Martedì 11 Dicembre 2018 | 14:23

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LA STORIA

La Grande Guerra si estende
il coinvolgimento della Puglia

Barletta e Manfredonia le prime città bombardate dagli austriaci

La Grande Guerra si estendeil coinvolgimento della Puglia

ROSALBA CATACCHIO

Negli ultimi anni vi è stata una svolta storiografica nello studio della grande guerra, non più analizzata soltanto nei suoi aspetti diplomatici e militari. Ciò è da accreditare all’affermazione del concetto di “guerra totale” che ha ampliato gli ambiti della ricerca storica agli aspetti sociali vissuti negli anni 1915-1918 dalle popolazioni in guerra «vista questa volta da dietro il fronte, nelle città, nelle campagne o nella vita quotidiana». Una vita sociale sempre più difficile specialmente nelle provincie del Meridione d’Italia. Oggi, aldilà dei motivi celebrativi del centenario, la ricerca suggerisce un diverso approccio alle fonti documentarie che testimoniano come la grande guerra fu percepita e vissuta tragicamente dalle popolazioni pugliesi. Gli antichi problemi sociali ed economici furono ulteriormente aggravati e resi ancor più angosciosi dalle nuove abitudini imposte dal conflitto. La guerra fu vissuta soprattutto attraverso un profondo cambiamento di vita nelle città specialmente della costa adriatica.

Bombardamento di Manfredonia

Qualsiasi iniziativa che predisponeva all’evento bellico vide ingegnarsi le amministrazioni locali a istituire i Comitati di soccorso a favore delle famiglie dei militari o di propaganda di assistenza civile il cui compito era quello di accantonare una parte delle somme raccolte per destinarle ai figli di coloro che «cadono sul campo dell’onore e sarà degno di epopea se ogni militare nello slanciarsi contro il nemico potrà pensare che la sorte dei suoi figlioli è assicurata». In data 12 settembre 1917 in una lettera al regio commissario del Comune di Brindisi, il presidente del circolo giovanile cattolico Alessandro Manzoni, Giuseppe Velardi, chiedeva un dono che fosse di incitamento alla riuscita di una serie di gare sportive, «data la necessità per la Patria di avere oggi giovani sani, robusti, già allenati al lavoro dei muscoli, tali da perpetrare le gloriose tradizioni di nostra stirpe […] per l’affetto che  ogni italiano ha per la nostra Brindisi che sul Mare nostrum vigila sui destini della Patria». Furono accordate, con delibera, 29 lire da ascriversi in un fondo per gare sportive. Ai sindaci della provincia il prefetto di Bari illustrava l’attività dei Comitati civici che avrebbero avuto come scopo primario quello «di istituire o incrementare gli asili infantili e i ricreatori per i figli dei militari dai tre ai sette anni». In particolare sottolineava quanto fosse necessario «agevolare la corrispondenza tra militari e le famiglie», specialmente quelle dei braccianti, povere e analfabete, rimaste senza tutela. Occorreva mettere «a disposizione di queste gli occorrenti oggetti di cancelleria, scrivendo per conto delle medesime lettere e cartoline […] e fare tutto il possibile per evitare preoccupazioni e danni nel disbrigo dei lavori campestri, industriali e commerciali alle famiglie che manchino di uomini idonei». Infine si raccomandava che «si dovrà pure pensare al modo più efficace di venire in aiuto dei soldati al fronte inviando biancheria e ogni altro genere di conforto».

Un idrovolante Lohner austriaco

Le lettere esprimono anche tutto il terrore di una guerra patita dalle città lontane dal fronte di guerra. La Puglia fin dal primo giorno dell'entrata in guerra dell’Italia conobbe gli effetti devastanti sul proprio mare e sulle città. Le città costiere divennero protagoniste di tragici avvenimenti che «fecero sprofondare i cittadini nell’incubo del lutto e della paura». Se la guerra di trincea nel settore nord-orientale della Penisola ha assorbito in massima parte l’interesse della storiografia, non altrettanto può dirsi per le operazioni aereonavali di bombardamento dei porti pugliesi le cui narrazioni hanno avuto spazi esigui e spesso relegati a studi e fonti locali. Gli archivi storici e le biblioteche comunali, come Barletta, Molfetta e Bari, unitamente ai fondi conservati negli Archivi di Stato di Bari e Brindisi e il materiale, prevalentemente iconografico dei musei civici, favoriscono una rilettura più ampia dell'impatto tragico sui civili delle zone interessate direttamente o indirettamente alle operazioni militari in generale o al salvataggio dei profughi e dei superstiti dell’esercito serbo, provenienti dai porti dell’Albania.

L'esploratore austriaco Helgoland

Barletta e Manfredonia furono le prime città pugliesi a essere coinvolte prima che la stampa ne parlasse. Il 24 maggio del 1915, primo giorno di guerra, l’incrociatore austriaco Helgoland diretto all’imboccatura del porto di Barletta, apre il fuoco verso il centro abitato colpendo abitazioni e mura del castello svevo-aragonese presidiato da un distaccamento di fanti e di bersaglieri. Poco più a nord nelle acque di Manfredonia viene ingaggiata una battaglia navale tra cacciatorpedinieri italiani e una squadriglia navale austriaca. Il primo luglio un biplano austriaco bombarda Bari, poi seguono bombardamenti sulle cittadine di Mola di Bari, Polignano e Monopoli. Nel maggio del 1916 Bari è nuovamente bombardata e altre incursioni si susseguono il 18 giugno, il 17 e il 24 luglio provocando morti e feriti tra la popolazione.  Il 27 luglio del 1916 anche la città di Molfetta subisce una incursione aerea nemica con l’obiettivo di radere al suolo aziende allora collocate in prossimità del centro abitato; numerosissimi i feriti e morti tra cui bambini. Ancora a Bari l’11 agosto del 1918 due siluranti nemiche sparano danneggiando il porto e la sede della Prefettura; proiettili raggiungono anche L’Ateneo.

Altamura, campo di prigionia

Il Museo Civico di Bari, contenitore culturale fondato nel 1913, annovera una prestigiosa collezione di documenti e armi degli anni 1915-1918. La sede ospita la mostra permanente sulla grande guerra. Il percorso narrativo prende spunto dall’allestimento dell’Esposizione di guerra del gennaio 1919, allora ospitato nei locali del Teatro Margherita, e si articola in tre sezioni tematiche riguardanti gli aspetti legati alla vita produttiva, alla difesa e all’emergenza sanitaria che fanno comprendere meglio le vicende di guerra consumatesi nella città di Bari. In particolare nel fondo storico fotografico si conserva l’importante reportage di guerra nel campo di prigionia allestito a Casale di Altamura, il campo più grande di prigionia realizzato in Puglia; le fotografie di Liborio Antonelli documentano invece momenti di vita quotidiana durante il conflitto, mentre la documentazione proveniente dalla Società di Navigazione Puglia e dalla scuola Umberto I testimoniano l’opera di docenti e allievi nella produzione di strumenti verificatori delle munizioni destinati al regio Esercito italiano. La sezione della sanità di guerra contiene invece documenti che illustrano la rete degli ospedali militari pugliesi e ricorda l’opera del generale medico Lorenzo Bellomo di Andria, arruolato come direttore di Sanità della 3a Armata, e del medico Francesco Campione di Bitonto che si prodigò a favore delle donne che avevano subito violenza durante la guerra. A Molfetta carteggi, fotografie, reperti e cimeli derivanti da donazioni di privati e che ricordano l’evento bellico, sono conservati in mostra permanente nel Museo del Risorgimento e della Grande Guerra, dedicato al capitano Domenico Picca, ospitato nella sede della sezione locale dell’Associazione nazionale combattenti e reduci.

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