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Il Bari e l'Antenucci smarrito, mercurio in rampa di lancio

Il Bari e l'Antenucci smarrito, mercurio in rampa di lancio

Le due facce di una squadra che cerca ancora la scintilla

Missione da non fallire: salvare il soldato Mirco. Per continuare ad inseguire il sogno della promozione in serie B, il Bari non può prescindere da Antenucci, il bomber per eccellenza dei biancorossi. Eppure, l’attaccante molisano è caduto in una crisi realizzativa senza precedenti nella sua prolifica carriera. Dodici turni senza segnare, un’eternità per chi conta numeri che parlano chiaro: otto campionati chiusi in doppia cifra, bersagli centrati in qualsiasi categoria, partendo dalle undici marcature in C1 a Giulianova appena 22enne, per poi passare al record personale di 24 gol realizzato ad Ascoli in B nel 2010, al biennio inglese (con 19 gioie) che lo ha reso un idolo del Leeds. Infine, fino a trascinare la Spal in serie A con 18 gol nel 2017, ripetendosi sul palcoscenico più prestigioso con 11 reti nella stagione successiva.

Una vena realizzativa confermata anche a Bari: lo scorso anno ha colpito addirittura 23 volte, delle quali 20 in regular season (capocannoniere assoluto dei tre gironi di Lega Pro), due in Coppa Italia di C, una ai playoff. Si era dimostrato rigorista infallibile con nove penalty trasformati su altrettanti calciati, viaggiava ad una media di 0,67 gol a partita. Il campionato in corso era cominciato con presupposti simili: 12 gol in campionato fino alla seconda giornata di ritorno, nonché uno in Coppa Italia. Unico neo, i rigori falliti con Vibonese e Turris che al Bari sono costati quattro punti. Quindi, l’infortunio che lo ha tenuto fuori per quattro giornate (le ultime due della gestione Auteri, le prime due di quella affidata a Carrera) ed il rientro, senza più ritrovare il «vizio» di un’intera vita sportiva. Non si può negare che oggi Antenucci sia un caso: spaesato, poco incisivo, persino difficile da collocare sul piano tattico in un 4-2-3-1 che non può esaltarne le doti. Vero è che a Terni è persino finito in panchina. La verità è che a 36 anni suonati sembra davvero anacronistico chiedergli di lottare contro intere difese, arretrare per cucire il gioco ed al contempo farsi trovare pronto sotto porta. Ma è delittuoso al contempo non capitalizzarne il fiuto e quella capacità innata di rendere semplici i gol che tanti suoi colleghi nemmeno immaginano. Probabilmente Antenucci ha bisogno di qualcuno al suo fianco che gli apra spazi: succedeva a meraviglia lo scorso anno in tandem con Simeri e nel complesso funzionava pure nel 3-4-3 di Auteri con un tridente offensivo composto da tre punte vicine tra loro.


Nel gioco di Carrera, invece, il numero sette si ritrova troppo spesso lontano dalla porta (quando agisce da rifinitore) o chiuso nella morsa avversaria se (come domenica scorsa) deve fungere da riferimento unico. Sulla carta, l’ideale potrebbe essere creare una coppia d’attacco con Cianci (un altro che, dopo un avvio folgorante, è in astinenza da sei giornate), avvicinandoli il più possibile. Sabato prossimo, però, il «gigante» barese sarà squalificato. Perciò, con ogni probabilità, Antenucci sarà di nuovo chiamato a muoversi da centravanti puro. A tentare di innescarlo, potrebbe esserci ancora Giovanni Mercurio: il 17enne pescato dal vivaio si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio, grazie ad applicazione, doti tecniche e soprattutto la propensione a giocare da fantasista. Non a caso, attualmente sembra il più adatto ad interpretare ciò che Carrera chiede a chi si muove tra le linee. E allora, in attesa che il tecnico trovi la formula più adatta per valorizzare il suo potenziale offensivo, può accadere che il «cucciolo» della compagnia biancorossa sia un prezioso aiuto per sbloccare il bomber navigato.

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