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E il contadino sfregò la lampada

E il contadino sfregò la lampada

La favola del contadino di Matera, ascoltata durante una performance musicale nel 2019

03 Luglio 2022

Mariateresa Cascino

Piccole cosmogonie, incanti infantili, territori onirici: oggi vi racconto la favola del contadino di Matera, ascoltata durante una performance musicale nel 2019. Magia raccontata, magia assimilata, chi narrava e chi udiva durante il concerto si potenziavano a vicenda, perché l’attività immaginifica faceva incontrare e fondere il novelliere con gli ascoltatori in un’emozione comune sentita come pervasiva in città e in un ricordo che sarà per la vita. Senza voler fare spoiler, c’è da chiarire che non tutte le fiabe hanno degli eroi e trovano soluzioni miracolose alle sofferenze, e non sempre la morale delle fiabe ci conduce alla convinzione che verrà realizzato qualcosa di bello. C’è un archetipo figlio di un vizio annidato nel dolore sentito per la felicità altrui che aleggia tra i cittadini della capitale rupestre e fa da sfondo a questa favola.

Ascoltata a ritmo di cupa cupa e tamburelli, la storia, di cui smarrisco l’origine, racconta su per giù di un contadino di Matera che per caso, durante il suo ritorno dai campi, trovò una vecchia lampada. Provò a pulirla dalla polvere e dalle incrostazioni e, mentre la strofinava, prese misteriosamente forma una strana figura che mostrò sin da subito il suo potere magico «Ciao contadino di Matera, sono il genio della lampada. Ogni tuo desiderio sarà esaudito e il tuo vicino di casa riceverà il doppio di quello che chiederai». Il contadino, sbalordito da questo incantesimo rimase qualche secondo incredulo, giusto il tempo per pensare a cosa chiedergli. E disse al genio della lampada: «E se chiedessi una grande casa con tanti ettari di terreno da coltivare?». E il genio rispose: « Avrai la tua grande casa mentre, il tuo vicino, ne riceverà due con il doppio di ettari di terreno da coltivare». Il contadino sembrò non essere tanto contento per questo regalo. E disse: «E se ti chiedessi dieci milioni di euro?». Il genio rispose: «Avrai dieci milioni di euro e il tuo vicino riceverà venti milioni di euro». La faccia del contadino invece di esprimere gioia per questa fortuna cominciò a scurirsi e a riempirsi di rabbia. «E se chiedessi cento quintali di diamanti?». E il genio: «Il tuo desiderio verrebbe accontentato e il tuo vicino riceverebbe duecento quintali di diamanti».

Il volto del contadino diventò ancora più scuro e invece di gioire sembrò schiumare rabbia da tutti i pori. Ci pensò ancora un po’ e alla fine disse: «Ho deciso. Non voglio niente di tutto questo. Ma ho solo un desiderio. Voglio essere ciecato a un occhio». E così fu. Il genio ciecò un occhio al contadino di Matera. Quello che è successo poi al suo vicino è facilmente intuibile benché sia inconfessabile. È però consolatorio sapere che, nell’ordine delle cose, benché il povero vicino perderà la vista, la ruota girerà e il contadino materano verrà punito dal proprio peccato.

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