Giovedì 20 Giugno 2019 | 15:04

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«La mia porta sarà sempre aperta per chi avrà bisogno di me». Esordisce così il neo presidente della Corte d'Appello Lanfranco Vetrone, che ieri mattina si è insediato ufficialmente nell'Aula Magna Vittorio Aymone. Sessantasette anni, nativo di Potenza, il magistrato arriva a Lecce dopo aver ricoperto la carica di presidente del Tribunale di Catanzaro, e prima ancora del capoluogo della Basilicata. Il suo primo passo da presidente della Corte, però, non è stato dei più felici: scendendo dalla pedana dopo la proclamazione, infatti, Vetrone ha messo un piede in fallo procurandosi una microfrattura. Ingessato, ne avrà per 30 giorni.
«Ringrazio tutti i presenti per l'accoglienza così calorosa - ha dichiarato - sono molto felice di essere qui. Ho la consapevolezza che avrò a che fare con magistrati, avvocati e impiegati validissimi. Sono venuto qui con il proposito di far bene, e so che sarà necessario il massimo impegno da parte mia. Raccoglierò tutti i contributi che vorrà offrirmi la classe forense: avvocati e magistrati, pur occupandosi di cose diverse, sono due facce della stessa medaglia. Ho voluto essere a capo di questa sede perchè ritengo sia il naturale sfogo di una carriera che mi ha consentito di ricoprire diversi incarichi. Essere qui oggi è una grande gratificazione, anche perchè siamo in un bellissimo territorio, considerato la perla dello stivale. Spero di non deludere le aspettative».
L'insediamento di Vetrone, così come previsto dalla legge, è avvenuto al cospetto del procuratore generale Antonio Maruccia, e del collegio composto dal presidente Giovanni Romano, e dai consiglieri Virginia Zuppetta e Raffaella Brocca.
«La Corte di appello di Lecce è una sede prestigiosa, con una lunga tradizione di professionalità in tutte le categorie della giurisdizione. - ha dichiarato il procuratore Maruccia - Ringrazio il suo precessore, il presidente Roberto Tanisi, per il lavoro svolto. Gli avvocati del distretto vantano campioni del diritto: da Vittorio Aymone ad Angelo Pallara, di cui sentirà parlare. Alla magistratura inquirente va riconosciuto il merito di aver contenuto, se non sconfitto, una criminalità organizzata che ambiva a qualificarsi come quarta mafia del territorio nazionale. Infine la magistratura giudicante, che si caratterizza per doti di indipendenza e grande preparazione».
Durante la cerimonia, hanno preso la parola anche i presidenti dell'ordine degli avvocati di Lecce e Brindisi, Roberta Altavilla e Carlo Panzuti, il dirigente Sergio Montanaro.
«Lei trova una Corte d'Appello molto ben organizzata e molto stimata - ha dichiarato il presidente distrettuale dell'Anm Maurizio Saso - I magistrati salentini hanno una grande capacità di smaltire i carichi pendenti, tanto che da questo punto di vista il nostro distretto è fra i più virtuosi, specialmente con riferimento ad un settore nevralgico come quello delle prescrizioni, che statisticamente hanno numeri molto più bassi rispetto a quelli di altre Corti d'Appello. Voglio qui ringraziare il suo predecessore, il presidente Roberto Tanisi». A questo punto è partito un lungo e caloroso applauso da parte del pubblico presente, che testimonia l'affetto e la stima che tutti nutrono nei confronti del magistrato. Non possiamo dimenticare - ha proseguito Saso - i 21 mesi in cui ha lavorato alla Corte, sia gli otto anni come presidente distrettuale dell'Anm, durante i quali ha dato un validissimo contributo in questi incarichi. Siamo certi che Lei potrà fare molto bene, garantiremo una piena collaborazione che fa parte del nostro Dna».

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