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In Puglia e Basilicata

La polveriera

Il Donbass è in fiamme: pronti i caccia di Foggia

Il Donbass è in fiamme: pronti i caccia di Foggia

Draghi: sanzioni per un eventuale attacco non tocchino il gas

19 Febbraio 2022

Armando Fizzarotti

BARI - Il Donbass in fiamme, nell’Ucraina dell’est, con evacuazione dei civili filo-russi, mentre intorno la morsa di Mosca continua a stringersi con 190mila militari ai confini (il dispiegamento più imponente dalla II Guerra Mondiale) e unità navali da sud. Ucraini e filo-russi si scambiano accuse sulla violazione del cessate il fuoco, il premier Mario Draghi prudente: «Rimaniamo fermi con Mosca, ma le sanzioni per un’eventuale attacco russo all’Ucraina non devono riguardare il gas, abbiamo solo quello, l’Italia è la più esposta».
Oggi il presidente della Federazione russa in persona, Vladimir Putin, supervisionerà esercitazioni delle proprie forze strategiche con il lancio di missili. Ieri sera le consultazioni fra il presidente USA, Joe Biden, e i leader della Ue e della Nato, l’Alleanza atlantica, e dell’Ue.

I RINFORZI DALLA PUGLIA Caccia intercettori da Gioia del Colle, unità navali da Taranto. Anche la Puglia è già da varie settimane in prima linea sulla polveriera-Ucraina.
Sui monitor del comando Nato a Torrejon, pochi chilometri a est di Madrid, i radar che scandagliano i cieli sul Mar Nero, «finestra» sulla crisi fra Ucraina e Russia, hanno tracciato per due volte «traffico aereo non autorizzato». Immediato, per due volte, l’ordine di «scramble» (il decollo su allarme) lanciato dalla Spagna alla base aerea «Mihail Kogalniceanu» di Costanza, in Romania, a 2mila chilometri di distanza. Nel giro di una manciata di minuti in ognuna delle due occasioni, la possibile minaccia alla sicurezza del traffico aereo è stata “neutralizzata” con l’identificazione dei velivoli sospetti dai piloti dei caccia supersonici Eurofighter «Typhoon» dell’Aeronautica militare mandati dalla Nato in affiancamento alla debole aviazione militare romena, della Task Force «Air Black Storm» guidata dal 36° Stormo di Gioia del Colle (a una trentina di chilometri da Bari), il «nido pugliese» degli Eurofighter.
L’area di crisi viene continuamente scandagliata, sempre sul Mar Nero, con i velivoli-spia americani e inglesi dal Centro Europa e dalla Gran Bretagna e con i droni lanciati da Sigonella, alle porte di Catania. La NATO ha inviato un «rinforzo» task force italiana (che ha quattro jet operativi) nella stessa base romena con altri tre Eurofighter della Luftwaffe, l’aviazione militare tedesca.
Alle porte di Foggia, nella base aerea di Amendola, anche i jet F-35 del 32° Stormo sono passati sotto il controllo diretto della NATO, in preallarme per possibili «scramble». Gli F-35, gli unici velivoli delle nostre forze aeree con capacità «stealth», ossia invisibili o difficilmente tracciabili dai radar.
Pronta ad entrare nello scenario anche la portaerei «Cavour», salpata da Taranto agli inizi di febbraio. I piloti della Marina militare (i jet in uso sono i vecchi Av-8 Harrier e F-35, tutti a decollo e atterraggio corto o verticale) e si sono addestrati nel Mediterraneo centrale con i «top gun» delle portaerei statunitense «Truman», che imbarca i cacciabombardieri F-18, e francese «De Gaulle», che imbarca i «Rafale». Lunedì altre due unità della Marina di stanza a Taranto, il sommergibile «Todaro» e la fregata missilistica «Carabiniere», parteciperanno all’esercitazione NATO «Dynamic Manta» nel Mediterraneo centrale, già presidiato dall’«armada» della Marina militare di Mosca.

IL MINISTRO GUERINI «L’Italia come sempre a fare la sua parte ed è pronta a rafforzare, a seguito delle decisioni che saranno assunte in ambito Nato, il proprio contributo alla postura di deterrenza nel fianco Est e Sud-Est, chiaramente previa autorizzazione parlamentare» ha commentato il ministro alla Difesa, Lorenzo Guerini, al termine della Ministeriale Difesa della Nato a Bruxelles giovedì. 

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