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Assenteismo a Foggia, 10 dipendenti a processo: l’indagine al Consorzio di bonifica

Accusati di truffa aggravata sono stati denunciati dal collega-custode dell’impianto

Riforma Consorzi di bonifica«Salvi» Capitanata e Gargano

FOGGIA - Tutti rinviati a giudizio i dieci dipendenti del Consorzio di bonifica della Capitanata denunciati da un loro collega, il custode dell’idrovora di Palude Lauro (Lesina) di assenteismo. La prima udienza è fissata per il 21 novembre al Tribunale di Foggia, i dieci dipendenti sono accusati di «truffa aggravata per presunto assenteismo sul luogo di lavoro» così come documentato da alcune videocamere piazzate, all’insaputa del Consorzio, agli ingressi dell’area dove i dipendenti avrebbero dovuto svolgere le proprie mansioni negli orari prestabiliti come da contratto di lavoro.

La vicenda, più volte raccontata su queste colonne, risale al 2016 quando il custode dell’impianto, Matteo Pio Ciavarella, decide di sporgere denuncia nei confronti dei presunti assenteisti «stanco - dirà poi - di assistere a un andazzo ormai insopportabile». L’indagine viene affidata alla Guardia di finanza di San Severo che provvede all’installazione delle telecamere per sorvegliare i movimenti dei lavoratori. Qualche tempo dopo, durante un’ispezione decisa dalla direzione del Consorzio, il colpo di scena: l’ente chiede conto al custode dell’impianto della presenza delle videocamere non autorizzate, Ciavarella sostiene di non saperne nulla ma non viene creduto: scatta così per lui il licenziamento in tronco. L’arcano (per il Consorzio) si chiarirà solo qualche mese più tardi quando dalla Procura della Repubblica foggiana giungerà all’ente di bonifica la richiesta di restituzione delle telecamere essendo cessate le esigenze di documentazione ai fini dell’indagine. L’avvocato Luca Castello, che difende Ciavarella, chiede così il reintegro immediato del proprio assistito che così può riprendere il proprio incarico e il proprio posto il 2 gennaio 2017.

Tuttavia da allora Ciavarella si è rifiutato di tornare sul proprio posto di lavoro nel timore di rappresaglie da parte dei colleghi da egli stesso denunciati. Il lavoratore è stato notato più volte, al mattino, spesso in compagnia del figlio, stazionare sulle scale d’ingresso del Consorzio di bonifica, in corso Roma, allo scopo di sollecitare e ottenere una diversa collocazione dove poter svolgere le proprie mansioni. In effetti Ciavarella viene trasferito da Palude Lauro a Palude Grande, ma ora trascorre il suo tempo in una palazzina del consorzio senza altri colleghi che lo vadano a sostituire dopo il turno di «lavoro». «È stato praticamente “mobizzato” - denuncia l’avvocato Castello - quando finisce il suo turno di lavoro al suo posto in quel luogo, peraltro abbastanza degradato, non ci va nessuno. Riteniamo che un lavoratore così schierato in difesa del proprio posto di lavoro ed a tutela dei conti dell’azienda per cui lavora dovesse ricevere un trattamento diverso dal datore di lavoro. Ma non è così e ne prendiamo atto».

Nel frattempo, a seguito dell’indagine, i dipendenti finiti nel mirino dei finanzieri sono stati sottoposti per un periodo a provvedimento di sospensione da funzioni e stipendio, nel timore che il reato potesse essere reiterato. Pericolo scampato e emolumenti tornati a esser pagati quando il Consorzio ha installato i rilevatori di presenze marcatempo all’ingresso dei luoghi di lavoro. Ora il processo (presidente Talani) dovrebbe chiarire i contorni di una vicenda per certi versi incredibile e paradossale, di un dipendente che coraggiosamente denuncia i propri colleghi per assenteismo e che non sembra aver ricevuto in tutto questo tempo la solidarietà da parte di altri colleghi e del datore di lavoro. A meno che il processo durante il suo dibattimento non faccia emergere un’altra verità.

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