Non c’è pace tra gli ulivi, si diceva una volta per manifestare lo sconcerto dinanzi a certe situazioni nient’affatto comprensibili. Be’, oggi non c’è pace nemmeno altrove: sulle spianate, nelle piazze, a nord e a sud del mondo. Il guaio è che la questione non riguarda più soltanto le fronde di quegli alberi secolari che la maledetta xylella ha ridotto molto spesso in cenere. Non c’è pace. Punto.
Si spara e si muore, ogni giorno. Per un pezzo di terra in più, come fa la Russia con l’Ucraina da quattro anni. Per consolidare un potere politico ed economico che gli eventi minacciano di ridimensionare, com’è nel caso della Cina che tenta di mettere le mani in ogni dove, al di qua e al di là degli oceani. E si spara e si muore anche per questioni meramente religiose, come accade da ottant’anni (ma forse sarebbe meglio dire dalla notte dei tempi!) tra gli arabi (sciiti e sunniti) e fra i musulmani e gli ebrei.
Orrori d’ogni genere. Tra guerre dichiarate e guerriglie, prima con la fionda e poi col coltellaccio. Si muore contro le ideologie di morte in maniera disumana. Facendo addirittura rispuntare i vecchi fantasmi col veleno dell’odio razziale, «ma non c’è più posto - ha detto il capo dello Stato nel giorno della Memoria - per la violenza e per la grande menzogna della supremazia etnica». Invece, l’antisemitismo sembra essere riaffiorato prepotentemente, si respira di nuovo in Medio Oriente e in Europa quell’aria fetida che si respirava in epoca hitleriana, quando i nazisti rastrellavano gli ebrei uno ad uno, nelle città e nei sobborghi. Uomini, donne e bambini. Li facevano salire sui carri bestiame e li deportavano nei campi di concentramento del Terzo Reich, l’impero del male, per destinarli poi nei forni crematori. L’Olocausto! Vi dice niente? Sei milioni di ebrei eliminati in quattro e quattr’otto per fare posto alla follia della cosiddetta «razza ariana». Un’espressione nota principalmente per essere stata utilizzata, nel corso degli anni Trenta e Quaranta, come una delle basi ideologiche del nazismo e per il tentativo di genocidio delle «razze non-ariane» presenti in Europa, come gli ebrei.
La Shoah fu un abisso di morte. E ora, a distanza di ottant’anni dalla risoluzione dell’Onu che assegnò una fetta dell’antica Palestina ai sopravvissuti dell’Olocausto, gli Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen e soprattutto gli ayatollah iraniani, vorrebbero cancellare con la forza l’esistenza stessa dello Stato di Israele. «Dal fiume al mare», hanno continuato a urlare i ProPal di casa nostra nelle manifestazioni di piazza dopo il conflitto scatenato da Hamas all’alba del 7 ottobre 2023.
Così, un po’ per volta, il Medio Oriente è diventato un inferno. E una parte dell’Italia che continua a scendere in piazza per dimostrare intolleranza e razzismo pretendeva pure, proprio nel giorno dedicato alla Memoria di quando i nazisti cominciarono a sterminare in massa con i gas tossici centinaia di migliaia di persone, per la maggior parte ebrei, rom, omosessuali, disabili e oppositori politici. Le interpretazioni sono diventate manipolazioni, oscurando il cuore di un giorno che bisogna assolutamente ricordare per i sei milioni di ebrei messi a morte in quei campi di sterminio nazisti. Anche se oggi ricordare l'orrore dell'Olocausto non basta più. L'odio antisemita è tornato ad avvelenare le nostre società, alimentato da chi confonde il terrorismo con la resistenza, il diritto di manifestare con la sopraffazione e la violenza. Un odio che impone alla politica tutta una posizione chiara, in modo da isolare gli estremisti, quelli che non fanno mistero a praticare l’antisemitismo. Un odio antiebraico di matrice islamista, e poi c’è un’ulteriore categoria: c’è l’antisemitismo «sociale» nato nel cuore della sinistra europea che vede l’ebreo come quintessenza del capitalismo. La sua storia è antica. Nel corso del Novecento buona parte della sinistra si è liberata di questa «macchia», ma il pregiudizio verso l’ebraismo abbonda in propaggini della sinistra radicale e populista d’Europa e di casa nostra, e nel dopo 7 ottobre abita sfacciatamente in segmenti minoritari ma non irrilevanti del movimento di solidarietà con Gaza. Sono i vecchi fantasmi?
Il Giorno della Memoria se ne sono viste di tutti i colori. A Torino, per esempio, sono comparse svastiche sui cartelloni per sfregiare gli ebrei, ma col risultato di suscitare soltanto indignazione. «Un gesto infame e ignobile - ha detto il senatore di Forza Italia Roberto Rosso -, un orrore che non possiamo e non dobbiamo dimenticare». Basterebbe solo rispolverare la data del 27 gennaio 1945, quando i soldati dell’Armata Rossa varcarono i cancelli di Auschwitz e liberarono i prigionieri sopravvissuti allo sterminio razzista. Entrando nel campo di Auschwitz-Birkenau, le truppe liberatrici scoprirono e svelarono al mondo gli orrori che si sono compiuti nel cuore dell’Europa.
Vogliamo ricominciare con l’antisemitismo?
















