Martedì 10 Dicembre 2019 | 19:35

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Mittal, allarme indotto: non possiamo pagare stipendi
Scatta sit in davanti al Mise. Emiliano incontra ad Morselli

Una delegazione di Confindustria Taranto incontrerà Patuanelli

Conte: «Mittal chiede 5000 esuberi, inaccettabile». Governo disponibile a discutere immunità

TARANTO - «ArcelorMittal Italia sta lasciando lo stabilimento di Taranto senza aver pagato le aziende dell’indotto», avverte il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, che ha incontrato oggi il ministro Stefano Patuanelli, in una lettera inviata anche a Presidente della Repubblica e Premier. I crediti delle aziende dell’indotto «gravano tutti sulle spalle di seimila persone: imprenditori, lavoratori e famiglie». Così, sottolinea la lettera, «non siamo nelle condizioni di garantire il pagamento degli stipendi dei nostri dipendenti».

Si sono riuniti in presidio al Mise un centinaio di imprenditori, assessori e sindaci della provincia di Taranto preoccupati per il futuro dell’indotto dello stabilimento ex Ilva ora Arcelor Mittal. Al ministero intanto si sta svolgendo un incontro tra il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, i rappresentanti di Confindustria Taranto e quelli degli enti locali. «Consegniamo al ministro un documento che prevede una serie di punti tutti strettamente connessi al rientro dall’attuale esposizione di Arcelor Mittal nei confronti dell’indotto», ha detto il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, prima di entrare al Mise. Si tratta di un impegno «di oltre 200 milioni di euro (150 milioni dal 2015 e 50 dell’ultimo anno ndr) se dovessero tardare ad arrivare potrebbero una condizione sociale gravissima - con mancato pagamento degli stipendi - testimoniata anche dai sindaci presenti», ha continuato Marinaro secondo il quale Mittal «deve restare» e «chiediamo al ministro impegno forte e soluzioni celeri per le aziende che vedono assente una parte importante del contesto economico, come le banche».

IL SIT IN - Le aziende dell’indotto di ArcelorMittal Italia aderenti a Confindustria Taranto oggi terranno un presidio davanti al Ministero dello Sviluppo economico a Roma, assieme a una rappresentanza degli enti locali (Provincia e Comune di Taranto, sindaci della provincia). Lo rende noto Confindustria Taranto, aggiungendo che una delegazione guidata dal presidente Antonio Marinaro incontrerà alle 14 il ministro Stefano Patuanelli, al quale sarà consegnato un documento sulla vicenda ArcelorMittal.
«Lo stesso documento - viene spiegato - sarà portato all’attenzione, nella stessa giornata, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte». La delegazione illustrerà «la situazione di emergenza - sottolinea Confindustria Taranto - in cui le aziende si ritrovano dopo che ArcelorMittal Italia ha lasciato lo stabilimento, senza aver corrisposto alle stesse aziende fornitrici l’ammontare dei crediti maturati, pari a circa 50 milioni di euro: una situazione gravissima che sta già dando luogo al ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle stesse imprese. In alcuni casi si parla di licenziamenti.

AL MISE ANCHE LANDINI, FURLAN E BARBAGALLO - All’incontro di domani al Mise con ArcelorMittal sono stati convocati e parteciperanno anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Lo si apprende dagli stessi sindacati.

La platea dei dipendenti dell’indotto ex Ilva di Taranto ammonta a circa 6mila unità». Queste aziende hanno «già sacrificato 150 milioni di euro nel passaggio fra Ilva e Ilva in AS, fra il 2014 e il 2015 (crediti confluiti nello stato passivo). In assenza di soluzioni, non saranno più in grado di garantire il pagamento degli stipendi ai loro dipendenti. Oggi pretendono delle risposte non più procrastinabili».

Ieri la ditta Gamit ha comunicato ai sindacati di non essere in grado questo mese di pagare i suoi 50 dipendenti. Un’altra azienda ha pagato il 90% dello stipendio base senza precisare quando sarebbe stato erogato il saldo più le voci variabili, e altre imprese dell’indotto hanno annunciato la necessità di ricorrere alla cassa integrazione avendo i cantieri fermi. 

EMILIANO INCONTRA AD MORSELLI IN REGIONE - «L'incontro di ieri è avvenuto su richiesta dell’ad di Arcelor Mittal nella sede della presidenza della Regione ed aveva lo scopo, a dire dello stesso Ad di Mittal, di rassicurare in margine al pagamento dei debiti delle imprese dell’indotto. Questa peraltro è l’unica comunicazione pubblica che abbiamo diffuso ieri. Al termine dell’incontro ho informato telefonicamente il Presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro che, per il ruolo che svolge, è il diretto interessato alla vicenda del pagamento dei debiti dell’indotto». Lo precisa  il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. «Ho inoltre informato il presidente di Confindustria Taranto - prosegue - che la prima udienza di comparizione delle parti è prevista per maggio e che, secondo la legge, fino a quel momento l’affittuario non può abbandonare gli impianti senza incorrere in gravissime responsabilità. E che quindi, se non ci sarà un’anticipazione, l’affittuario deve gestire gli impianti almeno fino a quella data: questa è una mia considerazione che non è stata oggetto di conversazione con l’ad Morselli».

«Nel corso della conversazione telefonica ho rassicurato il presidente» di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, «sui rischi di compromissione dell’impianto, precisando che la legge non consente all’affittuario lo spegnimento dei forni ed il loro danneggiamento senza esporlo a gravissime responsabilità. Questa è una mia considerazione che non è stata però oggetto di discussione con la Morselli». Evidenzia il presidente della Regione Puglia, precisando il contenuto della telefonata con il presidente degli industriali tarantini dopo avere incontrato l’ad di ArcelorMittal Lucia Morselli in Regione a Bari. «Ho aggiunto a Marinaro - prosegue Emiliano - che pur rimanendo (Rpt. rimanendo) la volontà di recesso di ArcelorMittal, non risulta da nessun atto ufficiale la volontà di spegnimento degli impianti, e che le navi che trasportano il minerale necessario all’alimentazione della fabbrica sono in rada e vengono scaricate sia pure con lentezza a causa della mancanza di attrezzature idonee». «Il presidente Marinaro - conclude Emiliano - ha poi rilasciato ad un’agenzia di stampa alcune dichiarazioni senza concertarle con me, altrimenti avrei potuto tempestivamente precisare queste informazioni anche a quell'agenzia».

«L'amministratore delegato non ha titolo per essere né ottimista né pessimista, è un ad e quindi è una persona che segue gli indirizzi dell’azionista». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha risposto a margine del Consiglio regionale ai giornalisti che gli chiedevano come gli fosse sembrato l’amministratore delegato di Arcelor Mittal, Lucia Morselli.

LE DICHIARAZIONI DEL GOVERNATORE PUGLIESE - «In questa fase ci vuole molta calma e io mi sono sempre permesso di consigliare a Mittal di studiare bene il diritto italiano, perché è chiaro che non ci si può sciogliere da un contratto, soprattutto per un gruppo quotato in Borsa di quel livello di immagine internazionale. Quindi io mi auguro che si trovi una via di uscita». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda ex Ilva di Taranto, a margine della seduta del Consiglio regionale.
«Se ci sono problemi di economicità della gestione - ha aggiunto - penso di avere capito che il Governo italiano se ne fa carico. Ma se si vuole rinegoziare l’accordo, il contratto, questa rinegoziazione non può avvenire con un atto che manca di rispetto al Governo italiano, che è appunto quello di annunciare il recesso in maniera secca. Questa cosa è stata un errore che mi auguro che Mittal comprenda, un errore di comunicazione e giuridico».
«Speriamo - ha concluso - che si possa ricominciare a ragionare, perché se c'è un problema economico io penso che il Governo italiano questa questione se la pone, perché non può pretendere che qualcuno gestisca l’acciaieria perdendo 60 milioni al mese. Certo perdono il doppio di quello che perdevano i commissari del governo italiano, quindi evidentemente gestire quella acciaieria è veramente complicato».

«Noi abbiamo sempre parlato di piani, non di aziende. Io non sono in grado di dire se sia meglio Mittal o Jindal, quello che è certo è che il piano di Jindal aveva dentro di se la decarbonizzazione che ormai, a detta di tutti, e questo ormai è un risultato importantissimo che la Regione Puglia ha raggiunto, è l’unico modo di far proseguire quell'attività mantenendo livelli produttivi accettabili». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda ex Ilva di Taranto, a margine della seduta del Consiglio regionale.
«D’altra parte - ha aggiunto - ricostruire l’impianto nei suoi altiforni non funzionanti o al limite massimo della produttività con la tradizionale tecnologia a carbone, non avrebbe alcun senso. Quindi una delle ipotesi possibili è che i due forni funzionanti, l’1 e il 4, possano continuare la produzione a carbone». «Nel frattempo - ha concluso - utilizzando i finanziamenti dell’Unione Europea si può far partire la decarbonizzazione».

DI MAIO: AVVIATO PERCORSO, NON CI FERMERANNO - «Come Movimento eravamo riusciti a garantire tutti i posti di lavoro e avevamo ottenuto un piano ambientale rigoroso, grazie al quale sono stati già coperti in gran parte i parchi di polveri di ferro che ammantano la città di rosso. Ovviamente questa non è la soluzione definitiva, ma era quell'inizio di percorso che non era mai stato nemmeno ipotizzato e che ora rischia di saltare. Noi non lo permetteremo». Lo scrive Luigi Di Maio in un post in cui torna sul dossier Arcelor Mittal ricordando le scelte del passato. «I nodi vengono al pettine prima o poi. L’Ilva ne è un altro esempio. Gli ex proprietari, i Riva, hanno finanziato le campagne elettorali di partiti da destra a sinistra, e ne hanno ottenuto in cambio decreti Salva Ilva come se piovesse, sempre rigorosamente fregandosene dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto» scrive il leader M5s che conclude:"Ora è il momento di riconoscere le lezioni che la storia presenta a questo modo di fare politica»

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