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Crisi di governo, parla Lezzi (M5s): «I responsabili? Si sbrighino o c'è il voto»

La senatrice non chiude agli ingressi in maggioranza e alla coalizione ma sbarra la strada a Renzi e alle sue ministre: «Sono fuori». Su Conte: «Deve rimanere»

Lezzi: «Su vaccini e rom Salvini sbaglia. Nessun appoggio a Emiliano»

Barbara Lezzi

Senatrice Barbara Lezzi (M5S) dopo la fiducia strappata in Senato il prossimo scoglio è la relazione del ministro della Giustizia Bonafede. C’è il rischio che il Governo vada sotto. Siete preoccupati?
«Tutta la fase che stiamo attraversando è preoccupante. C’è stata un’uscita dalla maggioranza di governo che comporta rallentamenti evidenti ma siamo pronti a far valere le nostre posizioni. Anche sulla giustizia. Dopodiché il ministro Bonafede non ha ancora presentato la sua relazione. È tutto un parlare in anticipo».

Non è chiaro se farà o meno riferimento al nodo della prescrizione ma sembra di capire che non siete disposti a cambiare idea.
«Di certo non torniamo indietro. Si tratta di un obiettivo già raggiunto nel Conte 1 e riconfermato nel Conte 2. Il Paese ha bisogno di una giustizia migliore e più rapida. Andiamo avanti. Vedremo se qualcuno vorrà prendersi la responsabilità di far precipitare tutto di nuovo».

Per evitare il «crollo» è partita la caccia ai responsabili. È d’accordo con questa ricerca?
«Sì, sono d’accordo ad accogliere nuovi responsabili nella maggioranza. Se vorranno creare un gruppo per me va bene. Si parla tanto di un nuovo progetto politico, ben venga, purché però non siano messi in discussione alcuni punti fermi, dal reddito di cittadinanza alla prescrizione. Un eventuale nuovo patto di legislatura deve includerli».

Oltre ai veti di contenuto ce ne sono anche legati alle persone?
«Per Renzi, le due ministre dimissionarie, Bonetti e Bellanova, e l’ex sottosegretario Scalfarotto le porte sono chiuse, mi sembra evidente. Hanno fatto precipitare il Paese, in piena pandemia, in una situazione di caos ulteriore».

Ma perché secondo lei?
«La mia idea sulla crisi è sempre la stessa: tra poco ci saranno altre nomine nelle partecipate. Puntavano a quello così come a un rimpasto pesante che li premiasse oltre il loro peso effettivo. Senza dimenticare il Recovery Fund che avrebbero voluto indirizzare da soli. Il bene del Paese non c’entra nulla con lo strappo anche perché Conte aveva assicurato l’apertura di un tavolo e l’avvio di un nuovo confronto».

Se per Renzi e i dimissionari le porte sono chiuse, cosa pensa del resto di Italia viva?
«È chiaro che hanno risposto a degli ordini di partito. Ma per approdare in maggioranza dovrebbero rinunciare al progetto di Italia viva. Nulla osta, in questo caso. Anche perché con tanti di loro abbiamo lavorato bene finora».

Cosa replica a chi vi attacca, anche sul piano morale, per la caccia ai responsabili? Soprattutto alla luce delle vostre idee sul vincolo di mandato...
«Salvini ha ben tre nostri ex senatori nei suoi ranghi, Forza Italia ha appena accolto nel suo gruppo alla Camera una nostra ex deputata pugliese (Veronica Giannone, ndr) e senza tanti complimenti. A quanto pare sono tutti ben lieti di accogliere i transfughi se ingrossano le loro fila. E, per giunta, sono proprio gli stessi partiti che si sono sempre opposti all’idea di stabilire un vincolo di mandato che “legasse” il parlamentare. Quando l’abbiamo proposto ci hanno chiamato barbari. Hanno cambiato idea? Benissimo, siamo pronti a parlarne. Ma questo gioco a corrente alternata è inaccettabile: o un parlamentare è libero o non lo è».

Il premier Conte deve rimanere al suo posto?
«Siamo una Repubblica parlamentare e non demoscopica. Il presidente del Consiglio è stato espresso da un terzo dei parlamentari eletti nel 2018. Per questo non deve essere messo in discussione soprattutto da una minoranza. Perché, a quel punto, diventa una provocazione per non andare avanti»

La convince l’allargamento della maggioranza sul modello Ursula cioè aprendo anche a Forza Italia e alle forze europeiste del centrodestra?
«Se lo vorranno per me non è un problema. Abbiamo governato con Renzi e la Bellanova, quindi possiamo farlo anche con forze liberali ed europeiste. L’importante però è che si sbrighino un po’ tutti a prendere una decisione. Ci sono possibilità di allargamento? Ci sono dei responsabili? Bene. Si facciano avanti e presto, altrimenti si deve andare al voto».

Una prospettiva che vi spaventa? Secondo i sondaggi il M5S prenderebbe molto meno delle politiche del 2018. Cosa non ha funzionato?
«Durante la campagna elettorale tutto può cambiare. Di sicuro ci sono stati errori, ma preferisco guardare al futuro nella piena consapevolezza che, in questo periodo così complesso, si è fatto politicamente tutto il possibile. E il Movimento può rivendicarlo».

A proposito del Movimento, vi preparate a votare una svolta collegiale con il «Comitato dei 5». Un cambio di passo positivo?
«Fondamentalmente sì poiché si cerca di fare sintesi fra le diverse sensibilità presenti. E poi un cambio di guardia è necessario»

Si candida a farne parte?
«È un aspetto su cui sto riflettendo, al momento non lo escludo».

Chiudiamo sulla Puglia dove il M5S è spaccato. Lei si è sempre opposta a un accordo con il governatore Emiliano, difendendo le posizioni di Antonella Laricchia. È ancora di quell’avviso?
«Ne sono sempre più convinta. Dove la legge lo consente il M5S deve presentarsi da solo e in Puglia l’abbiamo fatto dicendolo chiaramente agli elettori. Il capo politico aveva tutte le prerogative per imporre un’alleanza. Ma così non è stato. Dunque, coerenza avrebbe voluto che non fosse cercata nemmeno una intesa post-voto».

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