Lunedì 02 Febbraio 2026 | 10:57

La cancellazione del debito e quella vittoria collettiva che si chiama Taranto

La cancellazione del debito e quella vittoria collettiva che si chiama Taranto

 
giuse alemanno

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giuse alemanno

La cancellazione del debito e quella vittoria collettiva che si chiama Taranto

Il Comune di Taranto non dovrà più restituire nemmeno un centesimo del maxi prestito obbligazionario da 250 milioni concesso nel 2004 da un istituto bancario, oggi assorbito da Banca Intesa. Questo assicurerà cospicui investimenti sulla città

Domenica 01 Febbraio 2026, 13:30

Taranto, 29 gennaio 2026: in pratica, l’altro giorno. Appuntamento a Palazzo di Città alle ore 17. Occasione rara per me, ma dovevo stare attento: la mancanza di puntualità mi avrebbe garantito una pessima figura. Riesco a parcheggiare in una traversa in fondo a Via di Mezzo. Controllo l’ora: 16.50. Un moto di ottimismo mi pervade: nella peggiore delle ipotesi avrei potuto accumulare un ritardo di cinque minuti. Non credo che ciò possa essere assimilabile a grave colpa. Arrivo a Palazzo di Città alle 17.01. La vigilessa di piantone potrebbe confermare. Salgo al primo piano … e trovo l’impossibile! Lo stato maggiore dell’informazione tarantina spiegato, impegnato, indaffarato e … contento! Leo, Marina, Matteo e tutti gli altri con un sorriso grande così! Gentili lettori, parlo dei giornalisti di Taranto! Gente che ha visto di tutto! I professionisti della cronaca più disincantati d’Italia! Più delle maestranze di Cinecittà! Più dei frenatori delle esternazioni di Fabrizio Corona! Gente che ha visto, scritto e commentato di stragi di malavita, di complotti politici provocanti dimissioni notarili, di incidenti mortali in fabbrica, di concerti del Primo Maggio, di riti della Settimana Santa e di mille altre storie che rendono Taranto unica. Erano felici. Davvero. Uno di loro mi ha detto, sognante: “Giuse, abbiamo vinto!”. Come “Abbiamo”? In che senso “Abbiamo”? Voleva dire che aveva vinto pure lui? Che avevo vinto pure io? Il clima di allegra baraonda, però, non si placava e io non riuscivo a trovare un’anima pia che mi indicasse dove ero atteso. Guardo l’ora: 17.18. Nella mia mente è apparso il vecchio manuale di patristica che uso consultare quando nutro dubbi su quale santo meriti di essere sceso dal calendario. Ma la curiosità mi ha vinto; a uno dei giornalisti più esperti, un amico di mille battaglie, ho chiesto: “Ma che caspita abbiamo vinto?”. Mi spiega che il Comune di Taranto non dovrà più restituire nemmeno un centesimo del maxi prestito obbligazionario da 250 milioni concesso nel 2004 da un istituto bancario, oggi assorbito da Banca Intesa. Questo assicurerà cospicui investimenti sulla città, idonei a restituirle bellezza e virtuosa trasformazione. Questo viene percepito come una vittoria collettiva persino dai giornalisti, gente che non si stupirebbe nemmeno se vedesse Donald Trump ballare da solo la ‘Macarena’ sotto il gazebo di Piazza Garibaldi. Infine, un signore gentilissimo mi indica dove dovevo recarmi. All’appuntamento sono arrivato alle 17.22. Ventidue minuti di ritardo, porca miseria. Ma anche il contesto dove mi era stata riservata una sedia vuota ha mostrato indulgenza. Anche esso era stato contaminato dal buon umore che la cancellazione del debito monstre aveva provocato a tutti. Insomma: è andata bene. Ha vinto Taranto e, per una volta, abbiamo vinto pure noi.

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