La Continuità Assistenziale è parte del Servizio Sanitario Nazionale e garantisce assistenza medica di base per problematiche non urgenti ma, comunque, non rimandabili, in quanto il medico di famiglia o il pediatra risultano non disponibili. Attraverso la Continuità Assistenziale si coprono orari notturni, festivi e prefestivi grazie a visite ambulatoriali, consulenze telefoniche e, se necessario, interventi domiciliari per criticità che non giustificano il ricorso al Pronto Soccorso.
La Continuità Assistenziale opera tutti i giorni dalle 20.00 alle 8.00; dalle 10.00 del prefestivo alle 8.00 del giorno successivo, più le fasce 8.00 – 20.00 delle domeniche e festivi. Questa è la teoria, queste sono le linee guida. La realtà è diversa e quando, nell’appena passato Capodanno, crea un cortocircuito… arriva sulle pagine de ‘La Gazzetta’! Per uno dei nostri lettori, l’anno è cominciato male: ha trascorso il primo di gennaio alla ricerca di un medico che potesse prescrivere un farmaco alla madre. La Guardia Medica di viale Magna Grecia e quella di via Ancona erano chiuse; in quella di via Ancona c’era un cartello che riportava i recapiti delle strutture di Talsano e Paolo VI. Il nostro lettore ha chiamato i numeri in calce: nessuna risposta. Dopo ore, spazientito, ha provato a contattare il 118. Manco li cani! Gli operatori dell’ambulanza gli hanno comunicato che a bordo del mezzo lampeggiante e sirenato non c’era nessun medico e che per avere una prescrizione farmaci doveva portare la madre malata al Pronto Soccorso. In preda a giustificata arrabbiatura, costui ha provato a chiamare tutti numeri di guardia medica trovati su internet: hanno risposto solo quelli di San Giorgio Jonico e Ginosa Marina che nulla hanno potuto fare, in quanto la malata era fuori dal loro distretto sociosanitario. Alla fine, disperato, il nostro malcapitato si è recato all’ospedale Ss. Annunziata, alla ricerca di un medico. Operazione che si è dimostrata fallimentare: avrebbe dovuto aspettare le 20.00 affinché le strutture assistenziali riaprissero. Alla fine, stanco di questo mondo e di quell’altro, il nostro lettore ha chiamato i carabinieri. Ma nemmeno loro hanno ricevuto risposte dalle strutture. È finita con una denuncia, che il nostro sfortunato lettore ha depositato in Questura, per sospensione del servizio pubblico. Quella raccontata è una paradigmatica situazione kafkiana: una esperienza assurda, angosciante, paradossale e incomprensibile, spesso legata a burocrazia soffocante e perniciosa o a eventi inspiegabili che sfuggono a ogni logica. Solo che Franz Kafka era di Praga. Quello che ho raccontato è successo a Taranto, lo scorso primo gennaio a un uomo come tanti, con una madre come tante che ha un malanno come tanti. E che non si chiama né Josef K. né Gregor Samsa.
















