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Taranto, mazzette per gli appalti della Marina militare: 12 arresti. «Gare a tavolino»

In manette il direttore dell'Arsenale, Cristiano Nervi, un altro ufficiale, Antonio Di Molfetta, e due dipendenti civili, Federico Porraro e Abele D'onofrio, oltre a imprenditori

Taranto, gli appalti della Marina«decisi» alle feste cantando«La società dei magnaccioni»

Arsenale Taranto

TARANTO - Nell’ambito di una inchiesta per l'aggiudicazione di 15 appalti per 4,8 milioni di euro relativi a lavori di ammodernamento e riparazione di unità navali in dotazione alla Marina Militare di Taranto, la Guardia di Finanza ha posto agli arresti domiciliari 12 persone (due ufficiali, due dipendenti civili e imprenditori) accusate a vario titolo, di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e furto aggravato.

Tra i destinatari del provvedimento cautelare c'è anche il direttore dell’Arsenale militare di Taranto, il contrammiraglio Cristiano Nervi che risponde di turbativa d’asta in concorso con alcuni imprenditori.

L’altro ufficiale coinvolto è Antonio Di Molfetta, addetto all’ufficio Servizio Efficienza Navi della Stazione Navale di Taranto, a cui vengono contestate cinque ipotesi di corruzione aggravata, in quanto avrebbe assicurato ad alcuni imprenditori l’affidamento di appalti di servizi ricevendo in cambio utilità.

I due dipendenti civili dell’Arsenale militare raggiunti da misura cautelare sono Abele D’Onofrio, assistente amministrativo presso l’Arsenale militare (che risponde di corruzione), e Federico Porraro, funzionario amministrativo responsabile della custodia di due magazzini della Direzione di Commissariato della Marina militare di Taranto (accusato di un episodio di corruzione).

Di associazione per delinquere rispondono gli imprenditori Armando De Comite (indicato come promotore), Angelo Raffaele Ruggiero, Alessandro Di Persio, Fabio Greco, Nicola Pletto, Giovanni Pletto (detto Gianluca), Giona Guardascione e Giacinto Pernisco, considerati amministratori di fatto o di diritto delle società Consorzio Navalmeccanico Taranto-Cnt, R.I.T. Srl, Consorzio Chio.Me, Technomont Taranto Srl, Omega Engineering Srl, Siples Srl, Tps Taranto Srl, Comerin Srl, Maren Srl, Mib Srl, Imet Srl, Officine Jolly.

LE INDAGINI - Secondo le indagini, condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto, sarebbero state pilotate le aggiudicazioni di 15 appalti banditi dall’Arsenale e dalla Stazione Navale della Marina Militare di Taranto, nei mesi da ottobre a dicembre 2018, per un totale di 4,8 milioni di euro.

In particolare, per una gara di circa 3 milioni di euro, relativa ai lavori di ammodernamento della flotta, vi è stato un frazionamento artificioso degli appalti originari in 11 gare. Ciò per garantire - secondo l’accusa - ad ogni società gestita dagli imprenditori indagati di aggiudicarsi una porzione dei lavori e di conseguire un maggior guadagno. L’ordinanza di custodia cautelare è firmata dal gip del Tribunale di Taranto Benedetto Ruberto su richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Carbone. 

«La ripartizione degli appalti è stata effettuata scientificamente, in modo tale che il totale degli importi relativi alle gare venisse equamente diviso fra gli associati che giungevano a tali accordi nell’ambito di incontri che si tenevano in luoghi da loro ritenuti sicuri». Lo sottolinea la Guardia di finanza di Taranto illustrando i dettagli dell’indagine.

Gli investigatori parlano di un «gruppo d’affari» che si avvaleva della «connivenza» di un ufficiale della Marina Militare in servizio presso l’Arsenale di Taranto che «veniva informato, puntualmente, sia dei nominativi delle imprese partecipanti alle varie gare, nonché del nome del vincitore concordato».

Gli indagati, sempre secondo l’accusa, disponevano anche della complicità di uno dei due dipendenti civili dell’Arsenale (D'Onofrio), in servizio nell’ufficio amministrativo, il quale, a fronte del pagamento di una tangente, comunicava il dettaglio dei bandi di gara in anticipo rispetto alla data di pubblicazione, consentendo agli stessi di avere un ampio margine di tempo per accordarsi. «Il disegno criminoso ideato», aggiungono le Fiamme Gialle, ha trovato «un’altra modalità realizzativa attraverso la corruzione di un ufficiale in servizio presso l’ufficio Servizio efficienza navi, il quale, per far ottenere agli imprenditori l'affidamento di lavori necessari alla Stazione Navale della Marina Militare di Taranto, ha richiesto ed ottenuto in cambio utilità consistite in elettrodomestici, mobili e lavori di ristrutturazione di un’abitazione di sua proprietà».

Infine, uno degli imprenditori, per risparmiare sulle spese dei materiali, avrebbe corrotto in più occasioni un responsabile dei magazzini all’interno dell’Arsenale, che permetteva a un dipendente incaricato dallo stesso imprenditore di prelevare illecitamente beni di proprietà della Forza Armata utilizzati per le lavorazioni a bordo delle unità navali e fatturati come forniti dalla società incaricata di effettuare i lavori.

«LE COLPE DEI SINGOLI NON POSSNO RICADERE SULL'INTERA FORZA ARMATA» - «Le colpe dei singoli non possono ricadere sull'intera Forza armata ma è inevitabile che gli arresti di questa mattina a Taranto minano agli occhi dell’opinione pubblica il decoro dell’intero comparto». Lo afferma la deputata tarantina Alessandra Ermellino (M5S) commentando la notifica di una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due ufficiali della Marina militare, due dipendenti civili impiegati all’interno dell’Arsenale e 8 imprenditori accusati a vario titolo di turbativa d’asta e corruzione per appalti che sarebbero stati pilotati.

«Non intendo esprimere giudizi di sorta, mi limito a condannare - aggiunge - la circostanza di queste ultime ore e chiedo - come commissaria Difesa e rappresentante politica del territorio - che i controlli siano sempre stringenti, e che si persegua una seria promozione di una cultura della prevenzione. Sostengo l'operato di tutti i militari che ogni giorno onorano con sacrificio e correttezza la bandiera e la nostra Costituzione e stigmatizzo le vituperose azioni di chi ha anteposto, anche solo per una volta, i propri interessi a quelli del Paese». La Guardia di Finanza e la Magistratura, conclude, «anche questa volta hanno fatto luce su eventi probabilmente criminosi, la Forza armata continui peró a tenere alta l’attenzione a tutela delle sue donne e dei suoi uomini che svolgono il loro servizio in maniera impeccabile».

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