Udite! Udite! Siamo già in cima alla Torre di Babele ma anche oltre, ondeggiamo nella bolla – prevedibile – del dopo Torre di Babele. In un mondo che si ipnotizza alla tv e lascia che una minoranza comandi e guerreggi, in un mondo che malversa e distribuisce le risorse e la felicità, una associazione britannica di scrittori e scrittrici, illustratori e illustratrici, traduttori e traduttrici, ha lanciato un programma in difesa delle opere scritte da esseri umani. E rivolta com’è alla promozione dei diritti degli autori, la Society of Authors (SoA) si è impegnata a perseguire un fine principale, individuare le opere scritte con l’Intelligenza artificiale.
Agli autori bisognosi di tutela la SoA offre l’opportunità di scaricare un bollino – che reca la scritta Human Authored – da attaccare sulla quarta di copertina dei libri in maniera indelebile e visibile. Il rimedio non è nuovissimo, ricorda l’operazione similare che ha lanciato l’Authors Guild, la più antica organizzazione degli Stati Uniti per scrittori e scrittrici. Il bollino per il momento è distribuito gratuitamente per i soci della SoA, con il fine però di allargare la fruizione anche ai non soci.
Diciamo subito che sono condivisibili le ragioni che hanno indotto, come racconta il Guardian, la SoA all’intervento: mancano misure istituzionali che obblighino le aziende tecnologiche a etichettare, o comunque a segnalare, i risultati editoriali generati dall’IA, sicché i consumatori fanno fatica a distinguere l’essenza del prodotto: in primo luogo la qualità creativa, la distinzione tra libri scritti da esseri umani – e dal cervello – e opere generate invece dalle macchine IA.
Il problema, infatti, non è quello di saper individuare software che tentino di capire se un testo – articolo o libro – o una copertina o una immagine o un filmato sono frutto di un umano o di una IA. Esistono già e sono accessibili detectors più o meno affidabili che assistono e disambiguano in questa direzione.
I tentativi devono mirare a porre, primo, un freno alla elusione del diritto d’autore, ma anche, secondo, a stendere una cortina difensiva per gli autori che continuano e si affannano a scodellare pagine frutto della loro sola mente; così come per quei lettori non maliziosi e diffidenti che, più comodamente, pensano di potersi inoltrare nei paradisi delle letture inedite. Va difesa quella che è una proprietà e virtù inalienabile della persona e del suo ingegno.
La presenza facilitante e sorniona (o sinistra?) dei chatbot di intelligenza artificiale, da sempre corredo e ausilio, finirà per soppiantare quella risorsa umana che un tempo chiamavamo creatività? Fagocitando tutti gli staff creativi e gli utenti con opere senza autorizzazioni o compensi. Castigando quella facoltà precipua della mente umana, che è il pensiero. Ma tutto ciò condurrà anche a un declino del diritto d’autore e a una rarefazione della Letteratura?
«Dal boom delle piattaforme di intelligenza artificiale generativa, la SoA ha condotto una campagna per difendere gli interessi degli autori e delle autrici e salvaguardare i creatori dal furto su larga scala delle opere da parte delle aziende tecnologiche per addestrare i propri chatbot di intelligenza artificiale» ha dichiarato durante la London Book Fair Anna Ganley, amministratore delegato della SoA.
«Il nostro bollino Human Authored è un importante strumento per proteggere e promuovere la creatività umana».
















