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LECCE - «La Asl è al lavoro per ridurre i tempi di attesa per le visite specialistiche affiancando i tutor e rivedendo il sistema delle agende».

Dopo il caso dell’anziano di Lequile a cui era stata prenotata una risonanza magnetica a oltre un anno di distanza, seguita dalla prese di posizione di Funzione pubblica Cgil e Federconsumatori, è il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale, Ottavo Narracci, a intervenire in prima persona, sia per attenuare il senso di sfiducia che potrebbe generarsi tra i pazienti nei confronti di chi quotidianamente opera per assicurare i servizi, sia per illustrare le azioni già avviate e tese al repentino miglioramento della situazione.

«Nel caso specifico segnalato - puntualizza Narracci - si è trattato di un’impegnativa che non aveva priorità, tantomeno recava il requisito diagnostico. Un caso singolo, unito a dati diffusi senza una reale conoscenza della situazione - osserva - rischia di ingenerare un allarmismo ingiustificato tra gli utenti».

Il direttore si addentra poi nel sistema delle prenotazioni, spiegando quali procedure vengono seguite secondo i modelli standard.

«Premesse tutte le difficoltà organizzative verso cui sappiamo di dover fare passi avanti - prosegue Narracci - bisogna attenersi a un codice di prenotazione diviso in quattro categorie: la U riservata alle urgenze con un tempo limite di prenotazione che arriva a tre giorni, la B che riguarda l’attesa breve con un tempo stimato entro i dieci giorni, la D per le prestazioni differibili e per le quali l’intesa Stato-Regioni ha garantito un’attesa di massimo 30 giorni per le visite e di 60 per le prestazioni strumentali, infine la P, vale a dire una categoria per le visite programmabili in cui vanno automaticamente a finire le impegnative che non hanno una codifica. In quest’ultima rientrano anche i controlli ai pazienti successivi alla visita specialistica già effettuata e questi dati poi non rientrano nella valutazione dei tempi di attesa. Affinché le prenotazioni possano corrispondere ai giusti codici - rimarca - ci deve essere una necessità clinica che le giustifichi. Per questo abbiamo avviato un confronto con i medici «prescrittori», al fine di vedere se c’è la reale corrispondenza tra i codici applicati e le reali esigenze».

Poi l’impegno dell’Azienda per l’abbattimento dei tempi di attesa con l’attivazione dei tutor e la rivisitazione delle agende.

«Siamo di fronte a una questione etica del sistema perché ne soffrono i pazienti più fragili - è la riflessione del direttore generale - negli ultimi anni il sistema ha trovato delle capacità adattative per ridurre i tempi ma avviene solo se il paziente va a controllare giornalmente se si libera un posto oppure se c’è un professionista libero. Il nostro obiettivo a questo punto è la presa in carico della prestazione e se il centro unico non ha la disponibilità immediata lavorerà la pratica attraverso i “cup tutor” che con il sistema della filiera corta interloquiranno con gli specialisti del distretto o dell’ospedale, trovando la possibilità legittima di garantire la prestazione entro i tempi previsti. Il sistema - ricorda Narracci - è già partito in sordina qualche settimana fa. Accanto a questo faremo una pulizia delle agende - annuncia - eliminando quelle che non garantiranno almeno 100 prestazioni all’anno. In questo momento i contratti con i privati stanno andando a rilento per una modifica regionale delle griglie e la mancata sottoscrizione non rende vivibile il sistema delle agende private. Il cittadino - conclude con una promessa - deve avere le prestazioni nei tempi giusti».

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