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Santeramo, da contadino ad autista della diva: «Così Monica Vitti mi cambiò la vita»

Bari, da contadino ad autista della diva: «Così Monica Vitti mi cambiò la vita»

Dalla Puglia alla Capitale per fare da autista alla diva. Il ricordo di Giuseppe Di Sabato

08 Luglio 2020

Anna Larato

«Monica Vitti mi ha cambiato la vita. Le sono infinitamente grato. La mia è una storia speciale». Giuseppe Di Sabato, 75 anni, dalla murgia più aspra a Roma, dove vive dal 1970 con la sua famiglia. È emozionato, al telefono, mentre racconta in un perfetto ciociaro la favola della sua vita.

Cronistoria di una favola. È questo il titolo di uno dei racconti del volume Storie e Patorie – Storie di paese… Fiabe… Favole, una raccolta di lavori dei corsisti dell’Ute Santeramo, collana «Scrittori in erba… Santermani», un allegato al periodico dell’Ute La terza pagina. Pubblicazione curata da Giulia Poli Disanto, docente Ute del corso Fiabe e Favole, che ha ideato e raccolto i lavori, scrittrice a tutto tondo con decine di pubblicazioni alle spalle, tra cui l’ultima il Diverthriller Il ragazzo delle arance (L’Erudita edizione».

«E uno dei racconti più significativi - afferma Giulia Poli Disanto - che impreziosisce questa raccolta è Cronistoria di una favola».

«Ringrazio la scrittrice Poli Disanto per la pubblicazione. Ho saputo, e mi sono emozionato tantissimo, che la Gazzetta del Mezzogiorno qualche giorno fa ha raccontato del film La ragazza con la pistola con alcune scene che furono girate nell’agro nella masseria “Iazzone”. - spiega Di Sabato -. Infatti la nostra masseria, nell’inverno del lontano 1968, fu scelta per alcuni ciak del film. Un giorno di dicembre, nella nostra fattoria, arrivò una macchina con tre persone e ci chiesero di poter effettuare alcune riprese e l’attrice era nientemeno che Monica Vitti. Mio padre accettò. Io avevo 23 anni, mi detti da fare a pulire tutto l’ovile dove dovevano girare la scena. Monica Vitti, bellissima, molto gentile mi osservava. E durante una pausa mi chiese se volevo lavorare per lei come autista personale a Roma».

«Sinceramente - prosegue Di Sabato - mi sembrò uno scherzo. Io andare a Roma? .. ma se non ero andato mai neanche a Bari e raramente andavo al paese, a Santeramo.. Mi consultai con i miei parenti e decisi di accettare. Era un motivo anche per scappare dalla mia terribile matrigna. Mio nonno e mio zio mi dettero 20 mila lire ciascuno per potermi comprare il biglietto per il viaggio e il «corredo» ( mutande, calze, ecc) e a febbraio paritii per Roma. Lì i primi mesi mi sentivo alquanto spaesato. Dalla campagna, in una grande città e con un buon stipendio 50 mila lire al mese con vitto e alloggio gratis. Un sogno e a maggio la signorina Vitti mi comprò anche una 500 che intestò a me personalmente».
«Come autista personale di Monica Vitti - ricorda ancora Di Sabato - guidavo la sua Citroen Pallas e qualche volta ho anche guidato la Giulietta Spider di Michelangelo Antonioni».

Un’occasione unica anche per conoscere altri personaggi del cinema. «Tanti - aggiunge -, ma non ricordo i nomi. Ero sempre in giro per copioni. Uno che ricordo perfettamente e che spesso veniva dalla Vitti era Alberto Sordi sempre scherzoso». La sistemazione era buona insomma, ma Di Sabato cinfessa: «Però mi annoiavo, non era un lavoro pesante come il lavoro dei campi e accudire il bestiame. Ed è per questo che il sabato e la domenica me ne andavo dai contadini della zona.

Li aiutavo nei campi. Qui conobbi Rita e mi sposai nel ‘71. Lasciai il lavoro da Monica Vitti: trasportavo latte e poi costitui una società a conduzione familiare e tutto andò bene. Ho avuto 4 figli. Sono veramente contento di aver costruito la mia favola da solo, con l’aiuto della signorina Vitti. Mi spiace di non avere nemmeno una foto con lei, ma la ho sempre nel cuore. Qualche anno fa ho cercato di rincontrarla tramite C’è posta per te di Maria De Filippi, ma mi dissero che non stava più bene».

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