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Achille Lauro, la Puglia non solo nella tutina: il papà ha origini gravinesi

Gravina fa il tifo per lui. Lauro De Marinis, 29 anni, in arte Achille Lauro, è gravinese per parte di padre

Sanremo, la «tutina» di Achille Lauro realizzata a Nardò

Achille Lauro

Gravina fa il tifo per lui. Lauro De Marinis, 29 anni, in arte Achille Lauro, è gravinese per parte di padre. Lo scorso autunno ha trascorso qualche giorno nella città murgiana con i cugini, gli altri parenti e gli amici con i quali è sempre in contatto anche grazie ai social network. La sua è una famiglia di alti funzionari dello Stato. Il papà, Nicola, 62 anni, è un magistrato della Corte di Cassazione: è consigliere della sezione Lavoro di piazza Cavour. Il nonno paterno, Federico De Marinis, purtroppo scomparso, era un prefetto. L’artista è imparentato alla lontana anche con l’ex Procuratore della Repubblica di Bari Michele De Marinis, in pensione da qualche anno. Viceprefetto è il procugino, Matteo De Marinis, 52 anni, in servizio a Bari, ma fino a qualche giorno fa, commissario antimafia del Comune di Laureana Borrello, in provincia di Reggio Calabria, sciolto per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta. Per parte di madre, Lauro ha invece sangue veneto. La mamma è veronese e si chiama Cristina Zambon. Lei collabora con l’entourage del giovane artista.

A Gravina c’è grande attesa per la performance della serata finale del longilineo artista che quest’anno ha deciso di stupire il pubblico del Festival di Sanremo con abbigliamento e trucco. Il glamour riveduto è corretto è la cifra del suo personaggio che cita un po’ il David Bowie di Ziggy Stardust e un po’ le nobildonne di un’Italia che non c’è più. in molti critici infatti hanno visto nel suo look della serata di venerdì una citazione della nobildonna Luisa Casati Stampa che all’inizio del Novecento fu musa di Filippo Tommaso Marinetti e di altri protagonisti di quella stagione culturale. Il cantante in effetti l’altro ieri sera ha indossato un copricapo a raggiera dal quale spuntavano lunghe piume nere, e una leggera cappa di organza trasparente plissé, pure nera, attraverso la quale si intravvedevano i tatuaggi di un drago e di un’isola deserta ricca di selvatiche palme. Come dire che la fantasia non gli manca.

D’altra parte la tuta aderente e luccicante, indossata alla serata d’esordio del Festival, il trucco pesante sugli occhi, hanno fatto subito capire a tutti che il giovane cantante puntava a stupire. Tra l’altro la tutina, come abbiamo anticipato nei giorni scorsi su queste pagine, era stata realizzata dall’azienda Barbetta di Nardò (Lecce) per conto di Gucci.

Achille Lauro, giocando sul proprio nome di battesimo, ha scelto come nome d’arte quello dell’armatore (1887-1982) di fede monarchica che fu sindaco di Napoli, deputato del Parlamento italiano e per un trentennio presidente del Napoli Calcio. Come mai? Certamente l’onorevole Lauro fu un vincente.

Magro e slanciato, Lauro è un ragazzo perbene, molto legato alla famiglia e, pur essendo nato a Roma, è molto affezionato a Gravina, la terra delle radici, dove ama trascorrere qualche giorno di relax quando gli impegni musicali glielo consentono, per rivedere parenti e amici e gustare i piatti tipici come le orecchiette ai funghi cardoncelli e la salsiccia a punta di coltello. A garantirlo è proprio Matteo De Marinis, il viceprefetto, che naturalmente con moglie e figli sostiene l’interprete di Me ne frego, in gara a questo Sanremo 2020 e di Rolls Royce (2019), il brano gettonatissimo nelle radio la scorsa estate. Gli augura la vittoria alla massima kermesse canora nazionale e, comunque, spera per lui un avvenire luminoso.

«Lo aspettiamo a Gravina per riabbracciarlo al più presto», afferma il dottor De Marinis, stimato funzionario del Ministero dell’Interno e appassionato di musica. Del resto ha sposato una cantante lirica, Emilia Marvulli, dalla quale ha avuto due figli, Federico e Adriana. «Mio figlio maggiore Federico è molto legato al cugino Lauro - spiega - e ne segue la carriera, passo dopo passo».

Matteo De Marinis rivela: «Mio cugino Nicola, il papà dell’artista, ha sempre amato la musica e soprattutto il ballo. Sì, forse avrebbe sognato un avvenire nella pubblica amministrazione anche per i suoi due figli, tuttavia so che non ne ha mai osteggiato le aspirazioni e il talento artistici. Infatti il maggiore, Federico, omonimo di mio figlio, si occupa di musica elettronica, e invece Lauro, il secondogenito, partendo dall’esperienza del fratello, ha scelto il genere più spiccatamente pop e direi con successo, come ha saputo dimostrare. Siamo molto legati a lui ed è possibile che nei prossimi giorni lo raggiungiamo a Sanremo, come abbiamo fatto l’anno scorso».

Intanto a Gravina monta il passaparola sul web. E sui social si è già creato un gruppo d’ascolto virtuale che sostiene Achille Lauro. Per i giovani della Murgia lui ha già vinto il Festival, indipendentemente dal verdetto ufficiale.

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