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Le manifestazioni a Foggia

Strage dei braccianti, due cortei per dire «No al caporalato» 
In marcia anche Emiliano e Placido

Al termine dell'incontro un migrante dal palco:«Non è pacchia lavorare per pochi euro». I sindacati: «E' il momento di dire basta a morti ammazzati di lavoro»

Braccianti morti: la marcia

Foto Maizzi

FOGGIA - «Non è una pacchia lavorare tutto il giorno per una manciata di euro o pagare 5 euro per salire sui furgoni della morte». Sono le parole di un lavoratore migrante, urlate dal palco di piazza Cesare Battisti a Foggia, dove si è concluso il corteo contro lo sfruttamento nei campi organizzato da sindacati e associazioni dopo la morte di 16 braccianti in due incidenti stradali nei giorni scorsi. «È vero che la morte è una legge naturale fatale, ma si può rimandare questo appuntamento. Questo è mancato qui - ha detto Mohamed - Come mai siamo giunti a questo punto? Come siamo passati dall’accoglienza diffusa al degrado diffuso. Chiediamo solo diritti, non chiediamo l’impossibile. Vogliamo pari diritti per pari doveri». «Ognuno di voi pensi oggi alle famiglie di quelle 16 persone, che in Africa soffrono per i loro cari che avevano lasciato tutto per venire in Italia a lavorare e che qui prima sono stati trattati come animali e poi sono morti. Oggi - ha detto un altro lavoratore migrante - ognuno di voi parli alle proprie famiglie di tutto questo. Questi 16 morti ci parlano ogni minuto e ci dicono basta, basta, basta».

Sul palco si sono alternati gli interventi dei segretari territoriali di Cgil, Cisl, Uil, le cui delegazioni sono giunte da tutta Italia, e presidenti delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione. «Non sono incidenti, sono omicidi. Siamo stanchi - dicono ancora dal palco - di chi incita all’odio e addita chi come noi accusa, di buonismo».

LA SECONDA MANIFESTAZIONE - In più di duemila hanno sfilato a Foggia nella seconda manifestazione, dopo quella dell’Ugl e Usb di stamattina, che si tiene nel capoluogo dauno contro lo sfruttamento nei campi e per i diritti dei braccianti, dopo i due incidenti stradali dei giorni scorsi in cui hanno perso la vita 16 migranti, impiegati nei campi di pomodoro della provincia di Foggia. Il corteo, che è partito dalla stazione centrale di Foggia e raggiungerà piazza Cesare Battisti, è stato organizzato da Cgil, Cisl, Uil, con l’adesione di Arci, Libera e numerose altre associazioni. In marcia, accanto a sindacalisti e migranti, ci sono anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, l’europarlamentare pugliese Elena Gentile, il deputato Roberto Speranza e l’attore Michele Placido. «Un senso di sconfitta» è quello che si avverte quando accadono «queste tragedie immani», sottolineano i sindacalisti secondo i quali «questa manifestazione è il momento del cambiamento, per dire basta a morti ammazzati di lavoro»

LA MANIFESTAZIONE  - «Lo sciopero è servito. Abbiamo camminato tanto, ma abbiamo capito che quando scioperiamo, per un motivo o per un altro, tutti hanno interesse ad ascoltarci perché i robot non vanno a raccogliere i pomodori. Lo abbiamo fatto per i compagni morti ma anche perché non vogliamo più morire sul lavoro. Non vogliamo più morire sul lavoro». Lo ha detto il coordinatore dei lavoratori agricoli dell’Usb, Aboubakar Soumahoro, dopo l’incontro con il prefetto di Foggia che ha ricevuto una delegazione dei braccianti che hanno scioperato dopo i due incidenti stradali in cui sono morti 16 lavoratori stranieri nel Foggiano.

Soumahoro ha parlato di «risposte immediate» ricevute dal prefetto e dalla questura. Parlando ai numerosi migranti che hanno aderito allo sciopero, il sindacalista ha sottolineato che "i lavoratori non sono sprovveduti, e l’incapacità di parlare italiano non vuol dire incapacità di agire». Il dirigente Usb ha poi aggiunto che il prefetto si è impegnato a «convocare dopo ferragosto una conferenza sul lavoro» dove «noi porteremo le nostre proposte». E ha aggiunto che «lavoreremo in sinergia con la prefettura per garantire sia ai familiari dei compagni morti sia ai feriti ciò che spetta loro in termini di rendita e indennità».
Quanto al «rinnovo dei permessi di soggiorno» che «in tanti aspettano da mesi», ha aggiunto il sindacalista, «la questura ha dato la disponibilità a ricevere un elenco che l’Usb presenterà ogni due settimane per affrontare i casi di rinnovo». 

«Noi siamo per il superamento della ghettizzazione, però ogni percorso che porta alla individuazione di una sistemazione abitativa, non può essere lasciato nelle mani delle cooperative: non vogliamo essere assistiti, vogliamo essere protagonisti della nostra vita, e vogliamo gestire noi le strutture di accoglienza. Gestire noi come già stiamo facendo sui contratti, sulle giornate, sul piano sindacale», ha continuato il coordinatore dopo essere stato ricevuto dal prefetto di Foggia, Massimo Mariani, in occasione dello sciopero dei braccianti nel capoluogo dauno.

«Il prefetto - ha aggiunto il sindacalista - ha detto che condivide e che su questa proposta è d’accordo anche il ministro degli Interni», Matteo Salvini. «Io - ha concluso Soumahoro - ho detto che il ministro evidentemente si è reso conto che noi la pacchia non l’abbiamo mai conosciuta. Vuol dire che finalmente è sceso da Marte».

GLI SLOGAN DEL CORTEO - «Basta morti sul lavoro», «schiavi mai». Sono alcuni degli slogan che accompagnano l’avanzare della "marcia dei berretti rossi», partita questa mattina da San Severo e diretta a Foggia contro lo sfruttamento della manodopera in agricoltura. La manifestazione, organizzata dall’Usb, precede di qualche ora una seconda iniziativa che si terrà nel pomeriggio a Foggia, alla quale hanno aderito Cgil, Cisl e Uil e diverse associazioni, per ricordare i 16 braccianti morti negli ultimi giorni sulle strade del Foggiano in due analoghi incidenti stradali.

Alla marcia di questa mattina partecipano numerosi migranti che indossano gli stessi berretti rossi che usavano per proteggersi dal sole cocente «mentre raccoglievano i pomodori nei campi per la vergognosa paga di un euro al quintale», i loro quattro compagni di lavoro morti nell’incidente di sabato scorso sulla provinciale 105 mentre tornavano dai campi. La marcia è partita dall’ex ghetto di Rignano, nel comune di San Severo, e si concluderà davanti alla prefettura di Foggia.

ANCHE EMILIANO ALLA MARCIA - Anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano, partecipa alla marcia dei berretti rossi che è in corso a Foggia contro lo sfruttamento dei braccianti e la rivendicazione di diritti minimi in agricoltura. «Questa è una battaglia di tutto il Paese - ha detto Emiliano - e anche della Puglia». Perché, ha aggiunto, condizioni di sfruttamento si verificano in tutta Italia.
La marcia, cominciata in concomitanza con uno sciopero proclamato per tutta la giornata, è partita da San Severo, nella zona del ex ghetto di Rignano, ed è ora alla periferia di Foggia e si dirige verso il centro cittadino dove raggiungerà il palazzo della Prefettura.

SILENZIO PER MARCINELLE -  Il corteo dei berretti rossi contro lo sfruttamento dei braccianti è giunto davanti alla prefettura di Foggia dove centinaia di migranti, sostenuti anche dai cittadini e associazioni, si sono radunati in attesa che una loro delegazione venga ricevuta dal prefetto. All’arrivo è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare i 16 morti nei due incidenti stradali avvenuti negli ultimi giorni sulle strade foggiane e «per ricordare tutti i caduti sul lavoro».

«Osserviamo un minuto di silenzio per tutti braccianti, uomini e donne di qualsiasi settore lavorativo, che sono morti - ha detto Aboubakar Soumahoro, sindacalista italo-ivoriano che guida la manifestazione - e ricordiamo anche quei lavoratori che 62 anni fa morirono nelle miniere del Belgio». «Noi lottiamo per difendere questa memoria - ha aggiunto - a Marcinelle morirono operai costretti a scappare dall’Italia, come oggi muoiono senza sicurezza altri lavoratori schiavizzati». «Quelli di Marcinelle e quelli di oggi lottavano per la vita e per lavoro, per le loro famiglie, per il loro futuro e scappavano dal loro paese. Partiamo con la memoria nella terra di Di Vittorio, dove gli sfruttatori di ieri sono come gli sfruttatori di oggi». 

USB: «ADESIONE TOTALE ALLO SCIOPERO» - «È totale l’adesione dei lavoratori agricoli del Foggiano allo sciopero proclamato dall’Unione Sindacale di Base dopo le due stragi di braccianti che in 48 ore hanno mietuto 16 vittime. Nessuno è al lavoro nei campi intorno al ghetto di Rignano, nel comune di San Severo, cuore della protesta, da dove alle 8 si è mossa la marcia dei berretti rossi diretta alla prefettura di Foggia». Lo afferma l’Usb che ha organizzato la prima delle due manifestazioni previste per oggi contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura. La seconda, cui aderiscono Cgil, Cisl e UIl, si terrà nel tardo pomeriggio sempre a Foggia. Alla marcia ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
«Centinaia di lavoratori sono sfilati con gli stessi cappellini indossati dalle vittime, berretti distribuiti settimane fa da USB e Rete Iside per aiutare i braccianti a proteggersi dal solleone delle campagne e idealmente dallo sfruttamento e dalla mancanza di diritti». Le rivendicazioni sono le stesse già esposte da USB un mese fa al ministro del Lavoro, «che aveva accolto le richieste - sottolinea il sindacato - promettendo un tavolo interministeriale sul settore, che però non ha mai visto la luce. Usb torna perciò a chiedere sicurezza, diritti e dignità per tutti i lavoratori agricoli, indipendentemente dalla provenienza». L’Usb sottolinea l'importanza del convegno nazionale organizzato il 22 settembre da USB Lavoro Agricolo per illustrare la propria piattaforma per il settore, riferendo che il ministro delle Politiche Agricole, Gianmarco Centinaio, ha garantito la sua presenza.

BARBAGALLO (UIL): BISOGNA APPLICARE LEGGE CONTRO CAPORALATO - «Ciò che è accaduto in questi giorni in Capitanata è una tragedia umana e sociale che scuote le coscienze di tutti. Il cordoglio per quelle vittime innocenti non basta. Siamo chiamati, ognuno per la propria parte, ad assumere impegni e responsabilità più incisive e risolutive». Lo afferma in una nota Carmelo Barbagallo segretario generale Uil. «Sono anni che la Uil opera in quella realtà con determinazione e coraggio: basti pensare al compianto Potito Cornacchio un nostro dirigente che, proprio a causa della sua azione sindacale sul campo, subì gravissime e ripetute minacce. Questa battaglia può essere vinta solo con un presidio del territorio sinergico e concertato tra Istituzioni, imprese, Sindacati e associazioni. Bisogna applicare compiutamente la legge sul caporalato e incentivare le imprese a partecipare alla rete del lavoro agricolo. Soprattutto, sin da subito, occorre che lo Stato aumenti in modo significativo le azioni di controllo e contrasto all’illegalità. Il caporalato può essere sconfitto, le persone e il lavoro devono recuperare la loro dignità. Bisogna agire, adesso, insieme». 

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