È iniziato lo «shutdown» di Giorgia Meloni? Negli Usa, quando açcade, è una roba pesante: le attività amministrative «non essenziali» si devono fermare. E la gente comune comincia a fare scorte nei supermercati, prevedendo disastri economici da scenari di guerra. Poi non accadono, per fortuna: le Borse si rialzano e riprende la vita normale. Ma intanto.... il putiferio.
Ecco, se non siamo allo «shutdown» italiano, per il primo governo politico della storia della Repubblica degli ultimi 15 anni, di certo è finita la «luna di miele» col popolo. Ed è iniziata la discesa, la scivolata all'ingiù, quella dove il leader risalta ancora, amato e incontrastato, nei sondaggi sui consensi. Ma la squadra è già nel «Purgatorio» dei derelitti. Attenzione, dalle discese è difficile risalire. Mentre vai giù vedi i pezzi del castello rotolare: Lollobrigida che ferma i treni a richiesta per scendere, il ministro della Cultura (Sangiuliano) che si invaga della stagista campana, quello degli Interni (Piantedosi) che si fa la scappatella con la giornalista rampante, il sottosegretario all'Amministrazione penitenziaria che apre bisteccherie con gli affiliati romani dei clan. E il titolare della Giustizia che ti fa perdere il referendum con le sue «gaffe» proverbiali. Un traballero da luna park di provincia, dove balli e cadi su un tappeto o fai ridere all'autoscontro i tuoi amici. Nel frattempo, però, la gente ha smesso di ridere. E non tifa più per loro.
La banda del luna park che hai scelto per vincere la sfida al cazzottone del pungiball, infatti, gira all’impazzata e ne combina di ogni: sfascia tutto, provoca guai e ti fa pure intestare l’improbabile sfida sul ring del Referendum. Dalle marachelle al ko è un passo. E il problema è che l’uscita dal luna park è ancora lontana, almeno un anno. Un anno di intemperie internazionali, economia traballante e sodali europei che saltano all’improvviso dalle urne (la bruciante sconfitta dell’amico Orban in Ungheria...). Forse è per questo che al suo recente ritorno in Parlamento, la premier della Garbatella che alzava la voce, chiamava il popolo contro i burocrati dell'Ue e i capipartito della casta italiana, è apparsa più in difesa del solito. «Governare nella tempesta», come ha detto, non è facile neanche per lei, l’«underdog». Beirut sotto le bombe israeliane come 40 anni fa, lo stretto di Hormuz che non fa passare i carburanti, gli automobilisti italiani che smadonnano col benzinaio e la produzione industriale che precipita insieme ai redditi degli operai. Insomma, un anno di legislatura da passare in una specie di «tunnel degli orrori», dove la spesa mancata del Pnrr diventa restituzione all’Ue, la sanità collassa, gli stipendi non bastano, le bombe e i droni svolazzano sul mondo e ti frana sotto la sedia pure un pezzo di viabilità nel Paese, in Molise. Sai che divertimento finale a questo luna park...
Si dice: con lo zoppo impari a zoppicare. Ma finora gli “zoppi” di questo governo, incespicando tra una gaffe legislativa e un arrapamento da onnipotenza - a tratti ricordano i film di Lando Buzzanca degli anni 70 - non hanno convinto la premier, la leader di FdI nonché prima donna al governo, a mollare la «banda»: né rimpasti, né voto anticipato, né cambi in corsa. Resta tutto com’è, si va avanti con gli stessi, altrimenti gli italiani percepiscono che tutto frana. Ma è davvero la strada giusta quella di mettere sempre i «fedelissimi», gli «amici» di sempre della destra, la «banda» che gioca nel luna park, ai posti di comando?
Quelle nomine di peso appena fatte nei «gioielli» di Stato - gli Enti e le Società a controllo pubblico - e quelle che arriveranno a breve col cambio dei sottosegretari, nell’ultima salita da fare prima dell’uscita, devono ancora rispondere al marchio «fedeltà»? O sarebbe utile, almeno nell’ultimo ruzzolone da fare prima dell’uscita, affidarsi ai tanti vituperati «tecnici» invece di tenersi la famiglia della Garbatella? Perché, intanto, il Luna park del mondo impazzito continuerà a girare e al capo del governo italiano toccherà andare avanti con le corse tra gli sceicchi del petrolio e i pentiti che nella folla si affacciano per un selfie, le intemerate di Trump e il fango mediatico sulle figuracce dei ministri, fermi in un aeroporto di Dubai dove non dovevano esserci o improvvidi fan di poliziotti che sparano spacciatori non per difendersi, ma per dividere il malloppo. Mentre Virginia starà ancora da sola con la baby sitter e il presidente Usa, perdendo un’inutile guerra con l’Iran, piazzerà altri dazi. In pratica, un bordello internazionale e nazionale da gestire con la «banda» di sempre, gli amici fedelissimi (ma spesso incapaci).
Per fortuna, le gare fino alla fine non sono poi così impossibili. Gli avversari del centrosinistra stanno lì a girare sui seggiolini della ruota panoramica: chiacchierano di primarie, giocano a sfidarsi su chi deve fare il leader, brindano al popolo ritrovato dei referendum (che ai loro partiti non se li pensa proprio) e pasteggiano nei salotti televisivi di La7 con il caviale gentilmente offerto per dileggiare il governo che vorrebbero riprendersi. Sì, mentre il mondo crolla e l'Italia diventa un paese di 70enni squattrinati, loro stanno li, a lanciare le palline contro l'orsetto da colpire. Sarà dura arrivare all’uscita del Luna Park nel 2027. Non per i fedelissimi di destra premiati dal governo o per gli oppositori di sinistra che giocano di tatticismi interni per prendere il loro posto al prossimo giro. Sarà dura per tutti gli italiani.
















