«Sai a cosa serve ciò che scrivi? A niente. Il monitoraggio settimanale su Taranto e provincia che propini ai lettori, ti ha trasformato in un grillo parlante, un ortottero grande, grosso e petulante di cui nessuno sente l’esigenza. A chi vuoi che importino le tue opinioni sull’ex Ilva, sulle varie emergenze tarantine, sul turismo, sulla criminalità, sul traffico e su tutto quello che ti è passato per la testa negli ultimi tre anni? Non parliamo, poi, di cultura! Quello è il tuo approdo di illusioni preferito! Ancora a perdere tempo per star dietro alle fantasticherie stai? Ancora non lo hai capito? Se a Piazza della Vittoria torturassero un pedofilo in pubblico e, contemporaneamente, a Piazza Garibaldi un fine dicitore declamasse sonetti di Shakespeare, dove accorrerebbe la gente? A godere, rabbrividendo, delle urla di dolore del violatore di fanciulli o a nutrire l’anima con le parole eterne scritte dal Bardo dell’Avon? Tu li vorresti tutti a emozionarsi dalla conclusione del Sonetto 18: “Finché uomini respireranno o occhi potran vedere/queste parole vivranno, e daranno vita a te.” Invece partirà il conto alla rovescia, modello Capodanno, scalando i denti che saranno strappati a colpi di tenaglia, uno dopo l’altro, dalla bocca dell’abusatore di minori. Trentadue, trentuno, trenta … e fuochi artificiali per il finale. GiuseAlema’, fattene una ragione: sei inutile!».
Piovono critiche, gentili lettori. Circostanziate, acide e spudorate – sì - ma sempre critiche sono! Fanno parte degli altri Punti di vista, magari selvaggi, ma che vantano un diritto alla visibilità uguale a quelli che firmo. I complimenti fanno piacere, ma le critiche sono illuminanti. Rischiarano sentieri mai percorsi. E quelle che mi sono pervenute hanno il sapore del disincanto radicale, della perdita di ogni speranza. Con una aggravante: dietro alla sagoma grande, grossa e petulante del vostro grillo parlante preferito è nascosta la riprovazione stereotipata nei confronti degli abitanti della Città dei Due Mari, in ossequio al luogo comune che imputa la proliferazione dei problemi di Taranto soprattutto ai tarantini. Io sono un uomo di paese che ha imparato a amare Taranto. Non sono speciale, ci son tanti come me. Taranto è una grande città con dei grandi problemi, è vero. Ma è, soprattutto, una grande città. Che non può essere percepita come fosse un condominio sgangherato, né i suoi problemi sviliti a beghe di pianerottolo. Una grande città che non sa più che farsene dei dritti dei criticoni, dei fomentatori di astio. Di quelli che conoscono a memoria Shakespeare, ma preferiscono l’esibizione di torture in pubblico. E che non si rassegnano alla verità: i tarantini sono la risorsa più importante di Taranto. Migliorabile? Certo, come tutte le cose. Anche quelle che scrivo e che qualcuno digerisce male.
















