Domenica 11 Gennaio 2026 | 22:00

Ma il risveglio turistico non diventi sfruttamento

Ma il risveglio turistico non diventi sfruttamento

 
giuse alemanno

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giuse alemanno

Ma il risveglio turistico non diventi sfruttamento

La cupidigia non sostituisca la lungimiranza. E la rinascita turistica dell’area tarantina sarà territorio anche benedetto dalla bellezza, dalla natura e dalla storia

Domenica 11 Gennaio 2026, 16:00

Per strettissime ragioni familiari mi reco, in modo discontinuo, in una delle più note e frequentate mete turistiche italiane. I flussi umani provenienti da ogni parte del mondo sono, da tempo, completamente destagionalizzati; la vivacità del periodo natalizio è stata palpabile; l’accanita propensione alla difesa delle tradizioni relative al nobile campanile è sempre stata rispettata, pur nell’accoglienza di ogni modernità; la città risulta curata, pulita, gentile; anche il diffuso senso di sicurezza proveniente dalla presenza discreta e mai invasiva dei presidi delle forze dell’ordine ha aiutato a vivere bene il luogo che fu di Antonio Pacinotti e di Galileo Galilei, di Carlo Rubbia e di Enrico Fermi, di Leonardo Fibonacci e di Giosuè Carducci (che un poeta, dopo tutti questi fisici e matematici, ci vuole!).

A uno sguardo superficiale sembrerebbe proprio il modello che le tante, costosissime, promozioni del territorio delle nostre città e paesi cercano di raggiungere. Solo che si è esagerato, lì come in mille altri posti dove la cupidigia del denaro facile ha sostituito la lungimiranza. La maggioranza delle attività di ristoro e accoglienza ha personale extracomunitario, unico ad accettare il livello base della contrattualistica del lavoro dipendente che legalizza la precarizzazione più estrema. Ci sono moltissimi negozi di chincaglieria, souvenir di basso costo, acqua minerale e bibite multicolori, sempre gestiti da extracomunitari scrupolosissimi, che rilasciano lo scontrino di un euro anche a mezzanotte. Dove andranno a dormire queste persone? In quali condizioni? I loro affetti, i loro amori dove saranno? Vendere una calamita che riproduce un monumento pendente a un piripillo come me in un orario indecente, vale il sacrificio di aver attraversato il mondo, lasciando ogni amicizia alle spalle? È questo l’obiettivo che si vuole raggiungere con le tanto-tanto-tanto caserecce, popolaresche e costosissime promozioni del territorio?

La rinascita turistica dell’area tarantina passa da un racconto diverso di se stessa, è vero: non più luogo esclusivamente occupato da fumi avvelenati e di ciminiere incombenti, ma territorio anche benedetto dalla bellezza, dalla natura e dalla storia. Ma se risveglio turistico deve essere, a Taranto non passi dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Perché a questo assomigliano le possibilità offerte da alcuni contratti atipici di lavoro (legali, porca miseria!) che non offrono alcuna stabilità e che generano stipendi e salari insufficienti anche a coprire i bisogni primari, generando povertà pur lavorando in latitanza di diritti sindacali, ammortizzatori sociali e sicurezze.

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