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Dl Crescita

Ex Ilva, Lezzi: «Nessuno lavora con immunità penale». Mittal incontra i sindacati: conferma Cig

Barbara Lezzi, dal caso rimborsi a ministro del Sud

Barbara Lezzi

Le parole del ministro del Sud: Importante salvaguardare posti ma richieste siano in solco legge

20 Giugno 2019

Redazione online

TARANTO - «Le nostre imprese non lavorano scudate dall’immunità penale». Così il ministro per il Sud Barbara Lezzi in commissione alla Camera sul decreto Crescita, a proposito dell’ex Ilva. «Ad avviso di questo governo è importante salvaguardare i posti di lavoro» e «il ministro Di Maio sta parlando con ArcelorMittal per venire incontro alle loro richieste, che però devono entrare sempre nel solco della legge: in Italia nessuno può lavorare con l’immunità penale» ed estenderla «anche alla sicurezza sul lavoro, per noi sarà sempre una inciviltà inaccettabile».

MITTAL INCONTRA I SINDACATI - Altro incontro interlocutorio questa mattina tra azienda e sindacati metalmeccanici sulla cassa integrazione ordinaria chiesta da ArcelorMittal per crisi di mercato per 1.395 dipendenti dello stabilimento di Taranto per 13 settimane e decorrenza dall’1 luglio. L’azienda ha confermato la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. La trattativa è stata aggiornata a martedì 25 giugno, alle ore 14, su richiesta dei sindacati. «Anche perché - spiega Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi- l’annuncio fatto ieri da ArcelorMittal relativamente alle preoccupazioni per la norma del Decreto Crescita che rivede l’immunità penale legata all’attuazione del piano ambientale, apre uno scenario nuovo sul quale dobbiamo necessariamente interrogarci e riflettere». Per Prisciano «ieri l’azienda non ha affatto detto una cosa di poco conto. È vero che noi dobbiamo fare una serie di verifiche sulla cassa integrazione ordinaria, fermo restando che non accettiamo questo provvedimento a scatola chiusa, ma è anche vero che adesso l’interrogativo che ci poniamo è che succede col piano ambientale e col piano industriale visto che ArcelorMittal - prosegue il segretario della Fim Cisl - ha sostenuto che se passa la norma del dl Crescita e quindi l’immunità sparisce dal 6 settembre, è problematico per chiunque gestire l’impianto siderurgico di Taranto».

CONFINDUSTRIA: PATTI NON RISPETTATI - L'attenuazione dello scudo penale per eventuali reati ambientali relativi alla bonifica e al rilancio dell’Ilva di Taranto è un pessimo segnale per la reputazione del Paese», avverte Confindustria riferendosi alle norme sull'ex Ilva di Taranto inserite nel Dl Crescita: «Non si rispettano i patti firmati, si inducono gli investitori ad abbandonare il Paese e si scoraggiano nuovi investimenti». La disposizione inserita nel Decreto Crescita, dice Confindustria, «mette a rischio l’impegno sullo stabilimento siderurgico da parte del gruppo Arcelor Mittal. Un impegno che è fondamentale per il Mezzogiorno e per l’intero Paese». E aggiunge: «Non è una buona idea mettere in discussione una clausola centrale dell’accordo firmato meno di un anno fa da questo stesso governo: l’attuazione di un piano ambientale - prosegue l’associazione degli industriali - deve rispettare tempi definiti e l’azienda acquirente Arcelor Mittal potrà assumersi tutte le responsabilità solo dopo aver avuto la possibilità di mettere a norma gli impianti».

LE PAROLE DI FEDERACCIAI - E’ «importante rispettare le regole e mantenere un quadro regolatorio costante», dice Federacciai delle norme sull'ex Ilva di Taranto inserite nel Dl crescita. "La questione - sottolinea il presidente della federazione dei produttori siderurgici italiani, Alessandro Banzato, «non riguarda solo il risanamento ambientale e il rilancio del più grande stabilimento produttivo italiano, ma rappresenta un pericoloso precedente per il Paese, perché modificando in corso d’opera le regole del gioco viola di fatto il concetto del diritto, scoraggiando così qualsiasi investimento nella nostra economia».

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