Mercoledì 28 Gennaio 2026 | 21:41

Frane e terremoti in Italia: ecco le regioni a rischio secondo i dati Ispra. La Puglia è esclusa

Frane e terremoti in Italia: ecco le regioni a rischio secondo i dati Ispra. La Puglia è esclusa

 
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Frane e terremoti in Italia: ecco le regioni a rischio secondo i dati Ispra. La Puglia è esclusa

La Basilicata invece rientra nella categoria a rischio per colamento lento (18,3%), comune nell’Appennino Emiliano e anche in Liguria

Mercoledì 28 Gennaio 2026, 19:13

In Italia le frane sono più di 684mila e costituiscono una minaccia per quasi 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% della popolazione, e per più di 742mila edifici): lo indicano i dati aggiornati dell’Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi) dell’Ispra. «In pratica le frane sono frequenti nella maggior parte del territorio italiano, a eccezione di Pianura Padana e Puglia», osserva Giuseppe Esposito, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
«I fenomeni franosi avvengono nelle zone collinari o montane, come gli Appennini e le Alpi e si distinguono per dimensioni e velocità», ha aggiunto Esposito. In un caso su tre (33%) avvengono per scivolamento, come è avvenuto a Niscemi, oppure per colamento lento (18,3%), comune nell’Appennino Emiliano, in Basilicata e in Liguria. Non sono rare (12,1%) le frane a colamento rapido, di solito innescate da piogge intense su terreni argillosi e distruttive come quelle avvenute nel 1998 a Sarno e Quindici, o quelle del 1987 in Valtellina e ancora quelle registrate in Liguria, Umbria. Piemonte, Toscana e Molise.
Ci sono anche le frane che avvengono nei territori devastati dagli incendi: «quando non ci sono più piante la pioggia non trova ostacoli e ha un impatto al suolo violento, determinando una forte erosione, oltre a colate di fango e detriti. Può accadere che queste arrivino nei centri abitati con una velocità e una violenza tali da invadere strade ed edifici, come è avvenuto in Val di Susa, a Bussoleno, nel 2018 in seguito a un incendio del 2017.

ECCO I DETTAGLI REGIONE PER REGIONE

Non solo Niscemi: il pericolo di frane riguarda moltissimi territori in Italia e nel complesso alluvioni, valanghe ed erosione costiera riguardano il 94,5% dei comuni e quasi 6 milioni di cittadini. Nel 2024 la superficie in pericolo è aumentata del 15% rispetto al 2021 e i territori maggiormente coinvolti sono nella Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%), in Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%), Sicilia (+20,2%). E secondo i dati aggiornati dell’Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi) dell’Ispra le frane hanno superato quota 684mila e costituiscono una minaccia per quasi 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% della popolazione, e per più di 742mila edifici. «I fenomeni franosi avvengono nelle zone collinari o montane, come gli Appennini e le Alpi e si distinguono per dimensioni e velocità», spiega Giuseppe Esposito, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In un caso su tre (33%) avvengono per scivolamento, come è avvenuto a Niscemi, oppure per colamento lento (18,3%), comune nell’Appennino Emiliano, in Basilicata e in Liguria. Non sono rare (12,1%) le frane a colamento rapido, di solito innescate da piogge intense su terreni argillosi e distruttive come quelle avvenute nel 1998 a Sarno e Quindici, o quelle del 1987 in Valtellina e ancora quelle registrate in Liguria, Umbria. Piemonte, Toscana e Molise.
Secondo i dati del Rapporto Ispra presentato a luglio scorso l'Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti al rischio frane: il 28% ha «una dinamica estremamente rapida e un elevato potenziale distruttivo» anche per le vite umane. Secondo i Piani di Assetto Idrogeologico (Pai), si è passati dai 55.400 chilometri quadrati del 2021 ai 69.500 del 2024, pari al 23% del territorio nazionale a rischio smottamento. Secondo l’analisi, in Italia 5,7 milioni di persone abitavano in zone pericolose nel 2024; oltre 582mila famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana. Una piattaforma dell’Ispra, IdroGEO, consente ai cittadini anche da smartphone «di verificare i rischi che interessano il proprio territorio, cercando un indirizzo o geolocalizzandosi in mappa e identificando così il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un raggio di 500 metri dal punto di interesse (abitazione, attività economica o produttiva)».

LE CITTÀ FANTASMA SONO A RISCHIO

La frana di Niscemi, che rischia di scomparire, è un caso che in Italia non sorprende. Sono numerosi i luoghi a rischio nel nostro Paese, per frane causate dalla stessa dinamica che sta erodendo il territorio nel centro siciliano. Tra i casi più celebri ci sono quello di Cavallerizzo di Cerzeto, dove nel 2005 in Calabria tutte le case sono state distrutte e gli abitanti trasferiti in un altro centro. Nel 2010 a San Fratello (in provincia di Messina) molti edifici sono stati distrutti per lo scivolamento del suolo verso valle. Ad aggiudicarsi il soprannome di 'luogo fantasma' è anche Apice, nel Beneventano, la cui parte vecchia della città è rimasta deserta fin dai tempi del terremoto che la colpì nel 1980: prima di allora erano rimasti sul posto gli abitanti più caparbi, che avevano trasgredito all’ordinanza di sgombero nel 1962, dopo un primo violento terremoto che colpì lo stesso territorio.
Il borgo laziale di Civita di Bagnoregio (in provincia di Viterbo) è invece un esempio virtuoso di rigenerazione urbana, così come Gibellina, nel Trapanese: si tratta di luoghi distrutti dai fenomeni naturali che sono risorti facendo del turismo il loro punto di forza. La città siciliana di Gibellina, colpita dal sisma del Belice nel 1968, è rinata attraverso l'apporto di pittori, architetti, designer e scultori fino ad assumere il titolo di capitale dell’arte contemporanea per il 2026.
Per alcuni di questi luoghi le calamità naturali erano annunciate, come quella avvenuta a Pomarico, in Basilicata, nel 2019. «Diversi fenomeni franosi attivi sono causati da condizioni geologiche simili soprattutto nell’Appennino, per esempio in Emilia Romagna e in Molise», osserva Giuseppe Esposito, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Tutte queste frane sono state causate dalla stessa dinamica, generata dalle particolari caratteristiche del suolo, con depositi sabbiosi poggiano su depositi argillosi. «Le diverse caratteristiche dei due strati di riflettono nel diverso comportamento dell’acqua», osserva il geologo. La sabbia è infatti permeabile e lascia infiltrare l’acqua e questa, scendendo, si accumula sullo strato di argilla che è invece impermeabile. Questo determina uno 'scivolamento retrogressivo', vale a dire con un’evoluzione della frana verso il monte, dove si trova il centro abitato.

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