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Primo effetto decreto

Poliziotti aggrediti da gambiano a Foggia, Salvini: «Fuori dall'Italia»

Omar Jallow è il primo colpito dal decreto del ministro degli Interni. La Commissione valuta il caso. L'appello del Lisipo (Libero sindacato di polizia): «la situazione in alcune realtà del Sud è insostenibile»

polizia

BARI - Primo effetto del decreto Salvini. A farne le spese - fa sapere il Viminale - è Omar Jallow, gambiano che ha aggredito dei poliziotti al Cara di Foggia. L’uomo era un richiedente asilo che aveva ottenuto la protezione umanitaria grazie a un ricorso alla magistratura. Il suo status doveva essere riesaminato dalla commissione territoriale di Foggia (per ottenere l’eventuale rinnovo) ma l’aggressione ai poliziotti ha accelerato la procedura. Per effetto del decreto Salvini, la commissione - indica sempre il Viminale - sta già esaminando il caso e il gambiano rischia l’espulsione.

LE PAROLE DI SALVINI - «Il gambiano Omar Jallow, 26 anni e vari precedenti penali, l’altro giorno a Foggia non solo non si era fermato all’alt ma aveva cercato di investire un poliziotto. Era un richiedente asilo che aveva ottenuto la protezione umanitaria grazie a un ricorso alla magistratura. Per effetto del nostro decreto, il caso è stato subito portato alla Commissione territoriale: protezione negata! Fuori dall’Italia questi delinquenti finti profughi, dalle parole ai fatti!». Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Nel corso di controlli anticaporalato nelle campagne di Borgo Mezzanone (Foggia), la polizia ha arrestato Jallow - già con precedenti - per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’uomo aveva provato a investire con l’auto due agenti che gli avevano intimato di fermarsi, e poi li aveva aggrediti con l’aiuto di altri migranti nei pressi del Centro accoglienza e richiedenti asilo (Cara) della zona. Il sindacato di polizia Sap ha sostenuto che erano oltre 50 gli extracomunitari del Cara che si sono scagliati con calci e pugni contro due poliziotti che sono rimasti feriti nella colluttazione: guariranno rispettivamente in 15 e 30 giorni. I due agenti sono stati 'salvati' dall’intervento di altre pattuglie della Polizia accorse sul luogo dell’aggressione.
E’ l’articolo 10 del decreto Salvini - pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale - a prevedere che, nel caso un richiedente asilo compia una serie di gravi reati (tra i quali rientra anche l’aggressione a pubblico ufficiale), il questore debba dare «tempestiva comunicazione» alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento del diritto d’asilo. Quest’ultima provvede, si legge sempre nel testo del dl, «nell’immediatezza all'audizione dell’interessato e adotta contestuale decisione». In caso di rigetto della domanda il richiedente «ha in ogni caso l’obbligo di lasciare il territorio nazionale».
Perché tuttavia Jallov possa essere effettivamente rimpatriato nel caso di un 'no' della Commissione alla domanda di asilo, serve che le autorità gambiane accettino il trasferimento dell’uomo dall'Italia.

L'APPELLO DEL SINDACATO - Il Lisipo (Libero sindacato di polizia) chiede «al capo della Polizia e al ministro dell’Interno di accelerare sulle procedure concorsuali dirette ad aumentare gli organici». La richiesta arriva all'indomani della notizia dell’aggressione in provincia di Foggia a due agenti da parte di circa 50 migranti che volevano impedire l'arresto di un cittadino del Gambia durante controlli anti caporalato. Gli agenti hanno riportato ferite giudicate guaribili in 15 e 30 giorni.

Per il segretario generale del Lisipo, Antonio de Lieto, "la situazione in alcune realtà del Sud Italia è oramai divenuta insostenibile. Abbiamo bisogno di giovani e di maggiori mezzi per fare fronte a situazioni come quella di Foggia dove è inaccettabile quanto accade».

Il Lisipo «ricorda ai vertici della pubblica sicurezza che la provincia di Foggia è una delle realtà territoriali dove, negli anni, è stato sempre difficile essere trasferiti». «E' giunta l'ora - conclude il sindacato - di dare riscontro alle aspettative dei tanti poliziotti che, operando nelle regioni del Nord Italia, attendono da anni di essere trasferiti».

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