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Denunciata una 48enne a Lecce

Si fiinge avvocatessa
e scrive pure una sentenza

Una cliente l'aveva incaricata di seguire la pratica di divorzio: accortasi del raggiro l'ha denunciata

toga avvocato

Cura la pratica di divorzio, scrivendo anche la sentenza senza avere alcun titolo. E così una falsa avvocatessa finisce sotto inchiesta.
Il pubblico ministero Angela Rotondano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a P.P., una 48enne residente a Lecce. Il pm mette nero su bianco accuse e contestazioni. La sedicente toga è accusata di esercizio abusivo della professione, falso materiale e truffa.
La falsa avvocatessa avrebbe svolto la professione forense sprovvista della necessaria speciale abilitazione. Così, nonostante non sia mai stata iscritta all’albo degli avvocati, la sedicente professionista avrebbe formato una falsa sentenza di divorzio nella causa civile (di fatto, inesistente) poi iscritta nel registro generali del Tribunale di Brindisi.
Secondo le risultanze investigative, P.P. avrebbe anche intascato circa mille e 400 euro come compenso per l’attività professionale offerta.
L’indagine è stata avviata nel dicembre del 2014. Un uomo aveva avviato la pratica di divorzio, quando si è accorto di essere stato raggirato. Ha così presentato una circostanziata querela, dando il via alle indagini. Il pubblico ministero, titolare del fascicolo d’indagine, ha delegato agli agenti della Squadra mobile di Lecce di accertare se la donna svolgesse effettivamente l’attività di avvocato. E così gli approfondimenti hanno escluso che la donna fosse iscritta all’Ordine degli Avvocati.
Sono state sentite diverse persone, come informate dei fatti, tra cui la coppia di ex coniugi raggirata.
La sentenza è stata anche sequestrata. E la sedicente avvocatessa è stata così denunciata. La donna, assistita d’ufficio dall’avvocato Alessandro Tomasi, ha ora venti giorni a sua disposizione per chiedere di essere interrogata o per produrre memorie difensive prima che il pubblico ministeri formalizzi la richiesta di rinvio a giudizio.

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Commenti all'articolo

  • rossini

    27 Aprile 2016 - 06:06

    Tipico esempio dell'efficienza della giustizia italiana. L'indagine parte nel dicembre 2014. Ci vogliono 30 minuti per accertare se la donna è iscritta nell'albo degli avvocati (basta Internet). Altri 30 minuti sono necessari per verificare se la sentenza è falsa (basta un accesso nelle cancellerie del tribunale). È trascorso un anno e mezzo e si deve ancora decidere se rinviarla a giudizio.

    Rispondi

  • rossini

    27 Aprile 2016 - 06:06

    Tipico esempio dell'efficienza della giustizia italiana. L'indagine parte nel dicembre 2014. Ci vogliono 30 minuti per accertare se la donna è iscritta nell'albo degli avvocati (basta Internet). Altri 30 minuti sono necessari per verificare se la sentenza è falsa (basta un accesso nelle cancellerie del tribunale). È trascorso un anno e mezzo e si deve ancora decidere se rinviarla a giudizio.

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