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Tesori fragili di Puglia: un parcheggio salva l’Eldorado di Roca

Il sindaco Potì: con gli introiti una recinzione, pannelli, vigilanza e ora uno studio geologico

Tesori fragili di Puglia: un parcheggio salva l’Eldorado di Roca

L'’«Eldorado del Salento», con ori e reperti da lasciare a bocca aperta, è emerso dalle viscere di Roca Vecchia, territorio di Melendugno, un’area archeologica fragilissima che sta resuscitando grazie a un… parcheggio. O, per dir meglio, grazie al coraggio e alla visione della ex Soprintendente per Archeologia belle arti e paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto, Maria Piccarreta, alla capacità dell’amministrazione comunale guidata da Marco Potì e alle competenze appassionate di generazioni di archeologi, a partire dal prof. Cosimo Pagliara (morto nel 2015) e fino al suo ideale erede, il prof. Teodoro Scarano.

Mare, vento e turisti Come spiega il sindaco Potì, quello in cui sorgono Roca Vecchia e il sistema di Grotte-tempio note come Grotte Poesia, è un territorio super-delicato: «Il piano di assetto idrogeologico della Regione Puglia indica le zone a pericolosità geomorfologica (PG), suddividendole in tipo 3, 2 e 1. La più grave è 3. In base alle caratteristiche della roccia e agli eventi degli ultimi periodi, noi abbiamo costa alta e bassa in classificazione PG 3. Il piano individua aree a rischio per la pubblica incolumità e le classifica da R1 a R4. Mettendo insieme le due cose, abbiamo zone limitate, per lo più non abitate o non soggette a libera fruizione. Tra quelle che destano più preoccupazione ci sono Grotta Poesia e Roca Vecchia, su cui ci sono studi e stiamo aggiornando il monitoraggio, e poi c’è la baia di Torre dell'Orso (la spiaggia è in sicurezza). A Sant’Andrea, al confine di Otranto, abbiamo costa alta e alcune zone PG 3, mentre da San Foca in su la costa si abbassa e ci sono PG 2 e PG 3, in base alle situazioni meteomarine o meteorologiche. Si renda conto che noi abbiamo 17 km di costa».

Cosa si è fatto per preservare il territorio a Roca Vecchia? «Quella è una delle aree archeologiche tra le più importanti del Mediterraneo che, dall’anno scorso, abbiamo delimitato con un muro in pietra a secco e una piccola ringhiera. In questo modo controlliamo l’accesso, con vigilanza, dall’inizio alla fine della stagione turistica. È andata molto bene. Con un ticket minimo di, credo, 3 euro, abbiamo garantito anche le visite guidate sull’area di Roca Vecchia e Grotta Poesia e abbiamo attuato tutte le attenzioni per l’emergenza Covid. Fatto questo esperimento e, visto il risultato, quest’anno ci riproponiamo di fare un bando per la gestione dell’area. Inoltre, proprio grazie agli introiti, commissioneremo all’Università del Salento uno studio dal punto di vista geologico e geomorfologico, in particolare di Grotta Poesia, dove ci sono grotte carsiche importanti. Lì l’ultimo studio geologico risale a 15 anni fa. Poi, in base a questo studio, si deciderà “dove” intervenire e “come”».

Il tesoro Per comprendere appieno il valore inestimabile di questa «Eldorado della Preistoria», la persona giusta è Teodoro Scarano, ricercatore senior in Preistoria e Protostoria al Dipartimento di beni culturali dell’Università del Salento. «Seguo i lavori a Roca dal ‘95 – dice - e ora, da ricercatore, seguo le operazioni di ricerca e valorizzazione sul sito». «Roca – sottolinea – ha la più ricca collezione di ori della Preistoria italiana. Bellissimi sono gli arredi sacri che provengono da una capanna-tempio del Bronzo finale, lunga 45 metri, come quelli che appaiono come due piccoli scudi di lamina d’oro sottilissima, di circa 11 centimetri di diametro». Ma se i reperti possono essere messi al sicuro, in vista di una fruizione futura da parte della collettività, in quel fazzoletto di terra c’è un altro patrimonio dal valore altrettanto inestimabile che, però, non può essere spostato. «Quella che i più conoscono come Grotta Poesia – dice Scarano – è, in realtà, un sistema carsico di grotte. A Poesia Grande migliaia di turisti venivano per fare i tuffi, inconsapevoli di trovarsi in una delicata area archeologica. C’è poi Poesia Piccola, che è chiusa al pubblico, ed è il più importante monumento epigrafico del Mediterraneo, con iscrizioni preistoriche e di età storica. Le prime dal Tardo Paleolitico all’Età del Bronzo, e poi iscrizioni in messapico, greco e latino. Questa grotta ha la volta crollata, all’interno è entrato il mare. Una situazione fragilissima. È calcarenite, pietra leccese, viene scavata dal mare».
«Il Cosimo Pagliara, che negli anni ‘80 scoprì la grotta, fece costruire una impalcatura che consente di scendere all’interno. Grotta e impalcatura – denuncia il professore - sono oggi a rischio, perché il mare scava, sbatte. A quanto ne so la Soprintendenza ha candidato il bene per i fondi Mibact (ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo; ndr), almeno per mettere in sicurezza l’impalcatura. Senza di essa, che è in ferro, non si possono portare avanti gli studi e, soprattutto, c’è il rischio che, crollando, possa danneggiare le iscrizioni». Se andasse distrutto, l’unica cosa che rimarrebbe ai posteri è il calco, di 600 mq di parete, che il prof. Pagliara fece realizzare negli anni ‘90 e che ora si trova al Dipartimento dei beni culturali di Lecce.

«Nell’area archeologica di Roca – afferma Scarano - tre sono le principali emergenza. In primo luogo, l’erosione costiera. Ci sono crolli cospicui ogni anno e, nell’area archeologica, un crollo vuol dire anche una perdita di testimonianze storico-archeologiche. Per questioni analoghe c’è un problema di conservazione di ciò che le ricerche portano alla luce. Sono testimonianze fragili, sia in maniera intrinseca, sia perché abbiamo a che fare con testimonianze architettoniche di eccezionale interesse, come fortificazioni del II millennio a.C. dell'Età del Bronzo che, in alcuni casi, si conservano in alzato, per 4 metri. Strutture realizzate in pietra leccese che, una volta esposte ad agenti atmosferici, si degradano rapidamente. Quando portiamo alla luce strutture eccezionali abbiamo il problema di salvarle e se le interriamo non sono più visibili per nessuno. Infine, c’è la pressione antropica. Siamo lungo la costa, c’è la baia di Torre dell'Orso, destinazioni turistiche di interesse internazionale, che contano migliaia di presenze. In più c’è Grotta Poesia, una destinazione turistica mondiale. E questa, fino all'anno scorso era un enorme problema, perché c’erano migliaia di persone al giorno e parcheggiavano dove capitava. Quindi il Comune ha espresso alla Soprintendenza la necessità di un'area a parcheggio. Previe indagini geognostiche (georadar) la Soprintendenza ha concesso il permesso di usare, senza impattare, spazi utili per parcheggiare le auto (no bus o mezzi pesanti). Il parcheggio è a pagamento, col vincolo che i proventi per il Comune siano vincolati all'area archeologica. È iniziato così un percorso virtuoso. Nel 2019 il Comune ha potuto finanziare delle opere di sistemazione di tutta l'area di Grotta Poesia che è stata recintata. Questa estate chi ci è andato con l'idea di farsi il tuffo ha trovato un “gate” in cui si informava che si era all'interno di un'area archeologica e anche dei pericoli, e che non si possono fare i tuffi. Hanno trovato pannellistica, percorsi attrezzati. Quel biglietto di 2 euro ha innescato nuovi meccanismi e ora si sta progettando di fare un museo. Stiamo lavorando per far diventare un luogo, noto solo agli specialisti, uno dei luoghi preistorici più importanti del Mediterraneo. Prima, il 5% dei turisti lo sapeva. Ora chi vuole andare in quel posto sa che sta entrando in un’area archeologica. Paga un biglietto che alimenta la cura e lo sviluppo di questo luogo e partecipa a un processo virtuoso». 

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