Domenica 19 Aprile 2026 | 14:45

La fede del Papa in Africa contro quella di cartapesta della cultura Maga

La fede del Papa in Africa contro quella di cartapesta della cultura Maga

La fede del Papa in Africa contro quella di cartapesta della cultura Maga

 
dorella cianci

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dorella cianci

La fede del Papa in Africa contro quella di cartapesta della cultura Maga

Il viaggio apostolico ancora in corso, sta mostrando, con nettezza, la differenza fra la fede e il fanatismo. Leone sta insistendo sui grandi temi: la pace, il dialogo interreligioso, la lotta alla corruzione

Domenica 19 Aprile 2026, 12:55

C’è una fede che viaggia per il mondo, sperando di costruire dialogo (e ponti per il dialogo) e c’è la fede di cartapesta, come quella che si è mossa, in quest’ultima settimana, intorno alla cultura MAGA di Trump e del suo vice, Vance, presunto intenditore di teologia. La religiosità cristiano-cattolica di papa Leone XIV ha il respiro sobrio del Vangelo; la seconda ha la liturgia dell’ego e della forza.

In quest’ultimo viaggio apostolico, nelle tappe di Leone, fra l’Algeria, il Camerun e ora l’Angola, abbiamo imparato a conoscerlo meglio per le sue parole, per i suoi gesti, dando un vero e proprio esempio di fede, che è all’opposto di quel «credo» professato dall’universo intorno a Donald Trump: nella fede cristiana non c’è un «capobanda» dell’Occidente cristiano, non si benedice il riflesso condizionato dello scontro, non si agita il tema della fede come se fosse un bastone da esibire contro il nemico di giornata. La fede non serve a darsi ragione! Intorno a Trump, e all’America first di questi ultimi anni, purtroppo, si è addensata una religiosità che usa, coi proprio scopi distorti, il lessico cristiano, ma ne rovescia totalmente il senso. Al centro non ci sono i poveri, ma i vincenti; non ci sono le beatitudini, ma il successo e la rivalsa. Il mondo MAGA, che possiamo individuare anche attraverso siti decisamente controversi (si pensi a Lettersfrom Leo.com, dal sottotitolo the American Pope and US Politics), si propone una falsa devozione, dove ogni eccesso viene assolto e ogni contraddizione del capo viene reinterpretata come una «prova», fino a spingersi verso quelle assurde immagini create con l’intelligenza artificiale di sovrapposizione fra Cristo e il tycoon.

Il viaggio apostolico ancora in corso, invece, sta mostrando, con nettezza, la differenza fra la fede e il fanatismo. Leone sta insistendo sui grandi temi: la pace, il dialogo interreligioso, la lotta alla corruzione, che non è solo una patologia politica, nel continente africano, ma una malattia morale, che condanna i più fragili alla marginalità per il profitto di pochi. Il Papa ha anche insistito sul fatto che l’Africa non può continuare a essere letta come magazzino di risorse, come periferia da sfruttare e impoverire o come scacchiere per gli interessi geopolitici altrui. Proprio in Camerun, Prevost si è nuovamente soffermato sul tema della «rapina delle risorse» e sulle ferite lasciante dai conflitti, che mantengono il sapore di colonialismi vecchi e nuovi.

Queste tappe nelle Afriche, fra il nord magrebino fino all’area subsahariana, sono segnate dal vero lessico della fede: la dignità dei singoli popoli e il destino non predatorio dello sviluppo. Fra le immagini più forti di questo viaggio, ricordiamo certamente la frase «Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza», riferita al Mediterraneo e al Sahara, dove ha poi denunciato «qui c’è chi lucra sulla vita altrui».

Nello stesso quadro, si collocano anche le frasi rivolte indirettamente al mondo trumpiano: «non sono un politico, parlo di Vangelo»; «non voglio entrare in un dibattito, ma continuo a parlare contro la guerra».

Queste dichiarazioni ricordano al mondo intero che c’è una fede simulata, una falsa religiosità e un sacro «messo a reddito», ma – ben oltre la fede svuotata e riempita di rabbia, violenza e nazionalismo – c’è il vero discorso cristiano di misericordia, attenzione, aiuto concreto e spirituale. Devono rassegnarsi coloro che vorrebbero ridurre la «croce» a un brand per attirare voti: la falsa devozione viene, alla fine, scovata, perché nasce nella «sozzura» (per usare un termine del pontefice, citato in inglese). Leone, quel papa nato a Chicago, dicendo di non voler entrare in dialogo con Donald Trump ha tracciato una vera e propria frontiera culturale fra quell’America identitaria e la missione universale del Vangelo. Difficile da capire questo per il mondo MAGA, dove il cristianesimo viene spesso piegato a un codice di appartenenza, che vorrebbe escludere la coscienza inquieta e vorrebbe trattare Dio come un’altra sorta di alleato o di slogan di massa.

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