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In Puglia e Basilicata

Nuove migrazioni

Nardò, nel Mar Jonio spunta il pesce tropicale «dentone»

Nardò, nel Mar Jonio spunta il pesce tropicale «dentone»

È stato pescato qualche giorno fa a Santa Caterina, ed è un pesce "ruminante"

04 Agosto 2019

Biagio Valerio

Un pesce “ruminante” fa la sua comparsa nelle acque di Nardò. Sempre più di frequente i pescatori della zona tirano a bordo alcuni strani esemplari, colorati come l’arcobaleno e provvisti di una bella “dentatura”. E’ successo qualche giorno fa a Santa Caterina con un grosso “pesce pappagallo”, così come è chiamato volgarmente lo Sparisoma Cretense. L’ittiologo italiano Griffini, nel suo Ittiologia Italiana (1903), conferma l’abitudine di ruminare di questa specie, “erbivoro e rumina l’alimento”, ma Thompson (1947) sostiene che più probabilmente lo Scarus mastichi semplicemente il cibo più duro con i suoi denti grandi. In ogni caso il pesce “dentone” rappresenta una novità per i nostri pescatori e diportisti e perciò il dibattito si è subito alimentato. Va detto subito che è esistito, in passato, anche nel Mediterraneo, e i Romani ne tentarono l’introduzione nel Tirreno, apprezzatene le carni. Così come era noto ai Greci antichi: alcuni fossili sono stati ritrovati in un sito del VI secolo. Le catture in corso, dunque, non sono dovute alla tropicalizzazione del Mediterraneo ma da una meridionalizzazione del nostro mare, visto che specie di origine del basso Mediterraneo stanno migrando verso nord raggiungendo anche le coste della Francia del Sud e della Spagna.

Va tutto bene, dunque? Ma neanche per sogno. Il “piccolo” mare ionico risente molto delle specie “aliene”: ne sono state individuate 33 soltanto nel 2017. Come per le piante, infestate da insetti provenienti da altri continenti (basti pensare al punteruolo rosso che ha devastato tutte le palme salentine in pochi anni), anche i mari risentono della “contaminazione”: “il nostro mare è fortemente invaso da specie alloctone – scrive l’autorevole National Geographic - che possono raggiungere il bacino attraverso il Canale di Suez o lo Stretto di Gibilterra”. Oppure (ed è questa la spiegazione più plausibile) essere trasportate passivamente dalle acque di zavorra delle navi. I sistemi di pompaggio e di sterilizzazione delle acque in uscita dovrebbero impedire l’introduzione di specie aliene ma molte navi riportano delle avarie a questi sistemi, permettendo il passaggio non solo di alghe e di invertebrati, ma anche di specie di grandi dimensioni come Chlorurus rhakoura (un’altra famiglia di pesce pappagallo, l’esemplare più grande ritrovato è grande circa 40 centimetri) o addirittura di interi branchi di pesci. I mari chiusi ne risentono di più e ora viene sfatata la tesi che non possano ospitare specie tropicali. Anzi, proliferando potrebbero entrare in conflitto alimentare con le specie autoctone, causandone anche l’estinzione.

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