Martedì 23 Luglio 2019 | 12:11

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Franco Santoro

FOGGIA - Può mai il maltempo mandare fuori uso le gigantesche condotte del Consorzio di bonifica della Capitanata? Succede, nell’ultimo fine settimana è capitato ben tre volte. I cosiddetti «colpi d’ariete» hanno determinato un effetto devastante su tre delle principali adduzioni di una rete lunga ben seimila chilometri. La forza dell’acqua, ma anche la vetustà dei tubi, hanno spaccato tre adduttori dal diametro superiore al metro, possenti quanto si vuole e inevitabilmente usurati dal tempo. Parliamo di condotte in cemento armato precompresso di quarant’anni fa, progettate per sopportare una forza così irruente: come in tutte le forze di carico quando il peso è superiore alla capacità avviene il crac. In questo caso l’acqua ha preso forza quando gli agricoltori hanno chiuso i rubinetti dell’irrigazione, e l’hanno fatto quasi tutti simultaneamente, in vista della pioggia in arrivo. L’acqua nei tubi, non più controllata da aperture e chiusure regolari come avviene con i normali cicli di erogazione, è stata sballottata avanti e indietro producendo una forza d’urto eccezionale. Le condotte si sono così sbriciolate come fossero di biscotto, l’acqua si è dispersa in quantità notevoli, i disagi alla popolazione sia pur ridotti sono stati attenuati dal pronto intervento dei tecnici del Consorzio bravissimi a ripristinare la situazione nel giro di ventiquattro ore. Il colpo d’ariete è infatti dovuto a fattori esterni, al maltempo nella fattispecie, che quest’anno ha abituato gli agricoltori a improvvise precipitazioni intervallate da periodi di siccità.

Tra fine agosto e i primi di settembre (la prima rottura risale al 30), sulla nostra provincia si è abbattuto l’ennesimo nubifragio che ha causato l’immediata chiusura dei rubinetti per l’irrigazione. «Abbiamo così subito una forza d’urto senza precedenti - riferisce alla Gazzetta , Franco Santoro direttore generale del Consorzio - sono fenomeni quasi normali per noi, se però capitano in successione qualche problema lo determinano. Nel nostro caso per fortuna i disagi all’utenza sono stati minimi e nel giro una giornata nei primi due eventi, qualche ora per il terzo, l’erogazione è stata ripristinata». La prima rottura ha riguardato l’adduttore del distretto 12, in località Amendola (diametro 1260 millimetri) ed ha provocato una fuoriuscita di 2000 litri di acqua al secondo e conseguente caduta della pressione in tutto il distretto irriguo. Il secondo scoppio si è verificato all'adduttore del distretto 6/A (diametro 1120 millimetri), nei pressi di Rignano Garganico, alle ore 5 dell’1 settembre, in questo caso la rottura è stata più importante della prima e la notevole quantità di acqua in uscita (3000 litri al secondo) oltre a provocare l’abbattimento della pressione su tutto il distretto, ha causato notevoli criticità su tutta il resto della rete. Il terzo scoppio c’è stato all'adduttore Triolo/Foggia (diametro 1360 millimetri) in località Castiglione, nei pressi di Foggia, alle ore 7,30 del 3 settembre: in questo caso la tratta interessata è alimentata solo da by-pass, pertanto la fuoriuscita di acqua è stata modesta rispetto agli altri casi precedenti e le operazioni di interruzione della linea colpita dalla rottura, oltre che di messa in sicurezza della zona, sono state molto rapide tant’è che alle ore 9 circa l’emergenza era stata risolta con notevole riduzione dei possibili danni alle aree circostanti.

Le riparazioni con la sostituzione delle potenti condotte sono già avvenute, l’ultima risale a ieri sul distretto 6A sotto Rignano. «E comunque l’irrigazione ai nostri associati non è mai mancata - precisa Santoro - abbiamo un sistema di condotte ad anelli che ci permette di isolare le zone in cui si verifica la rottura, lasciando aperto il servizio». Ma come evitare il colpo d’ariete nelle condotte? «I tubi in acciaio che stiamo montando adesso sono in genere più resistenti a questi fenomeni - spiega l’ingegner Raffaele Fattibene del Consorzio - anche il rischio della corrosione è concreto e dobbiamo salvaguardare queste condotte con la protezione catodica. Le rotture comunque sono una diretta conseguenza della vetustà dei tubi, problema che l’aumento di pressione contribuisce a evidenziare».

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