Giovedì 15 Novembre 2018 | 14:13

NEWS DALLA SEZIONE

Sanità
Potenza, stop dialisi fino a gennaioScoppia il caso dei tetti di spesa

Potenza, stop dialisi fino a gennaio
Scoppia il caso dei tetti di spesa

 
Deposito atomico
Basilicata in prima fila tra nucleare e petrolio

Basilicata in prima fila tra nucleare e petrolio

 
Violazioni tributarie
Potenza, emettevano fatture inesistenti: sequestrati beni per 205mila euro

Potenza, emettevano fatture inesistenti: sequestrati beni per 205mila euro

 
Il caso
Potenza, nascondeva la cocaina sul camion della frutta: un arresto

Potenza, nascondeva la cocaina sul camion della frutta: un arresto

 
Il vademecum
Potenza, truffe anziani: ecco come evitarle

Potenza, truffe anziani: ecco come evitarle

 
Rimedi antigravidanza «hot»
Potenza, farmacista «spione»: chiesta la condanna a 9 anni e 4 mesi

Potenza, farmacista «spione»: chiesta condanna a 9 anni e 4 mesi

 
Evasione
Potenza, non dichiara 110mila euro: individuato dalla GdF

Potenza, non dichiara 110mila euro: individuato dalla GdF

 
Su rete stradale e autostradale
Ponti e viadotti, nel Potentinonon c'è nessuna criticità

Ponti e viadotti, nel Potentino
non c'è nessuna criticità

 
L'indagine
Rionero, spaccio di droga tra gli studenti: indagati tre ragazzi

Rionero, spaccio di droga tra gli studenti: indagati tre ragazzi

 
A san fele
Incendiò l'auto della mamma della ex: 25enne arrestato per stalking nel Potentino

Incendiò l'auto dell'ex suocera: 25enne arrestato per stalking

 
Regione Basilicata
Pensioni, Regione a rischio stopcon «quota 100» via 450 addetti

Pensioni, Regione a rischio stop con «quota 100» via 450 addetti

 
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno

In Basilicata

Lo «schema Basento-Bradano»: storia di sprechi, errori e illeciti

I rilievi dell’Autorità Anticorruzione su progetto e opere per il «Tronco di Acerenza - distribuzione III lotto» da 101 milioni

Basento-Bradano a rischio i 65 milioni per lo schema

Lo schema irriguo «Basento-Bradano» rischia

POTENZA - Più che un referto, è la dimostrazione di come la mancanza di infrastrutture sia più spesso frutto di mancanza di capacità che di soldi. È il documento conclusivo dell'istruttoria dell’Autorità anticorruzione sulle vicende di «Progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di realizzazione del progetto “Schema idrico Basento- Bradano. Tronco di Acerenza – distribuzione III lotto». Perché la pagina conclusiva che elenca ben sette rilievi che hanno rallentato e bloccato la realizzazione dell’opera segue ben 47 pagine di narrazione della vicenda che spiegano come mai, pur essendo stati assicurati quei 101 milioni di stanziamenti necessari per l’opera, partendo dalla legge obiettivo del 2001 e dalla progettazione preliminare del 2005, il sistema irriguo sia ancor a in alto mare.

I rilievi Il documento firmato da Raffaele Cantone, deliberato questa estate, individua, come anticipato, ben 7 criticità da censurare. Si parte da «un progetto definitivo deficitario e non conforme alla normativa tecnica al tempo vigente», posto in gara senza essere stato «validato da struttura accreditata».
Secondo: «In relazione alle carenze progettuali, comunque ascrivibili ai progettisti, alcuna contestazione e/o diversa iniziativa da parte dell’Amministrazione è stata effettuata o intrapresa nei confronti degli stessi».
Terzo: «Le varianti strutturali apportate in sede di esecutivo, pur necessarie per la realizzazione dei lavori, sono da ritenersi non legittime (...) atteso che la Stazione Appaltante aveva avuto contezza delle suindicate carenze ben prima dell’avvio dell’appalto».
Quarto: «Mancato rispetto delle specifiche disposizioni di legge relative al pagamento degli acconti all’impresa esecutrice, ritenendosi di segnalare la necessità di rivedere le procedure di erogazione dei fondi per la realizzazione delle opere nel senso di snellirle».
Quinto: «L’Eipli non si ritiene fosse legittimato ad espletare la gara d’appalto nell’aprile 2012 essendo stato soppresso con legge 214 del 22 dicembre 2011 e non risultando più (...) soggetto aggiudicatore dell’intervento; in ragione di ciò, ad esso non risultava attribuita alcuna concreta disponibilità finanziaria».Sesto: «non conformi alla normativa sui lavori pubblici le scelte operate dall’Amministrazione in relazione al riconoscimento dell’incentivo per l’effettuazione del collaudo delle opere nei confronti del personale interno».
Settimo: «La sospensione parziale dei lavori del 13 maggio 2014, causata sostanzialmente dalla non disponibilità dei finanziamenti e dalla mancata richiesta di aggiornamento del parere di compatibilità ambientale da parte dell’Eipli, è da ritenersi illegittima non ricorrendo i presupposti normativamente previsti».

Una somma di errori Insomma ce n'è per tutti: L’Eipli, che inizialmente era stata individuata come stazione appaltante, la Regione Basilicata, che aveva individuato l’Eipli pur essendo un ente perennemente sciolto, il ministero delle Infrastrutture e quello delle Politiche Agricole, da cui l’Eipli dipende, e via via i vari uffici che, nel tempo, si sono occupati della pratica.
Si parte dall’Eipli. Nel 2005 due tecnici dell’Ente predispongono il progetto preliminare che l’anno dopo viene approvato dal Cipe. Gli stessi ingegneri, sempre nel 2006, fanno il progetto d definitivo, ma il responsabile unico del progetto, funzionario dell’Autorità di Bacino, non effettua la prevista verifica in contraddittorio. La Regione Basilicata, comunque, lo approva nel 2007 e lo porta in conferenza di servizi e, a luglio 2007, viene redatta una integrazione/aggiornamento del progetto trasmessa al Ministero dell’Agricoltura che l’approva a inizio 2008, 10 giorni prima che, il 25 gennaio, il Cipe dia la sua approvazione con prescrizioni. L’intervento, si prevede, deve essere realizzato dalla Regione con un’apposita struttura tecnico-amministrativa mista tra Regione e Ministeri. Tempo di realizzazione 48 mesi. E il 2010, a ottobre, viene autorizzato l’utilizzo dei primi 10 milioni del contributo pluriennale. Lo stesso mese, però, la Regione individua l’Eipli quale Soggetto Attuatore dell’intervento e beneficiario dei contributi e stipula la relativa convenzione coinvolgendo anche il ministero delle Infrastrutture. Una convenzione che sarà poi censurata dall’Autorità di Vigilanza sui contratti Pubblici, poiché «non conforme ai dettami della legge sui lavori pubblici (...) in relazione al così detto principio di separazione fra politica e amministrazione».
Ma andiamo oltre. Il 5 dicembre 2011, con una delibera del Cipe pubblicata in Gazzetta Ufficiale, l’Eipli subentra alla Regione Basilicata quale soggetto attuatore. Ma il 22 dicembre, 17 giorni dopo, una legge sopprime l’Eipli prevedendo che le funzioni dell’Ente dovessero essere trasferite ad un soggetto individuato dalle tre regioni interessate. Ma il 24 aprile 2012 l’Eipli espleta ugualmente la gara d’appalto dei lavori e a giugno stipula il contratto.
E non finisce qui. Perché meno d i 4 mesi dopo, il Ministero delle Infrastrutture comunica a l’Eipli che la soppressione intervenuta per legge ha fatto decadere gli effetti della delibera Cipe e ora tocca alla Regione Basilicata individuare un nuovo soggetto per l’utilizzo dei fondi per il progetto. Si torna alla retta via? Nulla affatto. Il consorzio aggiudicatario consegna il progetto esecutivo che viene sottoposto alla validazione di una società individuata dall’Eipli che effettua le sue prescrizioni, vengono recepite e il progetto esecutivo viene approvato a fine maggio sempre dal Commissario dell’Eipli, con un aumento dell’importo previsto di 2 milioni da circa 68 e mezzo a 70 e mezzo. Due giorni dopo si avviano i lavori in cantiere.

I pagamenti fermi Eipli, però, non può utilizzare i soldi. L’azienda fa lavori per oltre 7 milioni e mezzo e sollecita i pagamenti, fino a quando il Cipe, ad agosto 2014, non individua nuovamente la Regione quale soggetto attuatore. Il conto intanto cresce, la Regione paga 6 milioni, ma l’azienda ne vanta altri quasi 5 e a dicembre si cambia ancora il Presidente del Consiglio nomina un “Commissario Straordinario” per la realizzazione dell’intervento. Pieni poteri e, per le necessità, può avvalersi del personale Eipli. A Luglio dell’anno successivo una nuova liquidazione di oltre 10 milioni, inclusi gli interessi per il ritardo nei pagamenti.

Le modifiche di progetto I problemi non sono ancora finiti. Perché la «Struttura tecnica» che vigilava sull’opera segnala come non legittimo il riconoscimento all’impresa di somme per «una serie di modifiche progettuali successive all'aggiudicazione e alla stipula del contratto». «Nel complesso - spiega - sono state apportate varianti al progetto aggiudicato che hanno comportato un incremento della spesa di 9 milioni 674mila euro, pari al 15,13% dell’importo contrattuale originario e al 73.12% dell'importo del ribasso d'asta conseguito (pari, quest'ultimo, ad euro 13milioni 230mila)» e individua i motivi della presunta “non legittimità” considerando che, avendo l'importo delle varianti abbondantemente superato il 50% delle economie di gara l'intera questione vada rimessa alla competenza del CIPE ai sensi dell'art. 169, comma 3 del Codice» e vadano trasferiti gli atti all’Autorità Anti Corruzione. Da qui l’avvio dell’istruttoria che porta l’Autrorità a concludere che «appare evidente in ogni caso che la Stazione Appaltante (l’Eipli, ndr) aveva ben chiare le criticità del progetto definitivo e ad esse non ha inteso porre rimedio prima dell’avvio dell’appalto avvenuto nel 2012; ciò nonostante vi fosse tutto il tempo necessario e le risorse per poter ottemperare alle richieste del Ministero formulate ben prima dell’avvio dell’appalto».

Contenziosi e costi maggiori L‘azienda che eseguiva i lavori ha poi rivendicato ulteriori somme, iscrivendole “a riserva” per circa 35 milioni (a fronte di 9 milioni ritenuti ammissibili dal Responsabile del procedimento) di cui 26 conseguenti alla sospensione parziale dei lavori avvenuta in data 13.5.2014, ordinata dal RUP a causa della necessità di valutare alcune interferenze tra le opere in corso di realizzazione ed alcune opere per la produzione di energia da fonti rinnovabili in fase di realizzazione nelle stesse aree e 9 «inerente alla richiesta di maggiori oneri e danni conseguenti alla indeterminatezza del progetto esecutivo e della perizia di variante n.3», oltre all’indisponibilità di fondi per saldare glistati di avanzamento. E alla fine il conto, dopo una conciliazione bonaria, sarà di 6 milioni e 300mila euro oltre interessi.
Una serie diproblemi, insomma, che portano l’autorità anticorruzione a concludere che «il procedimento realizzativo dell’opera, che dal punto di vista tecnico costruttivo si presenta in avanzato stato di esecuzione e per il quale si auspica la conclusione in tempi brevi, dal punto di vista amministrativo è stato gravato da anomalie che hanno, fino ad oggi, portato ad onerosi extra costi in termini di riconoscimento di riserve all’impresa ed interessi per ritardati pagamenti».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400