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Poco tempo fa anche in Basilicata (prima nella Provincia di Matera e poi in quella di Potenza) entrò nell’operatività la card per celiaci, vale a dire una carta che può essere utilizzata su tutto il territorio nazionale, per l’acquisto di prodotti gluten free. I titolari della card hanno a disposizione un importo che viene ricaricato attraverso le Aziende sanitarie con una cadenza (nel caso della Provincia di Potenza) semestrale e dipende da elementi quali l’età o il sesso di ciascun utente, con un provvedimento contemplato dal Decreto Veronesi del 2001.

Sempre nel potentino occorre presentare gli scontrini degli acquisti effettuati prima di riottenere la ricarica. Un sistema che, nonostante sia operativo da poco tempo, sembrava tutto sommato funzionare. Fino a quando una signora di Senise ha segnalato un ammanco nella card della sorella e, dopo una breve ricerca, ha capito che quella carta era stata clonata. Il problema, però, è un altro: il caso di Senise è solo uno dei tanti fino ad ora scovato e posto sotto la lente d’ingrandimento.

«Perché- ci spiega Rocco Laguardia segretario dell’AiC, l’associazione italiana celiachia di Basilicata- fino ad ora sono 20 le denunce effettuate solo nel Distretto di Potenza. Noi ci siamo resi conto a novembre dell’ampiezza del problema e abbiamo subito informato la banca che ci ha assicurato che il sistema era sicuro e che, quindi, era a tratti inspiegabile quanto successo».

E non ci sarebbe neanche una discriminante rispetto alle modalità di acquisto di ciascun titolare perché risultano denunce per clonazione sia da utenti che hanno acquistato prodotti online, sia da quelli che effettuano i loro acquisti direttamente in negozi o farmacie.

«A chi ha riscontrato il problema e ancora non ha denunciato consigliamo di fare in questo modo- continua Laguardia- prima di tutto occorre rivolgersi alla banca di riferimento; dopo aver accertato l’illecito la carta va bloccata; bisogna poi denunciare alle autorità competenti, polizia o carabinieri e, infine, segnalare il problema alla Nexi, l’azienda che offre servizi e infrastrutture per il pagamento digitale per banche, aziende, istituzioni e pubblica amministrazione».

Sul sito della Nexi esiste un modulo da compilare per segnalazioni del genere e per ottenere un rimborso della somma sottratta. E’ sicuramente una procedura necessaria ma che, per alcuni utenti forse poco avvezzi all’uso delle tecnologie, può risultare farraginosa, come ci ha segnalato la cittadina di Senise.

Resta, comunque, l’interrogativo sul come sia stato possibile che avvenisse una cosa del genere in numeri che, temiamo, sono destinati a salire. «Ho avuto modo di controllare che almeno in tre casi- continua Laguardia- i prelievi illeciti avevano tutti come destinazione un’ importante azienda di commercio elettronico, ma nel sito americano e con prelievi in dollari».

«Quello che è accaduto è grave- conclude Laguardia- ed è un campanello d’allarme che, ovviamente, ci fa stare tutti allerta». Come sia potuto accadere è quello che ora si cerca di capire anche perché , proprio in questi primi giorni di gennaio, sarebbero dovute arrivare le nuove ricariche che, per motivi di controlli, potrebbero ovviamente slittare.

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