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Una «giungla». Un bluff. Uno strumento che «bloccherà quel percorso di legalità avviato faticosamente nel settore delle costruzioni». E, per questo, si chiede, anche in base regionale, un osservatorio sui lavori pubblici.

Non ci vanno leggeri, i sindacati lucani, nel descrivere senza mezzi termini la propria contrarietà al decreto «Sblocca-cantieri», voluto dal presidente Conte e dai ministri Toninelli e Di Maio e che introduce disposizioni per il rilancio del settore dei contratti pubblici e misure per accelerare gli interventi infrastrutturali, norme per la semplificazione dell’attività edilizia in generale e scolastica in particolare e misure per gli eventi calamitosi. «Un decreto che alla Basilicata non darà nulla - ci spiega il segretario della Fillea Cgil di Potenza Michele Palma - per gli effetti che introduce il provvedimento non riguarda i cantieri nell’immediato, ma quelli futuri. Insomma: non si coglieranno effetti immediati per quelle opere per le quali noi ritenevamo si potesse fare qualcosa».

In Basilicata sono diverse le opere attualmente «bloccate», alcune perché commissariate in seguito al fallimento delle imprese o per problemi di natura giudiziaria. «Il meccanismo da cambiare - continua - era quello della gara a maggior ribasso. Le organizzazioni sindacali hanno manifestato questa richiesta in fase di audizioni alla Camera. Questo ed altri aspetti non sono stati tenuti in considerazione. Abbiamo l’impressione che abbia prevalso la fretta di emanare a tutti i costi un decreto e non il ragionamento».

Per la Uil «nel decreto non vi è nessuna norma di accelerazione per l’utilizzazione degli investimenti, in quanto nessuna modifica è stata fatta per limitare i tempi dei processi autorizzativi e burocratici». Per la Cisl «Portare al 50 per cento i lavori da subappaltare o innalzare la soglia massima per l’affidamento diretto dei lavori, sono due misure che non sbloccheranno un solo cantiere, ma che pongono invece un serio rischio di illegalità nel settore edile, perché favoriscono il riciclaggio del denaro sporco e le infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel sistema degli appalti».

Ma, attualmente, quali sono le grandi opere ferme in Basilicata? Tra queste ci sono: la Potenza-Melfi; la Bradanica; la Ferrandina–Matera; lo schema idrico Basento-Bradano, che dovrebbe irrigare mezza Basilicata e favorire, così, un altro tipo di sviluppo, quello agricolo. Poi, caso a parte, le opere ferroviarie. «Anche la Fal - dice Palma - almeno nel tratto lucano Potenza-Bari eroga da diversi anni il servizio sostitutivo con gli autobus. Ma dei lavori fatti su quella ferrovia, dopo tanti anni, abbiamo quasi perso le tracce. Inoltre, rispetto agli interventi infrastrutturali significativi, c’è la necessità di intervenire in altri tratti: Sicignano-Potenza. Non pretendiamo l’alta velocità in Basilicata ma almeno su quella tratta puntiamo perlomeno a velocità normali».

Infine i numeri relativi all’occupazione. Anzi: all’occupazione che non c’è perché i progetti non vengono «cantierizzati». In riferimento, naturalmente, soltanto alle opere pubbliche (e non ai lavori privati) e, quindi, alle opere nelle quali interviene direttamente lo Stato, la stima è della riduzione all’incirca di 2000 posti di lavoro nell’ultimo decennio, derivati dal calo di investimenti in Basilicata. «È all’ordine del giorno - conclude Palma - una richiesta di attivazione dell’osservatorio regionale sui lavori pubblici».

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