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In Puglia e Basilicata

I COSTUMI CHE CAMBIANO

Quando si ululava a Bari «uè la biòoond’!»

Quando si ululava a Bari «uè la biòoond’!»

Bionda incustodita sul Lungomare [foto Teresa Imbriani]

Il grido si perse nel vuoto. Tanti anni fa, quando Lino Banfi non poteva essere denunciato per omofobia, né l’antifascista Charlie Chaplin processato per maschilismo

17 Luglio 2022

Alberto Selvaggi

«Uè la biòoond’!». Il grido si perse nel vuoto. Tanti anni fa, quando Lino Banfi non poteva essere denunciato per omofobia, né l’antifascista Charlie Chaplin processato per maschilismo, a Bari si udiva il verso belluino «uè la biònd’!» emesso da gole topinesche (di ladruncoli giovani), ma anche di onesti cittadini. La bionda non era un essere umano bensì un mito. E nasceva dalle radici della nostra interpretazione del bello, la grecità che ne diffuse il culto nelle armi e nell’aspetto, e quindi la cristianità che ne ampliò il solco nel simbolismo del Rinascimento, la mistica elisabettiana, fino ai Trenta e ai Cinquanta del Novecento. Perciò le bionde, avanzando come sirene nelle strade ancora prive delle strisce blu utilizzate per estorcere pedaggi agli automobilisti, controllate da vigili urbani comprensivi, venivano richiamate con esaltazione dai ragazzi sui Vespini, obbligate a una reazione pressoché divistica (naso all’insù e sguardo dritto, o un vaff… con tanto di offese ai morti), quando non sfiorate sui glutei da mani adesive con piegamento acrobatico sulle selle, simile a quello dei giocatori di polo intenti a colpire la palla di legno con le stecche.

«Uè la bbbiòoond’!» con le tre bi indicava chiaramente, più che l’arrapato, il corteggiatore disperato che anelava colei che agli occhi suoi era Afrodite di Cnido, se non meglio. Ma tale culto aveva una motivazione molto semplice. Fino agli Anni ’90 e oltre le ragazze a Bari non erano belle e spesso vichinghe come adesso. Raggiungevano in media il metro e mezzo, erano nere, le mutazioni auree rarissime, e se ossigenate lo si arguiva dal platinato anticorodal riflettente. Se poi ci si spostava nell’entroterra, Noci, Altamura (patria del nanoforme Homo neanderthalensis), Turi, si scendeva all’1,30, e in quella misura ci stava tutto, seno, sedere (uniche cose di interesse per il maschio tufo e primitivo) e pure un feto, se il fidanzato aveva «sbagliato», come si diceva.

Oggi se ululi «uè la bionde!» nelle strettoie (ex strade) sulla bici elettrica ecologica dalle batterie inquinanti, prima di tutto nessuno capisce: che ha detto, che vuole quello? Subito dopo ti incatenano per stupro preterintenzionale. Ma non si dimentichi che se ci sono stati scultori e pittori, aedi e trovieri che hanno esaltato nudità sericee, chiome irradianti bagliori d’ambra, cascami di riccioli avvolti in riflessi di zecchino, vi furono pure poeti di strada fra i baresi.

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