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Guardia Costiera di Gallipoli

Posta foto del Duce su Facebook, indagato un militare

Accusato di apologia del fascismo. Ma si giustifica: «Quel profilo non è mio»

facebook

Posta immagini del duce sui social: così un militare è finito sotto inchiesta con l’accusa di apologia del fascismo. La Procura di Lecce ha aperto un fascicolo: il pm Luigi Mastroniani ha disposto una serie di accertamenti nei confronti di un sottufficiale in servizio nel compartimento marittimo di Gallipoli, accusato di aver condiviso una serie di immagini e citazioni inneggianti al Ventennio.
L’inchiesta sarebbe partita dopo l’esposto di una volontaria di un’associazione che si occupa di accoglienza dei migranti, che nel corso di un’operazione di sbarco avrebbe assistito a un comportamento irriguardoso del sottufficiale nei confronti di membri dell’associazione. La donna avrebbe così visionato il profilo Facebook del militare scoprendo e denunciando la presenza di foto, immagini e fotomontaggi riconducibili al Ventennio.
Stando alle accuse, il militare avrebbe condiviso oppure postato direttamente immagini con croci uncinate, o con personaggi come Adolf Hitler e Benito Mussolini, oltre che foto di proiettili con scritte sarcastiche a sfondo razziale rivolte a migranti e altre con commenti ironici nei confronti delle più alte cariche dello Stato, il presidente della Repubblica, i presidenti di Senato e Camera dei Deputati e il capo del Governo.
Il sottufficiale sarebbe stato già ascoltato in Procura, dove sarebbe stata depositata una relazione a firma di un perito informatico incaricato dal pm di esaminare il profilo social dell’indagato. Secondo gli investigatori le immagini e i commenti avrebbero determinato un effetto suggestivo sulla massa di persone potenziali recettrici delle espressioni apologetiche e il conseguente rischio effettivo della consumazione di reati lesivi di interessi omologhi a quelli offesi dal delitto esaltato.
La difesa però sostiene che quello finito nel mirino sia un profilo falso. Per questo è stata depositata anche una memoria difensiva con cui i legali del militare indagato contestano sia le modalità di indagine che i risultati.
Stando alla relazione messa agli atti, l’individuazione del profilo Facebook sarebbe avvenuta senza indicare l’indirizzo Ip che consente di risalire con certezza al dispositivo tecnologico utilizzato per l’accesso e quindi al titolare della linea telefonica associata al profilo. Secondo i difensori, che hanno chiesto l’archiviazione delle accuse, per essere certi che il profilo sia proprio quello del militare indagato occorrerebbe acquisire i contenuti dell’account tramite una rogatoria internazionale, visto che il social network Facebook ha sede a Menlo Park in California. Accanto a questo, secondo gli avvocati, l’indagato non ha mai avuto manifestazioni violente nei confronti dei migranti.
L’apologia del fascismo è punita dalla legge Scelba, approvata nel 1952 per attuare la norma della Costituzione che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Nel 1993 la legge Mancino ha sanzionato i reati di odio e discriminazione razziale punendo esplicitamente l’esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi propri del fascismo.

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