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Viaggi della speranza per 67mila malati di tumore per anno in Italia: la tratta è Sud-Nord

Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio sono le Regioni dalle quali i pazienti con tumore si spostano maggiormente verso il Nord

Bari, la denuncia: «Io prigioniera di Asclepios, in attesa del tampone»

Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio sono le Regioni dalle quali i pazienti con tumore si spostano maggiormente verso il Nord. I dati del 2018 denunciano: quasi 184 malati oncologici si spostano dalla propria residenza a centri di altre Regioni (“mobilità passiva”). Oltre la metà di loro trasmigra dalle 5 Regioni suddette verso il Nord (prevalentemente Lombardia, Lazio dove esiste un “Nord” intraregionale, Emilia-Romagna e Veneto), nelle quali vengono effettuati il 60% dei ricoveri per tumore in mobilità passiva, portandovi pene e dolori umani ma anche risorse economiche proprie e del Servizio sanitario regionale di partenza cui la Regione nella quale prosperano (soprattutto perché titolare di un regime di favore in virtù della divisione irrazionale dei fondi sanitari nazionali) centri con attrezzature e comfort instaurati grazie a politica “protezionistica” perdurante.

Esclusa la Sardegna (-9,0%), il Sud perde più del 13% del finanziamento per l’oncologia e, in particolare, a Basilicata, Calabria e Molise è sottratto ben oltre il 30%. Si tratta del 9,5% di tutti i ricoveri oncologici e oncoematologici ma dell’8,5% se si considera solo la mobilità extraregionale e non quella “di prossimità”. I tumori che, in gran parte, rappresentano la malattia che induce al “viaggio” sono quelli della prostata, della vescica, del fegato e della tiroide. Uno su tre spostamenti riguarda, in particolare l’effettuazione di un intervento chirurgico. «La migrazione sanitaria in oncologia è un tema che il nostro Gruppo ha sempre tenuto in grande considerazione: basti pensare che il Manifesto per i diritti dei pazienti oncologici con il quale, di fatto, nel 2014 è nato il progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” era proprio incentrato sulle difformità tra una Regione e l’altra nell’assistenza e nella cura dei pazienti oncologici e sull’aumento della mobilità passiva di questi pazienti – ha detto nell’incontro via etere, organizzato da Proformat, Annamaria Mancuso, coordinatrice del Gruppo (con 35 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici) “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” e Presidente Salute Donna onlus– i cosiddetti “viaggi della speranza” che portano i pazienti con tumore e le loro famiglie a spostarsi per ricevere l’assistenza e il trattamento migliori sono la principale espressione di questa disparità territoriale, con conseguenze importanti sulla sfera economico- sociale dei nuclei familiari, costringendo intere famiglie a spostamenti frequenti che causano non solo un notevole dispendio di risorse economiche, sia diretto che indiretto (permessi di lavoro, aspettative etc.) ma hanno anche un importante impatto dal punto di vista dello stress psicologico e fisico, per i pazienti e per i loro caregiver».

L’indagine socio-economica è stata realizzata dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità),  nell’ambito delle attività del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus , sulla migrazione sanitaria in oncologia, con un’analisi innovativa che mette a disposizione dati e proiezioni sull’impatto organizzativo ed economico di questo fenomeno, affrontando il tema della mobilità “di prossimità”, che non è sempre evitabile, e andando per la prima volta a disegnare il profilo del paziente oncologico in mobilità. L’obiettivo è quello di collaborare con le Istituzioni per comprendere meglio le motivazioni alla base della migrazione sanitaria in oncologia, in vista della profonda riforma dell’assistenza e dell’organizzazione sanitaria che verrà posta in essere attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In termini economici, la mobilità passiva incide sui finanziamenti regionali nel campo dell’oncologia, con un range che va dal -3,2% della Lombardia al -40,9% del Molise. Tutte le Regioni del Sud perdono, esclusa la Sardegna (-9,0%), oltre il 13% del finanziamento per l’oncologia: di queste, Basilicata, Calabria e Molise perdono più del 30%.

“L’impatto economico sulle Regioni – fa rilevare  il prof. Federico Spandonaro (università Roma “Tor Vergata), presidente C.R.E.A. Sanità – è molto cospicuo: quasi 88 milioni di euro in più nelle casse della Lombardia e 52 milioni euro imn meno in quelle della Campania. Complessivamente le Regioni del Sud perdono circa 160 milioni di euro”. Gran parte di questi spostamenti potrebbe essere evitata ove si instauri una politica di riequilibrio strutturale e di dovuti ristori per le Regioni che sono “costrette” a subire questi spostamenti che costano disagi, lacrime, sangue ed euro alla metà derelitta del Paese. E, tra queste Regioni primeggiano, purtroppo, Basilicata e Puglia.

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