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Le dichiarazioni

Ex Ilva verso lo spegnimento, Bentivogli: «Morselli ha comunicato stop impianti»

Piano per fermare 3 altiforni dal 12 dicembre al 15 gennaio

Ilva, nel piano Mittal Marcegagliaspuntano oltre 2400 esuberi

TARANTO - «Questa mattina l’AD di ArcelorMittal, Lucia Morselli, ha incontrato le Rsu di Taranto per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell’incontro di ieri. La Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altiforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini». Lo sottolinea in una nota il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli. 

Intanto l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, su richiesta dei sindacati sulle preoccupazioni dell’indotto «ha chiarito che l’azienda rispetterà tutti gli impegni, a partire dal pagamento delle spettanze previste dal contratto di appalto». Lo comunicano le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm, con una nota, dopo aver incontrato oggi l'Ad Morselli.

LA PREOCCUPAZIONE DI EMILIANO - «Io temo che Mittal abbia un pò perso il controllo della situazione, non si rende conto che avendo avviato il giudizio di accertamento sul recesso dal contratto deve aspettare la sentenza, altrimenti il risarcimento del danno è praticamente automatico e sarà di dimensioni devastanti». Lo ha detto il governatore pugliese, Michele Emiliano, a Brindisi. «Né d’altra parte è possibile spegnere gli impianti - ha aggiunto - perché vanno tenuti esenti da danni e quegli impianti se vengono spenti è come distruggerli».

Emiliano lo ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti sullo stop degli altiforni dell’ex Ilva annunciato dall’Ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, oggi ai sindacati, e che comincerà il 12 dicembre. Il governatore ne ha parlato a margine di un convegno sulla decarbonizzazione della centrale Enel di Brindisi-Cerano organizzato da Legambiente e Cgil.
«Siccome io ribadisco che ho sempre temuto che la manovra di Mittal, quella dell’acquisto della fabbrica, fosse una manovra finalizzata solo a distruggere il compendio industriale per evitare che cadesse nelle mani di qualche suo concorrente, devono fare molta attenzione. In questo momento decisivo - ha rilevato Emiliano - un gruppo quotato in Borsa con dimensione internazionale non può mancare di rispetto al Governo italiano, né tantomeno può pensare di distruggere una delle acciaierie più sofisticate del mondo, che è l’Ilva, anche se in cattivo stato di manutenzione. Mi auguro che la saggezza prevalga. Queste minacce, dal mio punto di vista, di spegnimento, sono un bluff. Per me si tratta di un bluff».

«Sono in contatto permanente sia con il presidente del Consiglio Conte sia con il ministro Patuanelli, ma evidentemente sono contatti riservati che non è possibile raccontare». Lo ha detto il governatore della Puglia, Michele Emiliano, rispondendo a Brindisi alle domande dei giornalisti su ArcelorMittal. «D’altra parte - ha concluso - è il presidente che deve parlare, non certamente io».

I SINDACATI: GOVERNO IMPEDISCA STOP - Lo spegnimento programmato degli impianti comunicato oggi dall’Ad Lucia Morselli «potrebbe compromettere il futuro ambientale e occupazionale già fortemente provato e, pertanto, è utile che il governo faccia la sua parte e impedisca un ennesimo atto unilaterale da parte della multinazionale». Lo sottolineano Fim, Fiom e Uilm di Taranto dopo l’incontro con l’amministratore delegato di ArcelorMittal, che si è tenuto oggi nello stabilimento tarantino.
Il piano di fermata degli impianti, che sarà inoltrato alle istituzioni locali e regionali, ai sindacati, alle autorità competenti e al ministero dell’Ambiente e dovrà validarlo entro 60 giorni, prevede lo spegnimento degli impianti a partire dall’area a caldo. Fim, Fiom e Uilm hanno evidenziato «la propria contrarietà - si osserva - alla scelta assunta dalla multinazionale ribadendo che non può lasciare uno stabilimento spento senza il coinvolgimento di Ilva in As che, a tutt'oggi, risulta essere l’unico proprietario del gruppo attualmente in affitto ad ArcelorMittal».
Domani le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm incontreranno il ministro dello Sviluppo Economico e i vertici di ArcelorMittal «e chiederanno - concludono le organizzazioni sindacali - maggiore trasparenza e atti concreti necessari a dare risposte al territorio e ai lavoratori. Diversamente saremo pronti a mobilitarci per rivendicare salute, ambiente e lavoro. Domani in concomitanza con l’incontro ministeriale il presidio permanente di Fim, Fiom e Uilm si trasferirà presso il Mise».

AZIENDA IN RITARDO CON PAGAMENTO AFFITTO - ArcelorMittal Italia sarebbe in ritardo con il pagamento delle rate di affitto degli asset del gruppo Ilva dei quali è entrata in possesso come affittuario con promessa di diventarne proprietario. Secondo fonti vicine al dossier, al momento ArcelorMittal non avrebbe ancora pagato l'ultima rata trimestrale scaduta ad agosto. Il costo dell’affitto è di circa 45 milioni.

Confindustria Taranto «ponga fine a questo inutile ricatto sulla pelle dei lavoratori», sottolineano in una nota le segreterie provinciali di Fiom, Fim e UIlm dopo aver incontrato l’Ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, a cui hanno chiesto risposte sulle preoccupazioni per i pagamenti dei crediti delle aziende degli appalti. Lucia Morselli ha risposto chiarendo «che l’azienda rispetterà tutti gli impegni»: «Pertanto - dicono ancora i sindacati - riteniamo inammissibile da parte di alcune aziende dell’indotto l’avvio della procedura di cassa integrazione e la contestuale minaccia di mancati pagamenti degli stipendi per i lavoratori delle stesse aziende operanti all’interno dello stabilimento siderurgico» di Taranto.

I sindacati dei metalmeccanici, dopo l'incontro con Lucia Morselli, riferiscono di aver chiesto ed ottenuto chiarimenti sul rispetto degli impegni di ArcelorMittal con le ditte degli appalti, A Taranto,e spiegano: «Proseguiranno le attività previste dal piano ambientale e dal piano di manutenzione degli impianti», l’A.d. «ha inoltre affermato che gli stessi contratti non hanno subito alcun tipo di modifiche rispetto a quanto pattuito precedentemente».

LE PAROLE DI LANDINI - Domani al Mise ci sarà il «primo incontro con la presenza dell’azienda. La situazione è difficile e i tempi delle decisioni devono essere rapidi. Per noi non ci sono le condizioni per recedere dal contratto, per noi ArcelorMittal deve applicare tutte le parti del contratto». Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ospite di Tagadà su La7. «Non voglio perdere neanche un posto di lavoro - ha detto - non è una discussione accettabile quella sugli esuberi. Lì si deve continuare a produrre acciaio, garantendo la salute di cittadini e lavoratori».

LE REAZIONI DEI SINDACATI - «Morte annunciata, ArcelorMittal ha definitivamente gettato la maschera», commenta il segretario generale della Uil, Rocco Palombella, dopo il 'piano fermate' per l’acciaieria di Taranto comunicato ai sindacati da ArcelorMittal.
«Oggi - dice - si è consumato il fallimento di una classe politica che non è stata in grado di tutelare la salute dei cittadini di Taranto, un settore industriale fondamentale per l'economia italiana e salvaguardare oltre 20mila posti di lavoro». Una situazione che, aggiunge, «rappresenta anche la disfatta del leader mondiale dell’acciaio che non ha spudoratamente rispettato gli accordi sottoscritti».

«Da mesi - prosegue Palombella - denunciamo e facciamo appelli drammatici sulle condizioni produttive e industriali ma purtroppo non siamo stati ascoltati».
«Lo scorso 26 giugno il responsabile europeo del gruppo aveva già annunciato che senza immunità penale avrebbero chiuso gli stabilimenti e sarebbero andati via dall’Italia. Da quel momento in poi, si è innescata una tempesta perfetta, un tutti contro tutti». «Il programma comunicato dall’azienda - continua il leader della Uilm - inizierà con l’avvio dello spegnimento degli impianti a metà dicembre per arrivare a metà gennaio con la completa chiusura». Da quel momento «"si avvierà una fase drammatica in tutti gli stabilimenti italiani che avrà gravi ripercussioni su tutto il sistema industriale nazionale. Diventa difficile partecipare all’incontro previsto per domani al Mise dopo che la multinazionale ha comunicato la fermata di tutti gli stabilimenti, disattendendo l’accordo del 6 settembre 2018».

«Non vorremmo che l’incontro di domani si trasformasse in una sorta di funerale annunciato dell’ex Ilva, il più grande impianto siderurgico d’Europa. Un incontro in cui ci saranno i mandanti, i carnefici e le vittime di un disastro economico e sociale dagli incalcolabili danni per Taranto, la Puglia e il nostro Paese. Noi non vogliamo arrenderci». Lo dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, in vista del tavolo con ArcelorMittal al Mise, dopo che l’azienda ha comunicato il piano delle fermate produttive. "Bisogna dare continuità produttiva e occupazionale a quel sito e si deve realizzare il progetto di bonifica ambientale che solo un grande investitore può essere in grado di operare. A questo punto, il rischio concreto è il tracollo occupazionale e sociale di un territorio e la sua condanna a un ambiente non risanato. Ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità», conclude il leader della Uil.

«No ad atti unilaterali da parte di ArcelorMittal. Il governo Governo rispetti e faccia rispettare accordi». Così il segretario generale della Fiom Francesca Re David a proposito della comunicazione dell’a.d. Lucia Morselli alle Rsu sul piano di spegnimento degli altiforni di Taranto.
«L'incontro di domani al Mise con ArcelorMittal - afferma Re David - assume un rilievo particolare, alla luce delle comunicazioni che l’a.d. Lucia Morselli ha anticipato oggi alle Rsu dello stabilimento di Taranto. Il cronoprogramma delle fermate di Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio, nonché la fermata di Agglomerato, Cokerie e centrale termo elettrica quando gli altoforni si spegneranno, configura la possibilità di dismissione dell’impianto di Taranto con ricadute drammatiche sul futuro ambientale e occupazionale e con ripercussioni su tutti gli stabilimenti del gruppo». All’incontro di domani: «Nessuno potrà limitarsi ad una semblice presa d’atto della fuga di ArcelorMittal dalle responsabilità e dagli impegni assunti. Il Governo deve togliere ogni alibi ad ArcelorMittal» conclude Re David.

«Se ArcelorMittal spegnerà davvero gli impianti nelle prossime settimane sarà una sciagura per Taranto, per gli altri stabilimenti, per tutto il Paese». Lo sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. "Non possiamo arrenderci a questa eventualità disastrosa del disimpegno totale dell’azienda. Non ci rassegniamo allo smantellamento di una azienda così importante per l’economia del Paese ed al congelamento del piano di risanamento ambientale. Lo diremo con chiarezza domani nell’incontro al Mise», aggiunge Furlan in vista del tavolo di domani pomeriggio sull'ex Ilva.

VICESINDACO TARANTO: NUMERI CRISI DRAMMATICI - «Sono stati esposti i numeri della crisi delle imprese dell’indotto che rischiano già dal prossimo mese la possibilità di erogare i salari ai propri dipendenti. Sono numeri drammatici, i cui effetti si presenteranno alle nostre comunità in termini di disagio sociale già nei prossimi mesi». Lo afferma il vicesindaco di Taranto, Paolo Castronovi, che ha fatto parte della delegazione formata dal presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, da alcuni amministratori ionici e titolari di imprese dell’indotto di ArcelorMittal, che questo pomeriggio ha incontrato il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.
«Nel mio intervento - aggiunge Castronovi - ho sottolineato la vicinanza delle amministrazioni locali alle imprese e ai lavoratori dell’indotto ArcelorMittal. É fondamentale che qualsiasi soluzione debba essere condivisa dal territorio sul quale pesa il disagio di qualunque sia l’epilogo della vicenda. Come già dichiarato dal sindaco Melucci al Presidente del Consiglio Conte, siamo pronti a mettere a disposizione del Governo la progettualità sviluppata dalla nostra amministrazione per avviare da subito una concreta ipotesi di sviluppo complementare e/o alternativa della nostra città». 

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