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FOGGIA - La tutela dell’anzianità di servizio promessa? E chi l’ha vista… Così la pensano gli infermieri esclusi dall’avviso pubblico per soli titoli appena espletato dall’Azienda sanitaria locale. Sono tutti ex lavoratori utilizzati negli ultimi anni dalla Sanitaservice, questi professionisti dovranno infatti andare a colmare i vuoti nel servizio lasciati sulle ambulanze e nel Punti di primo intervento dai quaranta infermieri che per effetto di una nuova disposizione regionale dovranno passare in carico all’Asl, dopo anni trascorsi in carico alle agenzie interinali ed essersi aperti la partita Iva pur di lavorare. Ora l’agognato avviso pubblico che dà diritto a un contratto a tempo determinato direttamente però con l’Asl. L’anticamera del posto fisso. Per questo si sono presentati in oltre cinquecento alla selezione per titoli, una selezione che «stando a quanto dichiarato dell’amministratore unico della Sanitaservice, Massimo Russo», ricordano adesso i lavoratori, avrebbe assicurato loro quantomeno il vantaggio dell’anzianità di servizio come diritto di precedenza rispetto a una graduatoria che conta ben 335 aspiranti (il resto delle domande è stato scartato).

E invece accade che alcuni di questi infermieri più anziani, dopo quasi dieci anni trascorsi sulle ambulanze, si ritrovino oggi in graduatoria con appena 3 punti e dunque relegati nelle posizioni più insignificanti e senza possibilità di conservare il posto di lavoro che si volatilizzerà per loro il 31 dicembre. «E meno male che per i titoli in carriera la commissione avrebbe riconosciuto fino a un massimo di 12 punti come recita il regolamento», protesta con la Gazzetta, Nicola, un infermiere in servizio da nove anni. Un altro infermiere in un esposto inviato al direttore generale dell’Asl, Vito Piazzolla e alla presidente della commissione, si chiede la «sospensione della delibera numero 1898 del 21 dicembre 2018 e della graduatoria», al fine di una revisione più accorta e ragionata della composizione dei nomi che compaiono nell’elenco. Sott’accusa finiscono infatti i tempi troppo stretti in cui la commissione (composta da Girolama De Gennaro, presidente, Rosa Racano, Michele Pavone componenti) ha dovuto lavorare, «appena trentasei ore» per definire gli aventi diritto di una graduatoria che conta alla fine 335 candidati, ma che sarebbe dovuta essere ancora più lunga se si considera - come sottolinea uno dei ricorrenti - che «per la presentazione delle domande sono pervenute nei termini 509 istanze e che la commissione in data 19 dicembre 2018 le ha esaminate tutte valutandone ammissibili solo appunto 335. Ma il numero delle domande era molto consistente - leggiamo ancora sull’esposto - e i tempi della pubblicazione degli ammessi e della graduatoria di merito molto risicato, meno di 36 ore: evidente la possibilità per la commissione di poter commettere qualche errore di valutazione».

Che i tempi di valutazione siano stati troppo stretti lo sottolinea anche il candidato che ha contattato il nostro giornale: «Il 19 dicembre viene nominata la commissione che avrebbe dovuto esaminare le candidature - ricorda - ma senza che la notizia venisse pubblicata sull’albo pretorio dell’azienda. Il 20 dicembre viene pubblicata la delibera con gli ammessi all’avviso, il 21 dicembre viene fuori la graduatoria di merito finale e tutto questo a sole ventiquattr’ore dalla verifica della documentazione presentata dai candidati. In 24 ore - sottolinea il candidato - sono dunque state esaminate 507 domande totali: 335 prese in esame. In pratica, facendo una media molto approssimativa, la commissione avrebbe esaminato qualcosa come 14 domande a ora, una domanda ogni quattro minuti e mezzo! Ma i dipendenti dell’Asl non rispettano gli orari di ufficio? O abbiamo ragione di ritenere che la procedura di selezione delle domande potrebbe non avere avuto la necessaria accuratezza e delicatezza di funzione trattandosi di posti di lavoro e di soldi pubblici?». 

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