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Dal primo luglio del prossimo annoi due paesi si fonderanno

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i sindaci dei due comuni al voto (foto Toma)

Storica vittoria del «sì»: il primo luglio del prossimo anno nascerà il Comune di Presicce-Acquarica. I «fusionisti» si sono imposti in entrambi i paesi, a Presicce con il 58% circa e ad Acquarica con il 66% circa. L’affluenza dei votanti è stata del 41,51% a Presicce e del 34,28 ad Acquarica: molto bassa rispetto alle aspettative.
Un risultato tutt’altro che scontato, quello del referendum consultivo regionale che si è svolto ieri. La campagna referendaria, infatti, è stata molto accesa, ed entrambi i gruppi hanno portato all’attenzione della cittadinanza le loro tesi, supportandole con studi e documenti. Alla fine, però, a prevalere in entrambe le comunità (condizione necessaria, poiché anche il «no» di uno dei due paesi avrebbe bloccato il processo) è stata la linea del «sì». E ciò nonostante le spaccature politiche che il processo di fusione ha generato, soprattutto a Presicce.


Da oggi, dunque, presiccesi e acquaricesi dovranno iniziare a fare il conto alla rovescia: i due Comuni avranno vita propria per altri 560 giorni, cioè fino al 30 giugno. Dal 1° luglio, in virtù della legge che il consiglio regionale approverà nelle prossime settimane (il testo è quello del disegno di legge 187 del 13 settembre 2018), nascerà il nuovo Comune di Presicce-Acquarica, e la Provincia di Lecce passerà da 97 a 96 Comuni.
Il processo di fusione si è basato principalmente sullo studio di fattibilità redatto dall’esperto di amministrazione di enti locali Luigino Sergio. Con i suoi quasi 10mila abitanti, il nuovo Comune si piazzerà al 26esimo posto nella classifica dei Comuni della provincia per popolazione. Dal 1° luglio e fino alle elezioni del 2020, l’ente sarà governato da un commissario straordinario, che sarà nominato dalla Prefettura e coadiuvato dai due sindaci uscenti, Riccardo Monsellato e Francesco Ferraro, entrambi ferrei sostenitori della fusione.


Il fronte del «sì» ha puntato tutto sul peso politico che il nuovo Comune andrà ad acquistare grazie alla fusione, sul risparmio di spesa derivante dalla presenza di un solo ente e di una sola amministrazione comunale, sui finanziamenti (un milione e 700mila euro all’anno per 10 anni) destinati ai Comuni nati da fusione e sulla priorità garantita dalla Regione nei bandi per nuovi finanziamenti. I sostenitori del «no», invece, erano e sono certi che la fusione sia una «scommessa al buio» e che, unendosi, i due paesi perderanno la loro identità. Inoltre, il fronte dei contrari è scettico sui finanziamenti promessi e, sin dall’inizio del processo di fusione, ha lamentato scarso coinvolgimento della cittadinanza nelle decisioni.
Quella tra Presicce e Acquarica del Capo è la prima fusione in Puglia dopo l’approvazione della legge «Delrio» del 2014 e la seconda in assoluto dopo quella tra Canneto di Bari e Montrone, che il 29 settembre 1927 diede vita alla città di Adelfia. Ci sono voluti 91 anni, dunque, affinché altri due Comuni pugliesi decidessero di fondersi. Ma non sono stati 91 anni di silenzio: tante piccole comunità della Puglia hanno tentato, soprattutto nell’ultimo trentennio, di avviare una discussione sulla fusione: Taviano, Racale, Alliste e Melissano, per esempio, ma anche i Comuni del Capo di Leuca o, nel Nord Salento, Campi Salentina, Squinzano e Trepuzzi. Ad oggi, però, solo le amministrazioni di Presicce e Acquarica sono riuscite a portare a termine lo storico processo.


«È la vittoria del futuro, del progresso, dei giovani, di chi vuole guardare avanti per un grande futuro, per costruire questa nuova comunità del Basso Salento», è il commento del sindaco di Presicce, Riccardo Monsellato. «Non immaginate quanta tensione si era creata in questi ultimi giorni: ora è il momento di guardare avanti. Attireremo l’attenzione di tutta la comunità pugliese: questa è la strada su cui si costruisce il futuro, rompendo gli steccati e guardando avanti».
«Una grande vittoria della democrazia - afferma il presidente della Provincia, Stefano Minerva, che ha raggiunto i seggi durante lo spoglio - due comunità hanno deciso di superare campanilismi ed unirsi per l’interesse della città ormai unica. Per quanto mi riguarda, sono qui per festeggiare questo esempio di modernità dato dal sud a tutto il territorio nazionale. Per quello che servirà, io ci sono».

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