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In Puglia e Basilicata

Verso la meta

Otranto, gita al Faro per la prima alba d’Italia

Il Faro di Otranto

Il Salento offre un'immagine da cartolina in un luogo situato nel punto più a est della penisola

10 Marzo 2022

Enrica Simonetti

OTRANTO (LECCE) - Il vento sibila tra la porta del faro e il mare aperto che è davanti a noi. Siamo a Capo d'Otranto, ma potremmo essere in capo al mondo, tanta è la bellezza che ci attornia: il profumo della salsedine, la scogliera piena di sterpi e di orchidee selvatiche, la torre bianca in carparo con la sua lanterna stile Liberty. Siamo alla Palascìa, sul punto più ad Est d'Italia, qui il sole sorge prima che nel resto del Paese (18° 31' 22” di longitudine est) e di notte c'è chi attende in questo luogo la romantica prima alba, sfidando il freddo e il sonno. Ma ne vale la pena, perché questo angolo di Puglia è un paradiso terrestre e marino, a sette chilometri da Otranto, un punto sospeso tra cielo e mare, un luogo che sembra senza confini.
Nato per i navigatori nel 1850, su una roccia che probabilmente da sempre ha ospitato una luce, una torre-sentinella per i naviganti, il faro sormonta una casa a due piani, un tempo abitata da due famiglie “prigioniere” di questa vita a parte, splendida e faticosa. Oggi che il faro (disabitato dagli anni Sessanta) è meta di turisti e di visitatori delle mostre che ogni tanto vi si organizzano, i ricordi di quelle vite dei guardiani dei fari e dell'orizzonte mettono i brividi. Ecco le stanze e i pavimenti che resistono ancora, dopo il restauro conservativo perfetto; ecco il piano superiore, la scala a chiocciola che porta in cima. Ecco le terrazze ampie, dalle quali l'alba è una preghiera.

La sensazione è di trovarsi su un'isola in balìa dei flutti e - visto che al faro si arriva percorrendo un sentiero che scende verso il mare tra le meraviglie naturalistiche degli scogli e delle piante selvatiche – la sosta prima della risalita è un patto con l'emozione e con lo spaesamento.

Tutto il percorso dei fari di Puglia, se si vuole, può essere realizzato a piedi: è un lungo viaggio carico di fascino, è un'onda da seguire, per esempio, da qui a Leuca, facendo tappa in meraviglie come Porto Badisco, incontrando torri saracene imperdibili come la maestosa Torre S. Emiliano. E poi Santa Cesarea, verso Castro, incrociando un altro luogo pieno di grotte naturali, l'incanto di Tricase e Marina Serra. Il cammino (consigliabile in primavera per evitare il troppo caldo estivo o i rigori invernali) prosegue verso Novaglie, l'insenatura del Ciolo, per giungere a Gagliano del Capo. Percorrendo massimo 14 chilometri al giorno e volendosi fermare per visitare tutti i paesi, serve almeno una settimana. In bici e in auto ovviamente è tutto diverso, ma a voi la scelta.

Il viaggio tra i fari è un turismo lento, anche faticoso, ma sicuramente da fare senza fretta. Eccoci a Leuca, guardando il punto ideale in cui si troverebbe l'incrocio tra i due mari, lo Ionio e l'Adriatico. «Finibus Terrae», l'ultima briciola di territorio che chiude a Sud la penisola e il Tacco d'Italia. Il mare sembra il padrone assoluto: infinito, aperto verso i monti dell'Albania e verso Corfù.

Leuca è la fine e l'inizio di tutto: il faro svetta sullo scoglio, con la sua torre candida, alta oltre 48 metri, costruita nel 1886 e perfettamente intatta. Chi è fortunato e riesce a visitarlo (i fari affidati alla Marina Militare sono chiusi al pubblico e vi si accede solo con il permesso per una visita), avrà ben 250 scalini dall'interno verso la lanterna: anche salire è un esercizio di bellezza, del quale non ci si deve mai stancare. E, dalla cupola con il suo balconcino in ferro battuto, si dominano Oriente e Occidente; sotto, la piazza enorme del santuario. All'orizzonte, l'infinito. Andar per fari è una magia.

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