Martedì 29 Settembre 2020 | 15:04

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Puglia, ecco come saranno le discoteche «no-Covid»

Ingressi su prenotazione e mascherine. Il settore reclama maggiore attenzione dal governo nazionale, mentre in Francia e Spagna sono rilevanti i sostegni statali

Come saranno le discoteche noCovid in Puglia

Bari - Ripartire col ritmo giusto. Quello coinvolgente, pulito, colorato, cadenzato del popolo della notte. Pronti però a ritornare indietro nel caso la situazione sanitaria dovesse peggiorare.

Le discoteche all’aperto potrebbero riaprire il 15 giugno. Anzi, il primo sabato utile dopo questa data, quindi il 20 giugno. Condizionale d’obbligo in attesa delle decisioni finali degli esperti. Il professor Pier Luigi Lopalco è stato chiarissimo: il parametro di affollamento da rispettare deve essere di 0,7 persone al metro quadro, rispetto a quello previsto per legge di 1,2.

Il mondo del divertimento tira un piccolo respiro di sollievo. Virtuale e senza mascherina.

La Puglia vuole tornare a ballare, a muoversi, a divertirsi. In sicurezza, utilizzando il buon senso, rispettando le prescrizioni. Senza eccessi inutili. Un primo passo nella direzione individuata arriva dall’ultimo tavolo tecnico regionale con alcuni degli operatori del settore. Era anche questo il messaggio lanciato dalla maratona digitale, rigorosamente a porte chiuse, che l’altra settimana ha attraversato la regione sul web. Dj, vocalist, animatori e ballerini hanno interrotto il lungo silenzio con l’iniziativa «Let’s live all - on stage», creata dal format «Tanto pé cantà», alternandosi da una consolle all’altra. Un viaggio partito dal DF di Bisceglie, passando per Baia delle Sirene, Blu Bay di Castro, Cromie di Castellaneta Marina, Demodè di Modugno, Fico di Bisceglie, Guendalina di Santa Cesaria Terme, Praja e Rio Bo di Gallipoli, Sabrage di Corato, Trappeto di Monopoli e Yuppies di Foggia.

L’industria del divertimento pugliese con le sue 150 attività, vale in termini di business almeno 50 milioni di euro a stagione. Numeri che crescono in maniera esponenziale se si allarga il discorso a tutto il Belpaese: 2.500 attività, 90mila addetti, un fatturato da 4 miliardi annui per un gettito fiscale di 800milioni di euro, 4,7 milioni di persone che ogni weekend ballano in discoteca.

La pandemia aveva portato allo stallo dell’intero settore, con conseguenze economiche disastrose. Musica spenta, locali chiusi, niente cassa integrazione in deroga.

Maurizio Pasca, salentino, è il numero uno del Silb, il sindacato che rappresenta i gestori delle discoteche. Lui ha sempre pensato positivo: «La gente è rimasta chiusa in casa per mesi. Un po’ come in una guerra. E la storia ci insegna che dopo ogni catastrofe c’è una rinascita. Abbiamo intrapreso la strada giusta per un nuovo rilancio del settore».

Che estate sarà quella pugliese?
«Riscopriremo il piacere di stare insieme all’insegna della sicurezza e del rispetto delle regole questo è il fondamento da cui ripartire. Lì dove ci saranno i controlli si potrà stare tranquilli. Diverso il discorso delle feste abusive all’aperto che rappresentano qualcosa di più di un semplice pericolo. Chi andrebbe a controllare i capannoni in disuso? Le case disabitate? Meglio che i ragazzi stiano nei nostri locali, con addetti alla sicurezza e norme ben precise. A questo punto, ben venga la discoteca, luogo di socialità per eccellenza, senza cadere negli eccessi».

Le vostre proposte per riaprire in sicurezza?
«Innanzitutto ridurre le capienze, poi termoscanner ad ogni ingresso, bicchieri esclusivamente monouso, mascherine e guanti all’intero personale. Finora, è bene ricordare, il governo non ha speso un euro per il nostro settore».

È così dovunque?
«Non direi. A Ibiza atterra un aereo ogni tre minuti, in Francia il governo ha stanziato denaro per aprire una scuola di dj (10 milioni di euro) da dove sono usciti David Guetta e Bob Sinclair. A Berlino l’amministrazione finanzia aperture di club musicali. In Italia però è come se fossimo fantasmi. Sono stati inseriti circhi e luna park, non noi. Poi mi si deve spiegare perché la ballerina di teatro è riconosciuta cultura, quella che lavora in discoteca no. Anche se entrambe escono da una scuola di ballo».

Balla che ti passa. Le avvisaglie ci sono. Nelle prime due serate di inaugurazione della DF, così si chiama il nuovo locale aperto lì dove c’era il Divinae Follie, a fine febbraio - poi è arrivato il coronavirus - c’è stato il tutto esaurito, con 3-4mila persone fuori.

Roberto Maggialetti imprenditore di successo, si è lanciato per due anni in questa avventura. Ha rilevato la storica discoteca biscegliese: «Sono fiducioso - spiega -. Perché la gente ha voglia di divertirsi in sicurezza. I locali controllati rappresentano l’unica, valida alternativa all’anarchia, alla deregulation, all’abusivismo. Ancora più pericolosi». Con Francesco Susca ha dato vita a Movimento Impresa, un punto di riferimento per gli operatori del settore. «Punteremo anche sulle prenotazioni online, in modo da evitare file e assembramenti in entrata e su un a riduzione del 40 per cento della capienza così da rispettare le prescrizioni del tavolo tecnico. Queste linee restrittive, concordate insieme, potranno essere meno rigide se durante questi giorni, e fino al 15 giugno, i contagi dovessero diminuire».

Il modo di divertirsi dei pugliesi è cambiato. Come la geografia della notte. La Febbre del sabato sera era in crisi già prima dell’emergenza sanitaria. La droga, l’alcool, «medicine» per reggere i ritmi incalzanti di una musica assordante, le radici malate della nuova gioventù. E poi la noia, la violenza, i nuovi modi di comunicare, l’incapacità di riconoscere il male o, peggio, il rischio di abituarsi ad esso. La discoteca diventa soprattutto un fenomeno estivo turistico. Dove il costo di una birra può cambiare anche in base all’accento di provenienza. Oggi i punti di ritrovo sono specialmente i bar, i pub, i club, locali anonimi promossi solo dal passa parola. Piccoli spazi pronti ad offrire esperienze singole e singolari della durata di una stagione.

Cambiano anche le professioni della notte. Ecco il vocalist che ha rimpiazzato il dj. Il pierre è in via di estinzione perché non c’è più l’esigenza di promuovere i maxi eventi, quelli delle folle oceaniche. I giovani che animano l’industria del divertimento sono una tribù nomade. Si spostano in gruppo, alla perenne ricerca di un equilibrio tra la dimensione individuale e quella sociale, per evitare di chiudersi in se stessi in maniera eccessiva.

Non siamo ancora al «liberi tutti». Se vogliamo veramente goderci l’estate, l’appello al rispetto delle regole è inevitabile: c’è chi ha inventato la mascherina con la valvola per bere. Le luci psichedeliche delle discoteche rischiano di ingannare, possono alimentare la convinzione dell’immortalità davanti a qualsiasi pericolo. Ma non è così. La vita non è un videogioco che puoi spegnare e riaccendere, dove puoi ricominciare da capo, con i personaggi sempre pronti a riprendere il ruolo di protagonisti.

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