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L'intervista

«Sono tornata come Marco Polo»: parla Nancy Dell'Olio

Dai jet set di Londra e New York ad ambasciatrice pugliese

«Sono tornata come Marco Polo»: parla Nancy Dell'Olio

Nancy Dell’Olio, avvocato nuovaiorchese: dal gossip glamour internazionale al ritorno in Puglia, dov'è cresciuta nella città della stirpe, Bisceglie.
«Come sintesi mi pare estrema: dal mondo al ritorno nella culla pugliese, dove sono più presente. Però mi piace, disegna la mia condizione adesso. Ero bambina quando tornammo a casa da New York, dove mio padre Francesco, ufficiale in Marina, sbarcò con un permesso senza tornare più indietro. Fondò una catena franchising Continental, 60 ristoranti di cucina pugliese, avvalendosi di emigrati eccellenti, in particolare cuochi biscegliesi. Un antesignano del made in Italy enogastronomico, direi. C’era anche uno zio, suo cugino, che investì, il padre di Anselma Dell’Olio, moglie di Giuliano Ferrara, con la quale siamo parenti. A Bisceglie completai le medie, parte del liceo, prima di un nuovo trasferimento a Roma. Ma in generale ho vissuto per il mondo tutta la vita, preparando valigie. E adesso, anche se ho sempre casa a Londra, e se la Grande Mela rimane un riferimento, come Marco Polo sono tornata a casa, alla fine».

Questa di Marco Polo, milady, la apprezzo.
«E io pure, davvero».

M’è parso il minimo, d’altronde, dedicare una pagina a lei, con i vari Sven-Göran Eriksson, mito del calcio mondiale, tra i suoi amori più celebri, sir Trevor Nunn, gigante del teatro, nume di Broadway, il fratello di Camilla moglie di Carlo d’Inghilterra e…
«Ebbè, Alberto, sono d’accordo, ci voleva. Visto che ha dedicato ad altri la rubrica sui pugliesi e sui lucani famosi, io almeno oltrepasso i confini del Belpaese».

Non per nulla ha partecipato a «Strictly come dancing», che ricorda tanto «Ballando sotto le stelle» con Nunzia De Girolamo, una ballerina molto stimata che talvolta credo faccia politica. Nonché al «Celebrity Big Brother» del 2016.
«L’Inghilterra è patria del giornalismo quanto del pettegolezzo».

Hit pop e corna e sono contenti.
«Precisamente. Ero la donna dell’ex allenatore della Lazio e poi della Nazionale inglese: terza carica dello Stato, dopo la regina e il premier. Vivevamo con 20-30 giornalisti accampati davanti alla nostra casa di Londra, uscivo soltanto scortata con autista».

I tabloid inglesi hanno lucrato milioni di sterline sulla sua pelle levigata di pantera, come quelli statunitensi, e non escludo i congolesi. L’Italia s’è piegata ugualmente al “Dell’Olio affect”. Però ‘sta fama, Lady Nancy, la frequentazione di tycoon e jet-set da noi non le ha reso il percorso agevole. Ambasciatrice di Puglia sotto l’ala di Michele Emiliano: lei.
«Intanto sono ancora al lavoro e progetto strategicamente nel mio ufficio a Bari in Fiera. Viaggio ovunque sia utile la mia presenza. Le polemiche per la mia nomina mi sono sembrate sciocche, francamente».

Si incanaglirono soprattutto i 5 Stelle.
«Certo, e si stupisce? Il movimento vive di polemiche e di no in qualsivoglia frangente».

S’impuntarono sul fatto che lei riceve dalla Regione 6000 euro al mese, manco fosse chissà che: li guadagno pure io. Quasi. Più o meno.
«Consideri inoltre i rimborsi in sospeso, le spese. Anzi, il compenso mi pare sottostimato dati i contatti internazionali, le progettualità che descrivo. Faccio la spola in presidenza regionale, all’occorrenza. Obiettivo investitori stranieri. Penso di essermi meritata la stima che Michele Emiliano, dacché ci conoscemmo, manifesta. Anzi sa che penso? Se il governatore diventerà premier, mi sceglierà magari come ministro degli Esteri».

Lady Annunziata, non scherzi: quel diavolo d’uomo da un giorno all’altro ce lo ritroviamo papa.
«Ah-ah-ah!, e mica lo escludo, assolutamente».

Cosa ha realizzato in concreto?
«Portiamo avanti strategie a lungo termine, un lavoro persistente, tanto che mia madre Antonia, 87 anni, lamenta che oggi mi vede meno di quando risiedevo stabilmente all’estero. Oltre agli investimenti turistici ho in mente una Università dei mestieri».

Ma perché non puntate su un campo inesplorato, se posso permettermi? La diffusione massiva del bidè in Inghilterra. Realizzeremmo speculazioni igieniste da capogiro, mi creda.
«Sa, Alberto, io la capisco e non la capisco. Prima di tutto lei non può imporre abitudini a una popolazione intera. E poi dovrebbe viaggiare di più prima di esprimersi in questi termini. Temo sia rimasto indietro, questo strumento sanitario oggi è più presente».

E grazie! Lei frequenta soltanto attori famosi e straricchi sir. Ma la classe media?
«Si fidi. Da tempo vengono adottati sistemi diversi, in case nuove, nuovi alberghi, senza contare che gli inglesi si fanno la doccia più spesso».

Mah.
«Comunque, per cortesia, non mi sembra un argomento sul quale è il caso di indulgere, non crede? Dobbiamo andare avanti così per tutta l’intervista?».

Ha ragione ma è una mia fissa fin da bimbetto: lanciare una campagna colpevolista igienica e colonizzare i colonizzatori inglesi.
«…».

Resta il fatto che Richard Eden sulla stampa britannica anticipò da maggio la sua nomina ad ambasciatrice, prima del concorso in giugno con Pugliapromozione, strumento pilotato da Michele Emiliano.
«Forse appresero qualcosa, o ipotizzarono durante un incontro diplomatico. E poi consideri che di fatto sono referente da tempo per la regione. Nel 2004 venni nominata ambasciatrice di Apulia-UK, ponte fra Puglia e Regno Unito. Ho collaborato con Tony Blair nella sua fondazione per la pace in Medio Oriente. Con il Peres Centre for Peace abbiamo costruito il primo campo di calcio a Gerusalemme e con le stesse finalità ho creato Truce International. Sono testimonial della Croce Rossa britannica».

Ho letto che ha rappresentato l’Inghilterra per Vital Voice di Hillary Clinton.
«Precisamente. Inoltre sono un’avvocatessa esperta in diritto internazionale, master a New York».

Si laureò a Bari con plauso accademico specializzandosi a Roma, Milano, States negli studi Carnelutti, Graziadei e Lupoi. Difatti bado a come parlo con lei, ha menato un querelone pure ai mastini del Daily Mail che la definirono «man-eater», mangiatrice di uomini.
«Inesatto: due gliene ho fatte di querele, e nella prima se la sono cavata perché un giudice, uomo, ha interpretato maschilisticamente la legge. Mi appellai alla Corte europea».

Eppure sono certo che il suo splendore magante di pitonessa cela un cuoricino di fanciulletta che palpita per il principe azzurro in trepida attesa.
«Sì, è vero, cerco ancora il mio principe azzurro. Ma le faccio una confessione: qui in Puglia ho compreso di essere una single con pause di convivenza».

Tuttavia Eriksson sicuramente suo principe azzurro non poteva essere. Mi pare anzi arrapaho parecchio. Conosce gli Squallor? Il disco..?
«No, non conosco. Però più che un fedifrago famelico Eriksson con me è stato un bambino geloso in cerca di attenzioni. La inclinazione che ho di affermare la mia personalità, la presenza, lo ha mandato in tilt scatenando la rivalsa da perdente traditore. Perciò perdonai quelle due scappatelle. Non lo ripudiai, non confermai niente e parlai soltanto a posteriori, alla BBC e nell’autobiografia My beautiful game. Gli inglesi lo capirono, alla vigilia del campionato Eriksson rischiava il licenziamento perché nel mondo anglosassone mentire è l’unico divieto».

E divenne ancor più la «signora del calcio», l’eroina che salvò l’Inghilterra.
«Quando entrammo insieme nello stadio di Wembley, 54.000 persone si alzarono sugli spalti gridando in coro il mio nome. Mi venne da piangere».

Certo che, Milady: da Eriksson a Nunn, già direttore della Royal Shakespeare Company e del Royal National Theatre, nonché regista di «Cats» e coautore dell’immortale «Memory». Da Nunn al cognato del principe Carlo, Mark Shand.
«Su quest’ultimo nome non le rispondo né no né sì. I media legarono i nostri destini perché morì a New York tragicamente, dov’ero. Diciamo che eravamo agli inizi».

E va bene. Poi il rifiuto al magnate sir Philip Green che le offrì un milione per giacere con lei, sparato dal Sun come manco lo sbarco dei marziani sul Tamigi in mutande di Fendi. Dico, com’è che non le capita mai un impiantista ruvese, un corriere di Amazon, un impiegato della BPB?
«Non è mica detto. Ho aperto un conto presso la banca barese».

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