Taranto con il ferro, il carbonio, il silicio e anche la vita di alcuni operai

 
giuse alemanno

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giuse alemanno

La vicenda dell’ex Ilva e gli effetti perversi delle privatizzazioni

L’incidente mortale che ha coinvolto Claudio Salamida ha provocato in me rabbia, prostrazione e smarrimento: sentimenti non idonei alla scrittura

Domenica 18 Gennaio 2026, 13:19

I tumulti producono cattiva scrittura. La perdita di controllo a cui l’intensità emotiva conduce, genera espressioni di nessuna qualità. L’incidente mortale che ha coinvolto Claudio Salamida ha provocato in me rabbia, prostrazione e smarrimento: sentimenti non idonei alla scrittura. Ho avuto bisogno di tempo per tornare a ragionare, per ciò che mi è concesso quando il senno è indotto a latitanza forzata. Così ho osservato, con l’attenzione che il mestiere delle parole genera, cercando di sfuggire all’analisi magniloquente dell’ovvio e alla ripetizione pedissequa di banali luoghi comuni.

Per certi casi, nulla è meglio dell’aridità della sintesi: per espletare le sue mansioni lavorative, Claudio Salamida ha attraversato una passatoia posta al quinto piano dell’Acciaieria 2, che si è staccata sotto i suoi piedi. È caduto sul piano sottostante ed è morto. La zona inerente i due piani della struttura industriale è stata successivamente sequestrata. La conseguente inchiesta per omicidio colposo individuerà le responsabilità, qualora fossero riscontrate. Sul registro degli indagati ci sono già diciassette nomi. La giustizia dei tribunali deciderà in merito, nei tempi e nei modi noti a chiunque.

Tutto qua, gentili lettori. Non sto scherzando: è davvero tutto qua. Resiste, però, sui giornali economici la notizia della maxi causa da oltre sette miliardi di euro intentata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia contro ArcelorMittal, che cambia l’equilibrio finanziario del polo siderurgico tarantino rendendolo più appetibile agli ipotetici nuovi acquirenti.

La vicenda relativa alla morte di Claudio Salamida fa già parte del passato inevitabile, stabilente che la produzione dell’ex Ilva di Taranto è composta da un impasto unico nel suo genere e che prevede componenti peculiari: oltre a ferro, carbonio, silicio, manganese e zolfo, serve la vita di alcuni operai, la salute di tanti di loro, la mortificazione degli abitanti di intere città, il degrado ambientale di un ampio territorio e la collera impotente del sottoscritto. Una indignazione accresciuta dalla consapevolezza che i responsabili della disgrazia mortale che ha tolto la vita a Claudio Salamida non sono solo quelli iscritti nel registro degli indagati. Per loro è riservato l’alto compito a cui è chiamata la magistratura.

Ma le disgrazie sui luoghi di lavoro non possono essere circoscritte in un ambito così ristretto. Se la priorità di quello che è diventato gran parte del mondo imprenditoriale italiano è solo il profitto, a discapito della sicurezza dei lavoratori, le vittime del lavoro tricolori sono un effetto inevitabile. Da gennaio a novembre 2025, le cosiddette “morti bianche” in Italia sono state mille e dieci, più di tre al giorno. E il 2026 si è aperto con la morte di Claudio Salamida, dipendente dell’ex Ilva di Taranto.

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