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Caetano Veloso: «Quando canto con i miei figli sono in paradiso»

Il 22 a Fasano con «Ofertorio»

Caetano Veloso: «Quando canto con i miei figli sono in paradiso»

«Joao Gilberto è stato senza dubbio il più grande artista con cui la mia anima è entrata in contatto».
Non era possibile intervistare Caetano Veloso senza che almeno per un attimo la conversazione vertesse sulla recente scomparsa di Joao Gilberto, col quale il Nostro si è anche esibito più volte dal vivo. Il settantasettenne artista bahiano è, insieme con Francesco De Gregori, uno degli artisti di punta del festival Bari in Jazz e il suo concerto seguirà di sole ventiquattr’ore, lunedì 22, quello del cantautore romano. Insieme con i suoi tre figli, Moreno, Tom e Zeca, Veloso porterà a Fasano, in piazza Ciaia (biglietti nel circuito ticketone.it) il suo recital «Ofertorio».

Veloso, «Offertorio» la impegna con i suoi tre figli. Che significato ha per lei?
«La gioia di essere in scena con Moreno, Tom e Zeca, le persone che amo maggiormente. L’idea di poter cantare assieme a loro è per me come trovarmi in paradiso».

Quale sarà il repertorio?
«Prevalentemente brani che riguardano il nostro stare assieme, mie canzoni che parlano della nostra famiglia e anche brani altrui scelti da loro, come ad esempio O seu amor di Gilberto Gil, che è stata scelta da Tom. E poi ancora brani inediti o poco noti, insieme con canzoni conosciute che abbiamo scelto perché ci sono sembrate coerenti con il tema di questa riunione familiare».

Lei ha inciso «Fina Estampa» in spagnolo e «A foreign sound» in inglese. Non ha mai pensato a un disco tutto in italiano?
«Mi piacerebbe molto, ma devo confessare che un po’ mi inibsice. Parlo l’inglese e lo spagnolo e sin dalla mia adolescenza ho ascoltato più canzoni in quelle due lingue che non in italiano che invece parlo abbastanza poco, sebbene lo ritenga, fra tutte, la lingua dal più bel suono musicale. Da ragazzo sono cresciuto guardando i film italiani e quel po’ che so parlare lo devo al vostro cinema. Però ogni volta che mi incontro con Stefano Bollani, lui mi propone di incidere un disco di canzoni italiane e io accetto l’idea, che mi fa sognare. Del resto, ho scritto una canzone in italiano (che fatica...) intitolata Michelangelo Antonioni e non mi vergogno di dire che la trovo molto bella».

La prima volta che ha visitato l'Italia, nel 1971, lei ha incontrato Franco Zeffirelli per recitare il ruolo di San Francesco nel suo «Fratello sole, sorella luna». Che ricordo ha di quell’episodio e del regista, da poco scomparso?
«I responsabili dell’etichetta discografica Famous Music, del gruppo Paramount, volevano che quel ruolo fosse affidato a me, così mi portarono a Roma a casa di Zeffirelli, sull’Appia Antica. Vi trascorremmo un intero pomeriggio, durante il quale lui fu molto cordiale con me, mi chiese di cantare e poi disse che assomigliavo all’attrice Florinda Bolkan. Poi mi presentò un giovane attore inglese dagli occhi blu (Graham Faulkner, ndr), al quale alla fine venne assegnata la parte di San Francesco. Fu una cosa singolare: i seri, compassati produttori inglesi volevano affidare il ruolo di San Francesco a questo giovane brasiliano magro e dalla pelle scura, mentre il regista italiano preferiva l’attore inglese. Alla fine seppi che potevo tornarmene in Brasile e la cosa contrariò i miei produttori. Un anno dopo, Zeffirelli venne a Rio per una regia lirica e ci incontrammo a casa di un mio amico: fu come sempre gentile, ma non credo si ricordasse chi fossi».

La sua prima volta in Italia coincise anche con il suo arresto. Cosa accadde?
«Non facemmo in tempo ad arrivare che fummo arrestati. Ero con la mia moglie dell’epoca, Dedè, la mamma di Moreno e con il mio manager Guilherme Araújo. Eravamo in un albergo a via Veneto che aveva trattenuto i nostri passaporti per la registrazione e Guilherme ci propose di andare a vedere la Fontana di Trevi. Era notte e io ero giovane, magro, con la pelle scura e i capelli lunghi. Insomma dovevo sembrare un personaggio pericoloso e dei poliziotti che stavano passando in quel momento ci fermarono. Guilherme cercò di spiegare loro perché fossimo privi di documenti, ma ci portarono in una centrale di polizia dove finimmo in cella con alcuni teppisti, mentre sentivamo che nell’altra stanza Dedè piangere e gridare. Rimanemmo lì fino all’alba, quando un amico, non vedendoci tornare in albergo, cominciò a cercarci in tutti i posti di polizia e ci fece mettere in libertà».

Parliamo del Brasile. Qual è la sua opinione del governo Bolsonaro e cosa pensa del caso Lula, ora che è stato dimostrato che il suo processo per corruzione era frutto di una cospirazione politica?
«Non sono un sostenitore di Lula, ma ho votato per lui in due diversi ballottaggi. In quest’ultima occasione ho votato per Haddad, il suo candidato. Per molti versi ero certo della vittoria di Bolsonaro, ma ovviamente ho votato contro di lui perché non lo condivido. Credo che la società brasiliana sia in cerca di un cambiamento e il moralismo contro la corruzione è da sempre un ottimo alleato della destra, malgrado combatterla sia legittimo e necessario. Non dubito che il processo a Lula sia servito a distruggere ciò che rimaneva della sua politica. Il giudice che lo ha messo in prigione è diventato il ministro della Giustizia di Bolsonaro, mi sembra significativo. Da parte mia, ho sempre visto il Brasile come un gigante mulatto di lingua portoghese nell’emisfero delle due Americhe. Non si può fare a meno di considerare il suo ruolo, a meno che non si distrugga il Pianeta. Magari con la complicità del Brasile stesso».

Lei è venuto in Puglia più volte, sin dal 1989, quando si esibì con gli Ambitious Lovers di Arto Lindsay al festival barese Tim Zones. E poi questa è la regione di Domenico Modugno, del quale canta spesso «Volare».
«Non dimenticherò mai quel concerto a Bari. La parte in cui suonai da solo mi fornì un’idea nuova dei miei rapporti con l’Italia: cantai nell’auditorium intitolato a Nino Rota e andai a pranzo con Ennio Morricone. E poi la reazione del pubblico fu come l’inizio di una relazione amorosa. È vero, ogni tanto canto Volare e vorrei provare a farlo anche stavolta. O forse canterò Michelangelo Antonioni».

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