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In Puglia e Basilicata

effetti del jobs act

«Ci hanno paralizzato»
La denuncia di ispettore Inps

inps taranto

L'istituzione di un coordinamento unico in un Ispettorato nazionale del lavoro tra Inps, Inail e direzioni territoriali, in realtà sta producendo distorture che stanno depotenziando la funzione di vigilanza

05 Aprile 2018

di RITA SCHENA

«Ci hanno paralizzato», non usa giri di parole un ispettore Inps di Taranto con oltre 20 anni di esperienza sulle spalle per definire gli effetti che il decreto legislativo 149/2015, delineato dal Jobs Act, sta producendo da un paio di anni sulla professione svolta dalle direzioni territoriali del lavoro, gli ispettorati Inps e Inail. Il decreto, che puntava a risparmiare evitando duplicazioni nelle attività ispettive, ha istituito un coordinamento unico in un Ispettorato nazionale del lavoro tra Inps, Inail e direzioni territoriali, ma in realtà sta producendo distorture che stanno depotenziando la funzione di vigilanza.

Una sorta di «attacco al cuore del welfare» come lo definiscono in una nota un gruppo di ispettori che hanno deciso di venire allo scoperto.

«Se l'intenzione era di non sovrapporre funzioni, la misura è inefficace – sottolinea l'ispettore tarantino che, data la particolarità del suo lavoro, preferisce restare in anonimato –. Quando noi dell'Inps o i colleghi dell'Inail o delle direzioni territoriali avviamo un'ispezione, la prima cosa che facciamo è chiedere all'azienda se ci sono state altre misure di controllo. Proprio per non perdere e far perdere tempo. Un Ispettorato nazionale è inutile, basterebbe una banca dati unica da dove i differenti uffici possono attingere informazioni, ed il gioco è fatto».

L'ispettore è un fiume in piena. «Chi crede che possa far convergere in un unico soggetto il lavoro di controllo in ambito previdenziale (che fa l'Inps), con quello lavoristico (dell'ispettorato del lavoro), e l'assicurativo (Inail) propone una follia, perchè sono competenze diverse. I risultati di questo accorpamento e “risparmio” si stanno già vedendo.
Quando fino a prima del decreto sentivo qualche voce su un'azienda con lavoratori a nero o irregolari, la prima cosa che facevo era verificare se c'erano già stati precedenti accertamenti, se mi rendevo conto che le “chiacchere” potevano dire il vero, andavo dal mio direttore e chiedevo se poteva partire l'indagine. Il “si” mi è sempre stato concesso e in massimo uno-due giorni. A questo punto potevo avviare l'ispezione. Ora invece devo chiedere l'autorizzazione al mio responsabile, che a sua volta deve inoltrare la domanda, che da Taranto transita per Bari, per poi arrivare a Roma... una commissione la valuta e dà o meno parere favorevole... Stiamo parlando di due mesi per una risposta, una infinità di tempo, oltre alla segretezza che va a farsi benedire, perchè chiaramente più persone sanno cosa si progetta e più facili sono le fughe di notizie. Quando e se riusciamo a procedere all'ispezione, l'azienda ha tutto il tempo per sistemare le illegalità».

In pratica la nuova normativa fa crollare come un castello di carta alcuni dei pilastri stessi di una ispezione “a sorpresa” per poter verificare veramente il rispetto o meno di una azienda dei contratti di lavoro.

«Questo dilatarsi dei tempi sta provocando un sempre minor numero di accertamenti: a livello nazionale nel 2017 solo noi Inps abbiamo registrato somme inferiori pari a 211 milioni di euro rispetto al 2016, anno già in calo con un -187 milioni, se si vedono i bilanci del 2015. È inutile dire che ogni euro non accertato si traduce in una minore copertura previdenziale per i lavoratori assicurati. Per quanto riguarda gli accertamenti sempre con dati nazionali: nel 2013 ne abbiamo fatti quasi 72mila, nel 2015 meno di 40mila, nel 2017 solo 24.291».

«Inoltre c'è un altro problema: ma come si può pensare di accentrare a Roma o a Napoli decisioni che solo noi che stiamo sul territorio possiamo realmente valutare? Qui a Taranto il problema del lavoro fittizio è una vera piaga, ne abbiamo scoperti oltre 800 negli ultimi 3 anni, e avremo potuto fare molto di più. Noi sappiamo che qui l'ambito da monitorare è il nuovo “mercato” degli immigrati, che solo una impresa su quattro lavora veramente secondo le regole di una seria accoglienza, ma se ci legano le mani come faremo a garantire i lavoratori legittimi dagli illegali?».

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