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Basilicata, taglio ai vitalizi: pronti i i ricorsi degli ex parlamentari

Venti lucani già firmatari di atti di contestazione: ma la Regione pagherà pensioni a ex consiglieri

Basilicata, taglio ai vitalizi: pronti i i ricorsi degli ex parlamentari

Dopo Montecitorio anche il Senato dice sì al taglio dei vitalizi degli ex parlamentari. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama ha approvato con 10 voti a favore e 1 astenuto (FI, Pd e FdI non hanno partecipato) la stessa delibera già adottata dall'Ufficio di presidenza di Montecitorio lo scorso luglio. Con gli ex senatori diventano circa 2.500 gli ex parlamentari eletti prima del 2012 — età media 76,6 anni, 140 gli ultraottantenni — che, a partire dall’1 gennaio del 2019, subiranno un taglio del vitalizio tra il 40% e l’80% dell’assegno ora percepito.

In tutto sono circa 2.700 i vitalizi erogati agli ex parlamentari, per un importo totale di circa 200 milioni di euro. I lucani interessati, comprendendo anche le pensioni di reversibilità, sono 35 tra ex deputati ed ex senatori. La quota di risparmio, ogni mese, sugli ex parlamentari della Basilicata è vicina ai 75mila euro (28mila e 730 sui vitalizi pagati agli ex deputati e 45mila e 280 agli ex senatori).
Sommando la cifra relativa alla Camera con quella del Senato si ottiene - secondo i calcoli fatti da maggioranza e governo - un risparmio complessivo di circa 56 milioni all'anno, vale a dire circa 280 milioni a legislatura. Si tratta di dati approssimativi. Quelli più precisi saranno forniti successivamente dal Consiglio di presidenza di palazzo Madama, in quanto alcuni ex senatori potrebbero essere esclusi dalla misura, come già accaduto alla Camera.

Anche se è difficile stabilire la quota esatta di tagli, in base ad alcune proiezioni effettuate, si calcola che alcuni assegni subiranno un taglio che può raggiungere anche i 5mila euro. Il taglio più consistente riguarderebbe 11 ex deputati. Sono previsti due tetti minimi: 980 mila euro o 1.470, che valgono per quei casi in cui sarebbe troppo basso l'importo dell'assegno ricalcolato. La riduzione più consistente per numero è quella che va dal 20 al 50% e riguarderebbe oltre 700 ex deputati. Si tratta, comunque, di una platea di ex parlamentari che hanno un'età avanzata (sarebbero oltre 140 gli ultra ottantenni).

Saranno invece «salvi» 67 ex deputati, il cui vitalizio non subirà alcun ritocco ma per loro viene introdotto un tetto massimo. La ratio è che con il ricalcolo avrebbero incassato un assegno di importo maggiore e, quindi, viene messo un tetto limite che si calcola sulla base dell'ultimo vitalizio percepito al 31 ottobre prossimo.

Insomma, anche al Senato dovrebbe scattare il metodo contributivo allineandosi all’assemblea di Montecitorio. Sui due rami del Parlamento, però, già pendono centinaia di ricorsi (oltre 500 patrocinati dall’avvocato Maurizio Paniz, ex deputato di FI) che alla Camera verranno trattati per le sospensive a partire dal 7 novembre dal consiglio giurisdizionale di primo grado composto da Alberto Lo Sacco (Pd), Stefania Ascani (M5S) e Silvia Covolo (Lega). Una ventina gli ex parlamentari della Basilicata che si sono finora accodati ai ricorsi, versando all’avvocato Paniz un acconto di 640 euro per portare avanti un contenzioso lungo e complesso.

Le motivazioni a supporto del ricorso: la norma tocca principi consolidati; interviene su diritti consolidati da parte di cittadini italiani; se passa il taglio agli emolumenti degli ex allora si può intervenire sulle pensioni di tutti; tagli rilevanti dal 15 all'86% ai vitalizi degli ex deputati. L’iter del ricorso prevede diverse tappe: al Consiglio di giurisdizione della Camera dei deputati, poi in Cassazione e, infine, in Europa. I tempi, insomma, si annunciano piuttosto lunghi.

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