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L'INTERVISTA

Al Bano: Basta con questi gossip, non parlo più di Loredana e Romina

Il cantante segue le coltivazioni, mangia cicoria, medita in chiesa e ribadisce l’ammirazione per il presidente russo

Al Bano: Basta con questi gossip, non parlo più di Loredana e Romina

Sono sicuro che sta zappando. La vogliamo con la zappa in mano, Carrisi.

«Francamente, ho smesso proprio adesso».

Devo confidarle una cosa. È accaduta sul serio e ancora ci penso. Stanotte l’ho sognata. Lei, Al Bano, faceva il fruttivendolo nel quartiere Mungivacca di Bari, credo, in una bottega lunga e stretta che talvolta frequento. Indossava un gilet color cuoio, se non erro, niente cappello, mi vendeva cicorie, le puliva con un coltello da cucina e illustrava le differenze tra queste verdure selezionate e quelle che si trovano comunemente.

«Alla faccia. Accidenti la miseria… Vedo che prevedi un futuro davvero interessante per me. Mi hai già assegnato il nuovo mestiere. Cresciti gli amici, se vogliamo chiamarli così davvero. Prima la zappa, mo fruttivendolo…».

Che vuol dire, diverse qualità che le attribuiscono vengono dalla terra. Ha fatto davvero il contadino negli anni verdi, seguendo i solchi di mamma Jolanda e papà don Carmelo.

«I miei genitori non hanno mai abbandonato la tradizione, anche dopo i successi del figlio che li portava in giro per il mondo. Quando si spegnevano i riflettori, io mi godevo un altro spettacolo, vero e tutto mio, che era il loro viso. E comunque io stesso seguo tutti i santi giorni le coltivazioni, mi do da fare certe volte nei vigneti che ho qui a Curtipitrizzi. Curo l’orto e porto i frutti dal campo alla tavola, non c’è niente di più bello. Anzi al riguardo, direi che il sogno che hai fatto sfiora la telepatia, adesso che ci penso. Da quando è incominciata questa quarantena sto mangiando tanta cicoria, ma cicoria selvatica, attenzione, roba di qualità eccelsa. La mischio con rucola, radicchio e insalata verde, condendo tutto con olio e aceto. E sto benissimo. Ho perso già tre chili».

Ha perso sua madre da non molti mesi.

«Ha deciso di andarsene nel momento giusto. Ancora 20 giorni e avrebbe compiuto 97 anni. Viveva accartocciata su sé stessa, completamente dipendente. Era una candela che aveva esaurito la sua cera».

Don Carmelo, scomparso nel 2005, sulla seggiola lungo il piazzale sotto il cielo, quasi cieco gli ultimi tempi, calore umano commovente. Mamma Jolanda che preparava le polpette nella cucina gigantesca: «Assaggia, prego». Come si fa a dimenticare simili presenze?

«Mi mancano, certo. Certo che ci penso».

E poi pensa a Ylenia.

«Ylenia. Soltanto nell’udire questo nome mi si riapre una ferita tremenda. Rimarginarla è impossibile. Di lei sappiamo ciò che si sa; e poi più niente. Però ognuno porta la sua croce nella vita, ognuno ha la sua e non la sceglie: e io mi tengo questa».

C’è aria di morte da due mesi. La strategia politica del coronavirus è il possesso di ogni essere, anima compresa, e la diffusione dell’inerzia.

«Ma io no non mi fermo. Non ci sto a crogiolarmi dentro alle macerie. Ogni cent’anni le epidemie si ripresentano con voci diverse. La scienza dovrebbe impegnarsi prevenendo. E mi dispiace che si sia smesso di parlare di ulivi e di xylella. Perché, la abbiamo vinta la xylella? Un batterio del cacchio che si sta mangiando pure gli alberi miei come mezzo Salento. Anche questa è una pandemia, accidenti, e attacca il massimo, più antico simbolo pugliese».

Anche la celebre «Azienda vinicola Al Bano» sta subendo contraccolpi per le difficoltà nell’export?

«No, fatta eccezione per la Cina. Il mercato è bloccato soltanto lì. Ed è un peccato perché andavamo veramente bene».

L’importante è che a Curtipitrizzi la situazione, che i giornali definiscono complessa, sia definita. Poi magari è semplice, invece.

«Non parlo di questo argomento. Io mi rifiuto di parlarne».

Citavo i media, non ciò che è. Le davo la parola appositamente.

«Ma io non la voglio la parola, non parlo e non ci sento. Anzi, credo che questa qui sarà la mia ultima intervista con i giornali. Dopo di che chiudo le comunicazioni ché è meglio».

Ipotizzo: a Curtipitrizzi vige senza traumi la famiglia allargata condivisa. Case separate, quarantene autogestite. Romina Power, residente in California dove ha il fratello e altri affetti, è momentaneamente bloccata a Cellino San Marco dal coronavirus. E il signor Carrisi, fidanzato stabilmente con Loredana Lecciso...

«Non è soltanto la mia fidanzata: ci ho fatto due figli eh? E in ogni caso, sia come sia, questa è una descrizione familiare tua, la pronunci tu e la scriverai come credi. Non mia. Io non ho detto e non dirò più niente».

E come si fa a non domandare? Al Bano, Loredana e Romina Power sono sulle copertine, onnipresenti. Questo per il mio mestiere è una legge.

«Appunto. E io non ne posso più: basta con il gossip. Basta adesso. È una cosa che non posso più sopportare. Tanto che ho chiamato i direttori di alcune riviste e ho detto: volete fare i soldi creando storie e storielle sulla mia situazione? E va bene: ma pagate. Pagate per ogni copertina e date tutto il ricavato in beneficenza. Ma mi hanno risposto: niet».

Come Vladimir Putin, suo amico.

«Amico è una parola grossa. Ci conosciamo e come artista sono tra i suoi preferiti».

A cantare «Felicità» ce lo vedo.

«Io lo ammiro, ha salvato la Russia dalla miseria portandola a massima potenza. Eppure, dichiarare questo pubblicamente mi costò la messa al bando dall’Ucrania, come “terrorista”: io. Finché l’ambasciatore venne a chiarire qua a Cellino».

Sono i disegni di Dio. E mi gioco una penna Bic che Carrisi, cattolico sincero, va a trovarlo più spesso ora nella chiesetta della tenuta, tutta pietra.

«I viaggi, i concerti mi mancano, ma proprio grazie a quest’assenza mi ci fermo più spesso. Ed essendo attualmente poco frequentata la godo appieno. Guardo i 30 cavalli che galoppano nel bosco: palomini, appaloosa, pony. Lo stallone arabo ha messo incinta un’asinella ed è nato un muletto».

Musica niente?

«Zero, nello studio di registrazione non ho messo piede. Verrebbero fuori soltanto canzoni di tristezza. Anche per ragioni che mi interessano privatamente. Ho perduto due amici, nel frattempo. Il primo è Detto Mariano, figura mitica, compositore, arrangiatore, produttore, editore musicale al quale devo tutto, come uomo, come artista, figura chiave del Clan Celentano in cui ero, per Battisti, per Mina. È entrato al Santa Rita di Milano per curarsi la prostata, si è beccato il coronavirus ed è morto là stesso. Un fratello, la mia guida. Il secondo è un impresario di New York al quale ero legato parecchio. Sono andati a trovarlo dei parenti calabresi, hanno festeggiato con una cena. S’è infettato e se ne è andato così, come niente».

Ma Al Bano regge. Artista internazionale, imprenditore…

«Fermo. Sono un passionario, con gli imprenditori non c’entro niente».

Ripresa: artista internazionale, passionario, simulacro mediatico da mezzo secolo, ricco un tantinello, a zonzo per continenti. A 76 anni, santo cielo.

«E io proseguo. Guardo avanti e mai indietro. Perché voglio creare nel futuro ciò che sarà il passato che mi resta».

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