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A Bari non c’è pace: ancora scontri tra polizia e albanesi

A Bari non c’è pace: ancora scontri tra polizia e albanesi

12 Agosto 2022

Annabella De Robertis

È il 12 agosto 1991. Continuano gli scontri violenti tra le forze dell’ordine e le migliaia di profughi albanesi sbarcati a Bari quattro giorni prima e non ancora adeguatamente accolti e assistiti.

Si legge su «La Gazzetta del Mezzogiorno»: «È stata la giornata degli irriducibili, di quei profughi, ormai esasperati da giorni di attesa sotto il sole cocente, a volte senza acqua e senza cibo, che hanno giocato la carta della violenza come ultimo, disperato tentativo di evitare il rimpatrio». I disordini si sono verificati sia allo stadio «della Vittoria», in cui è radunato il maggior numero di persone, sia al porto. Decine di feriti sono stati trasportati e medicati al vicino centro traumatologico ospedaliero, cinquanta dei quali poliziotti, carabinieri, finanzieri e soldati. Numerosi altri profughi hanno fatto ricorso alle cure dei medici, nei presidi di pronto soccorso allestiti, dove l’opera dei volontari si è dimostrata, per l’ennesima volta, preziosa ed insostituibile.

Mentre le violenze nel molo foraneo sembrano giungere al culmine, all’improvviso, dalla barricata di bidoni di nafta, copertoni di camion e travi di legno, creata dagli albanesi per impedire di essere rimpatriati, si alza una bandiera bianca. «Una delegazione di albanesi chiede di parlamentare. “Dove andremo? È vero che ci riportate a casa?”. Sono questi gli interrogativi ai quali gli irriducibili chiedono una risposta. In cambio offrono la tregua dopo due ore di battaglia. Accordo raggiunto».

L’arcivescovo di Bari Magrassi affida ai cronisti della «Gazzetta» il suo pensiero: «Si tratta di un dramma apocalittico. Forse si sarebbe potuto fare di più e meglio, ma nemmeno io saprei indicare in che modo».

«Stiamo assistendo ad un dramma le cui dimensioni sono circoscritte solo grazie alla concreta testimonianza delle forze dell’ordine, delle organizzazioni di volontariato e democratiche alle quali non è mancato il valido contributo di singoli cittadini e dei lavoratori: afferma un rappresentante delle Acli baresi: «Di contro ancora una volta, le Istituzioni centrali e chi li rappresenta, brillano per l’assenza».

Dello stesso avviso l’on. Sergio Garavini, coordinatore nazionale di Rifondazione comunists, il quale ammette: «il ministro delle Finanze Rino Formica è il primo rappresentante del Governo che si è fatto vedere!». Il giorno dopo arriverà, per un veloce e infuocato vertice, il presidente della Repubblica Cossiga: mai si presenterà per rendersi conto delle operazioni di assistenza ai profughi, invece, il capo del Governo Andreotti.

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