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In Sicilia scontro totale: gli Alleati avanzano, il fascismo è alle corde

In Sicilia scontro totale: gli Alleati avanzano, il fascismo è alle corde

13 Luglio 2022

Annabella De Robertis

«Lotta aspra e senza posa in Sicilia»: è questo il titolo che «La Gazzetta del Mezzogiorno» sceglie, nonostante le precise direttive imposte dall’agenzia Stefani a riguardo, non potendo ridimensionare l’entità dei combattimenti che si stanno svolgendo in queste ore nell’isola. Pochi giorni prima gli Alleati hanno sferrato il decisivo attacco: dopo l’arrivo dei primi paracadutisti, gli sbarchi sono avvenuti sulle coste sud orientali della Sicilia. All’alba del 10 luglio, gli americani della 45ª divisione di Fanteria della 7ª armata, comandata dal generale George Patton, sono approdati tra Punta Zafaglione e Punta Braccetto: contemporaneamente la 1ª e la 3ª Divisione hanno occupato il tratto di spiaggia tra Gela e Licata. L’8ª armata britannica, guidata dal generale Montgomery, si attesta sulla fascia costiera tra Capo Passero, Siracusa e Augusta, lungo una zona di circa 50 chilometri. L’esercito italiano non riesce a opporre una resistenza adeguata contro la potenza degli eserciti americani, inglesi e canadesi.

Così recita il bollettino trasmesso dal quartier generale delle Forze Armate, come ogni giorno in prima pagina sul quotidiano: «In Sicilia la lotta è continuata aspra e senza posa nella giornata di ieri, durante la quale il nemico ha tentato invano di aumentare la modesta profondità delle zone litoranee occupate. Le truppe italiane e germaniche, passate decisamente al contrattacco, hanno battuto in più punti le unità avversarie, obbligandole in un settore a ripiegare. Lo spirito combattivo dei reparti italiani e tedeschi è elevatissimo; il contegno della popolazione dell’isola e quello dei fieri soldati siciliani, che appartengono in gran numero alle nostre unità, superiore ad ogni elogio».

In realtà, l’esercito italiano non ha potuto organizzare una vera e propria difesa: la popolazione locale accoglie inglesi e americani come liberatori, le forze armate in molti casi cedono senza neanche combattere. È questo, in fondo, il risultato inevitabile, dopo aver costretto una popolazione stremata da vent’anni di regime e un esercito impreparato ad affrontare una guerra al fianco di Hitler.

Le tecniche della propaganda fascista non reggono più di fronte all’evidenza dell’imminente sconfitta: il fronte interno è crollato e poco si può fare per risollevare le sorti di un conflitto che fin dall’inizio aveva poche speranze di riuscita. Mancano pochi giorni e anche Mussolini dovrà fare i conti con questa realtà: l’andamento disastroso dei combattimenti sta sottraendo al Duce e al fascismo intero buona parte dell’appoggio popolare sui cui fino ad allora aveva potuto contare.

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