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In Puglia e Basilicata

La «mise» esibita

Sanremo, la «tutina» di Achille Lauro realizzata a Nardò

Sanremo, la «tutina» di Achille Lauro realizzata a Nardò

Achille Lauro

Opera (commissionata da Gucci) dell'azienda tessile Barbetta: nessuno in fabbrica sapeva a chi fosse destinata

07 Febbraio 2020

Biagio Valerio

L’abito non fa il monaco. Achille Lauro lo ha dimostrato per l’ennesima volta, anche sul palco di Sanremo. Ma fa l’orgoglio di un territorio. La inusuale mise dell’artista, che ha fatto tanto discutere nasce infatti a Nardò. Nel cuore del «polo» del tessile che ha nella storica azienda «Barbetta» una delle eccellenze dell’intero comparto. Una rivisitazione delle «tutine» attillate e scintillanti, chiamiamole così, di mostri sacri come David Bowie, Mike Jagger e Renato Zero che ha diviso il pubblico. E ci può stare, in un festival che raduna davanti allo schermo oltre metà della popolazione.

La curiosità è che quell’abito, paludato per pochi secondi da una sfarzosa mantella di velluto e oro ricamato, è tutto «made in Nardò». A realizzarlo da capo a piedi sono state le virtuosissime sarte dell’azienda Barbetta su un progetto di Gucci.

Le aziende di Luciano Barbetta, il capostipite che con la moglie Ileana ha mosso i suoi primi passi nel 1973, sono una realtà importante nel Salento: la produzione punta al settore dell’abbigliamento di lusso e nella fornitura di servizi alle più importanti case di moda, affiancate nella realizzazione del prodotto in tutte le sue fasi. La produzione annuale è in costante aumento e si aggira intorno ai 270mila capi annui, con l’impiego di circa 300 addetti tra produzione interna e network del villaggio, oltre all’attività di lavoro indotto: confezione, stampe, ricami.

La notizia «curiosa»? A Nardò, e persino in azienda, nessuno sapeva che questo abito fosse destinato a Lauro anche perché per la «Barbetta» la riservatezza con i prestigiosi clienti rappresenta un aspetto molto qualificante.

E la richiesta di conoscere la paternità del singolare «capo immagine» è partita direttamente da Sanremo. Da qui si è risaliti a Gucci e poi all’azienda di Nardò. Infine va detto che mantello imperiale e tutina aderente hanno messo d’accordo persino la politica: «La notizia - dice il sindaco Pippi Mellone - da un lato mi fa piacere perché riempie d’orgoglio i tanti lavoratori e le tante lavoratrici del comparto, dall’altro non mi meraviglia perché la nostra città rappresenta l’eccellenza assoluta in questo settore produttivo. La nostra zona industriale è oggi il miglior luogo per investire su aziende della filiera. Un vero riscatto sociale viene dalla capacità produttiva dei nostri territori, storicamente trascurati dai resoconti ufficiali». Per il leader dell’opposizione, Lorenzo Siciliano, «a confezionare questa ennesima grande intuizione di Gucci è un gruppo di aziende tutte neretine guidate dalla storica industria Barbetta, un’eccellenza del tessile della nostra Città che ci stupisce e di cui non possiamo che esserne fieri».

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